Lotta all’evasione per 3,8 miliardi Nuovi sgravi a famiglie e partite Iva

La manovra di bilancio per il 2015 sale a 36 miliardi di euro, con 18 miliardi di tasse in meno, una riduzione della spesa pubblica di 15 miliardi

Lorenzo Salvia, Mario Sensini, Corriere della Sera redazione • 16/10/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 860 Viste

ROMA La manovra di bilancio per il 2015 sale a 36 miliardi di euro, con 18 miliardi di tasse in meno, una riduzione della spesa pubblica di 15 miliardi e una clausola di salvaguardia per l’eventuale correzione del deficit pubblico di 3,4 miliardi di euro, ovvero quello 0,25% del prodotto interno lordo che ci chiede la Ue, e che il governo proverà ad evitare fino all’ultimo. L’impostazione generale non cambia ed anzi, l’aumento della dimensione della manovra, ne accentua le caratteristiche espansive.
Sono confermati il bonus di 80 euro ai lavoratori dipendenti (9,5 miliardi), cui si aggiungono 500 milioni per le famiglie numerose, la possibilità di avere il Tfr maturando in busta paga (la garanzia statale alle banche costa 100 milioni), l’eliminazione della componente lavoro dall’Irap (5 miliardi), gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato (1,9 miliardi), la riforma degli ammortizzatori sociali (1,5), l’allentamento del Patto di Stabilità per i Comuni (un miliardo), ma nella manovra entra anche un nuovo regime di favore per le piccole partite Iva, con sgravi per 800 milioni.
Bonus per l’edilizia
Il bonus da 80 euro per i lavoratori dipendenti al di sotto dei 26 mila euro lordi l’anno viene confermato ma cambia forma: sarà una detrazione vera e propria e quindi uno sgravio fiscale e non una spesa come figura oggi in bilancio, con un conseguente alleggerimento della pressione fiscale. Non c’è il meccanismo del quoziente familiare che avrebbe alzato la soglia di reddito per le famiglie numerose e con un solo stipendio.
L’intervento sarebbe costato troppo, in compenso viene creato un fondo da 500 milioni di euro per le famiglie, che sarà utilizzato per un sostegno per i nuovi nati fino al terzo anno di età e l’esenzione del ticket per le famiglie con figli. Confermato anche il meccanismo dell’anticipo in busta paga del Tfr, il trattamento di fine rapporto. Su base volontaria, sarà possibile chiedere fino al 100% della somma maturata nel corso dell’anno. Prorogati di un anno i bonus fiscali del 65 e del 50% per gli adeguamenti energetici e sismici e per le ristrutturazioni edilizie. Sulla scuola viene confermato lo stanziamento di un miliardo di euro per l’assunzione degli insegnanti precari.
Premi per le assunzioni
La componente costo del lavoro diventa totalmente detraibile dall’Irap, l’imposta sulle attività produttive. Si tratta di un taglio da 6,5 miliardi di euro (anche se l’effetto sul bilancio sarà di 5 miliardi) che avvantaggerà soprattutto le grandi imprese, lasciando fuori quelle senza dipendenti, il 70% del totale. La novità vera riguarda le partite Iva: pagherà tasse a forfait chi guadagna meno di 15 mila euro lordi l’anno a prescindere dall’età. In sostanza viene esteso il cosiddetto regime dei minimi, con 800 milioni di euro a beneficio di 900 mila persone. Per azzerare i contributi alle aziende che assumeranno con il nuovo contratto a tutele crescenti, cioè a tempo indeterminato ma senza articolo 18, il governo mette sul piatto 1,9 miliardi di euro. Mentre un altro miliardo e mezzo viene stanziato per gli ammortizzatori sociali.
Le risorse deriveranno intanto da uno slittamento del deficit pubblico dal 2,2% del pil, cui sarebbe sceso naturalmente, al 2,9%, un’operazione che vale 11 miliardi di euro, ma soprattutto dai tagli di spesa, che secondo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, valgono 15 miliardi nel 2015. La maggior parte dei risparmi sarà a carico delle amministrazioni centrali dello Stato (6,1 miliardi), e realizzata attraverso la centralizzazione degli acquisti, mentre le Regioni contribuiranno con 4 miliardi (di cui una parte deriveranno dalla sanità), i Comuni con 1,2 miliardi e le province con 1 miliardo. Altri 3,8 miliardi saranno recuperati dall’evasione fiscale. Un miliardo scaturirà da una stretta sugli«split payments», cioè i versamenti Iva nell’ambito degli acquisti della pubblica amministrazione, quasi altrettanto dall’applicazione del reverse charge Iva ad alcuni servizi alle imprese, come pulizia, mensa e manutenzione.
No a taglio detrazioni
La stretta fiscale riguarderà anche le ristrutturazioni immobiliari, ma non a carico dei cittadini. Dovrebbe infatti aumentare la ritenuta d’acconto trattenuta dalle banche al momento del pagamento della fattura alle imprese (era al 10% poi fu ridotta al 4% e dovrebbe tornare all’8%). Altri 700 milioni arriveranno dal rafforzamento degli strumenti dell’Agenzia delle Entrate per spingere i contribuenti alla compliance prima della fase dell’accertamento: ci dovrebbe essere un’estensione del ravvedimento operoso e la possibilità di integrare più agevolmente le dichiarazioni. Sempre sul fronte delle maggiori entrate la manovra annovera altri 3,6 miliardi, che includono i 2,4 derivanti dall’aumento dell’aliquota sulle rendite finanziarie già decisa l’anno scorso e servita anche a coprire il bonus di 80 euro per quest’anno. Tra le nuove misure spunta un aggravio delle imposte per le fondazioni di origine bancaria per 450 milioni di euro, e un aumento del prelievo sui rendimenti dei fondi pensione per una cifra analoga, cui si aggiungono 300 milioni che derivano dall’aumento dell’aliquota sulla rivalutazione del Tfr. Con la manovra saranno coperti anche 6,9 miliardi di spese «a politiche invariate», tra queste, oltre alle missioni di pace e al 5 per mille, ci sono i 3 miliardi che dovevano arrivare dal taglio delle detrazioni e che saranno coperti in altro modo.
Lorenzo Salvia
Mario Sensini

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5 per mille

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