Miseria ladra, è un paese diseguale

In piazza. Oggi a Roma davanti al Parlamento nella giornata mondiale per l’eliminazione della povertà

Giuseppe De Marzo, il manifesto redazione • 17/10/2014 • Copertina, Povertà & Esclusione sociale, Terzo settore & Non profit, Welfare & Politiche sociali • 897 Viste

Oggi saremo tutto il giorno davanti al Par­la­mento per ricor­dare come il prin­ci­pale pro­blema del nostro paese sia l’impoverimento che col­pi­sce 16 milioni di ita­liani ed ita­liane. Lo fac­ciamo nella gior­nata mon­diale per l’eliminazione della povertà, isti­tuita nel 1993 dalle Nazioni Unite. Una gior­nata mon­diale che cade nel più com­pleto disin­te­resse delle nostre isti­tu­zioni nazio­nali. La povertà è oggi il prin­ci­pale pro­blema del nostro paese ed ogni anno è sem­pre peggio.

Secondo i dati del rap­porto Istat del 2013 sono più di 10 milioni le per­sone in povertà rela­tiva (nel 2012 erano 9,4) e addi­rit­tura 6 milioni in povertà asso­luta (nel 2012 erano 4,8). Per Euro­stat un ita­liano su tre è a rischio povertà. I minori indi­genti sono pas­sati da 723 mila a 1 milione e 434 mila. Anche la disper­sione sco­la­stica ha subito un impen­nata, arri­vando al 17,6% con­tro il 13,5% della media euro­pea. Gli home­less sono aumen­tati: se ne sti­mano circa 50 mila, soprat­tutto a nord-ovest (38,8%). Il 63% delle fami­glie ha ridotto la spesa ali­men­tare ed una fami­glia su quat­tro sof­fre di depri­va­zione mate­riale grave. Sul ver­sante occu­pa­zio­nale viviamo una crisi senza pre­ce­denti: oltre 3,2 milioni di disoc­cu­pati, 44% di disoc­cu­pa­zione tra i gio­vani con punte ben oltre il 60% al sud, più di 3 milioni di pre­cari. La com­mis­sione Ue sull’occupazione — Employ­ment and Social Deve­lo­p­ments in Europe Review – denun­cia come anche il 12% degli occu­pati non rie­sca più ad arri­vare a fine mese. Solo Roma­nia e Gre­cia hanno per­cen­tuali di wor­king poor più ele­vate delle nostre. In un paese così dise­guale, fra­gile e pre­ca­rio sono le mafie a trarre grandi bene­fici. Rici­clag­gio, usura e tratta di esseri umani garan­ti­scono pro­fitti gigan­te­schi, faci­li­tati da una con­di­zione dif­fusa di povertà mate­riale e cul­tu­rale. E i pro­fitti cri­mi­nali ven­gono mol­ti­pli­cati dalla cor­ru­zione e l’evasione fiscale. Per que­sto con­ti­nuiamo a ripe­tere che la giu­sti­zia sociale rap­pre­senta la pre­con­di­zione per scon­fig­gere le mafie.

