L’ Inps fa retromarcia sui rimborsi. Cgil: “Ma il nodo tutele resta irrisolto”

L’istituto di previdenza aveva chiesto fino a 4 mila euro ai cococò di scuola e università. Nidil e Flc: «Il governo definisca ammortizzatori universali: bisogna coprire tutte le figure contrattuali»

Antonio Sciotto, il manifesto redazione • 5/10/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 629 Viste

L’ Inps fa retro­mar­cia sui rim­borsi chie­sti ai pre­cari. Come ave­vamo denun­ciato ieri sul mani­fe­sto, da ini­zio gen­naio l’istituto di pre­vi­denza aveva reca­pi­tato cen­ti­naia di let­tere ai cococò del pub­blico impiego, in par­ti­co­lare di scuola e uni­ver­sità, chie­dendo la resti­tu­zione delle inden­nità di disoc­cu­pa­zione per­ce­pite a par­tire dal 2009. La pro­te­sta della Cgil però ha sor­tito un primo effetto.

L’ Inps – fa sapere lo stesso isti­tuto – ha «deciso di sospen­dere tutte le note di adde­bito già inviate e di bloc­care i nuovi invii, in attesa di un rie­same com­ples­sivo della nor­ma­tiva, che sarà oggetto di un con­fronto con i mini­steri competenti».

La noti­zia è accolta con sod­di­sfa­zione da Nidil e Flc, le due cate­go­rie della Cgil che seguono i pre­cari e i lavo­ra­tori della cono­scenza, allar­mate per­ché i rim­borsi richie­sti ave­vano rag­giunto cifre deci­sa­mente inso­ste­ni­bili per chi come i cococò ha spesso impie­ghi sal­tuari o può essere facil­mente disoc­cu­pato: la media era di 4 mila euro.

#non­scher­ziamo, dicono con un hash­tag i due sin­da­cati, spie­gando che se è vero che que­sto caso in par­ti­co­lare sem­bra essersi risolto, resta però aperto un pro­blema enorme, quello degli ammor­tiz­za­tori da esten­dere a tutte le figure del lavoro: «Bene il con­ge­la­mento delle richie­ste, ma la fac­cenda è ben lungi dall’essere chiusa», affer­mano Nidil e Flc Cgil.

«La vicenda dell’indennità prima ero­gata e poi richie­sta indie­tro si inqua­dra infatti in una una pro­spet­tiva più ampia – dicono i sin­da­cati – Gli ammor­tiz­za­tori sociali vanno estesi a tutti, senza discri­mi­na­zioni tra una cate­go­ria e l’altra, soprat­tutto in pre­senza di con­tratti che garan­ti­scono scarse tutele per chi lavora, e che dovranno essere rivi­sti alla luce della neces­sa­ria ridu­zione delle tipo­lo­gie contrattuali».

«Ora la parola passa al governo», con­clu­dono alla Cgil. Il sin­da­cato preme per­ché l’esecutivo gui­dato da Mat­teo Renzi metta in campo una vera riforma degli ammor­tiz­za­tori sociali, real­mente uni­ver­sale ed inclusiva.

Le ipo­tesi sul tavolo sono diverse, ma pare con­fer­mata – sep­pure solo nelle pro­messe – l’intenzione di stan­ziare 1,5 miliardi di euro per il 2015, risorse desti­nate a coprire le figure fino a oggi senza tutele. Cifra rite­nuta molto bassa, anche nella stessa mag­gio­ranza: Cesare Damiano, del Pd, nota infatti che potrebbe assi­cu­rare «un’indennità di 700 euro al mese lordi per un anno a 178.571 per­sone», e quindi con­clude che «non basta».

Tra l’altro, nono­stante Renzi assi­curi che que­ste risorse sono «aggiun­tive» rispetto a quelle già stan­ziate, secondo molti invece si tratta per­lo­più di una par­tita di giro, il “rici­clo” dei soldi desti­nati alla cassa in deroga, desti­nata comun­que a spa­rire dal 2016 (lo pre­vede la riforma For­nero). Quindi, in que­sta ultima ipo­tesi, si potrebbe porre il pro­blema di dover repe­rire altre risorse, appunto per la cassa.

Secondo la riforma For­nero spa­ri­rebbe anche la mobi­lità, e soprav­vi­ve­reb­bero solo cig ordi­na­ria e straor­di­na­ria, e l’indennità di disoc­cu­pa­zione. Stru­menti che si sta cer­cando di capire se ver­ranno estesi a tutti o no.

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