Vale la pena ricor­dare che si diventa poveri sostan­zial­mente a causa della per­dita del lavoro e per la man­canza di poli­ti­che sociali. Se dal 2008 ad oggi la povertà è più che rad­dop­piata le respon­sa­bi­lità sono di chi ha scelto e con­sen­tito poli­ti­che che hanno ridotto il wel­fare e svi­lito il lavoro. Da que­sto non si sfugge. Il qua­dro nor­ma­tivo euro­peo com­plica ancora di più le cose. Le poli­ti­che di auste­rità ed i trat­tati di sta­bi­lità e gover­nance hanno ini­bito la spesa pub­blica e in par­ti­co­lar modo quella sociale, con­si­de­rata come un costo insop­por­ta­bile. Men­tre le ban­che hanno rice­vuto soste­gni per oltre 4 mila miliardi di euro, senza nem­meno essere costrette da uno strac­cio di riforma a limi­tare la cir­co­la­zione di titoli tos­sici e deri­vati, ven­gono negati i fondi per affron­tare la gra­vis­sima con­di­zione in cui versa il nostro con­ti­nente, impo­nendo ulte­riori tagli alla spesa sociale e bloc­cando gli inve­sti­menti pub­blici in nome del rigore e del pareg­gio di bilan­cio. Una situa­zione già oggi inso­ste­ni­bile: 126 milioni di poveri, 43 milioni di affa­mati e 27 milioni di disoc­cu­pati in Europa denun­ciano come la crisi sociale ed eco­no­mica non sia né sola­mente ita­liana, né pas­seg­gera. Non c’è nes­suna rela­zione scien­ti­fica tra l’aumento del debito pub­blico e la spesa pub­blica, come è stato mali­zio­sa­mente soste­nuto per creare il con­senso neces­sa­rio a far appa­rire il wel­fare come un lusso che non pos­siamo più per­met­terci. I dati, gli studi effet­tuati, la sto­ria euro­pea e la nostra Costi­tu­zione con­si­de­rano invece la spesa sociale e gli inve­sti­menti pub­blici non solo un dovere etico-istituzionale, aggan­ciato al sod­di­sfa­ci­mento di diritti fon­da­men­tali, bensì uno stru­mento per il rilan­cio dell’economia da uti­liz­zare mag­gior­mente in periodi di crisi. È per que­ste ragioni che è stata pro­mossa un anno fa dal Gruppo Abele e da Libera, insieme a più di 1000 realtà del sociale e del volon­ta­riato laico e cat­to­lico, la cam­pa­gna Miseria Ladra.

In mol­tis­sime pro­vince ita­liane por­tiamo avanti nei con­fronti degli enti locali pro­po­ste per soste­nere le vit­time della crisi, lavo­rando per otte­nere la sospen­sione ese­cu­tiva degli sfratti per moro­sità incol­pe­vole, la resi­denza per i senza fissa dimora, l’utilizzo del patri­mo­nio pub­blico dismesso e di quello con­fi­scato alle mafie per fini sociali e per gene­rare nuovo wel­fare. Ma vogliamo, pos­siamo e dob­biamo fare molto di più. Al governo chie­diamo di incre­men­tare il fondo sociale e quello per la non auto­suf­fi­cienza; di intro­durre il red­dito minimo per una vita digni­tosa per chi è povero e non trova lavoro; di ricon­si­de­rare i cri­teri di riscos­sione dei cre­diti da parte di Equi­ta­lia e del sistema ban­ca­rio; di inve­stire nella ricon­ver­sione eco­lo­gica delle atti­vità pro­dut­tive e della filiera ener­ge­tica, così da creare e garan­tire lavoro strut­tu­rale e di qua­lità, rispon­dendo allo stesso tempo alla sfida impo­sta dalla crisi eco­lo­gica. Alla Com­mis­sione Euro­pea ed al Pe, insieme ad altre reti inter­na­zio­nali che com­bat­tono la povertà, chie­diamo di fer­mare le poli­ti­che eco­no­mi­che di auste­rità; di soste­nere un piano euro­peo straor­di­na­rio per lo soste­ni­bi­lità e l’occupazione; di defi­nire in maniera vin­co­lante i Livelli Essen­ziali di Assi­stenza Euro­pei e delle Pre­sta­zioni; il riu­ti­lizzo sociale dei beni con­fi­scati come pre­vi­sto dalla Diret­tiva appro­vata nel feb­braio scorso, con l’estensione ai cor­rotti; l’istituzione di una banca dati euro­pea del patri­mo­nio pub­blico e pri­vato inu­ti­liz­zato; il diritto di voto ai migranti e la rati­fica della Con­ven­zione ONU sui diritti dei lavo­ra­tori migranti e delle loro famiglie.

Pro­prio l’intangibilità della dignità umana nella nostra Carta rap­pre­senta l’elemento di mag­gior inno­va­zione, intro­du­cendo un nuovo sta­tuto della per­sona ed un nuovo qua­dro di respon­sa­bi­lità e doveri costi­tu­zio­nali dai quali ori­gina l’idea di civiltà fon­data sui diritti.

*cam­pa­gna Mise­ria Ladra, Gruppo Abele/Libera

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