Il negoziato sul Ttip

Posta e risposta. Il viceministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda interviene sull’ultimo numero di Sbilanciamo l’Europa dedicato al Ttip

Carlo Calenda, Monica Di Sisto, il manifesto redazione • 21/10/2014 • Copertina, Globalizzazione,sviluppo, multinazionali • 689 Viste

 Ho letto l’articolo di Monica Di Sisto rela­tivo al ruolo del governo ita­liano nella nego­zia­zione dell’accordo di libero scam­bio con gli Usa. Ritengo che sia dovere del governo confron­tarsi con tutte le posi­zioni e dare rispo­ste, nel merito, a tutti gli inter­lo­cu­tori anche quando gli argo­menti uti­liz­zati rap­pre­sen­tano una let­tura chia­ra­mente par­ziale e non ogget­tiva. Il governo ha preso il nego­ziato sul Ttip molto seria­mente ed ha com­piuto i seguenti passi:

  1. abbiamo com­mis­sio­nato un’approfondita ana­lisi di impatto del Ttip per quan­ti­fi­care rischi e oppor­tu­nità per l’Italia.
  2. abbiamo por­tato avanti con forza, in tutte le sedi, e ben prima che ini­ziasse il seme­stre di pre­si­denza, una nostra pro­po­sta per la chiu­sura di un «inte­rim agree­ment» che lasciasse da parte i capi­toli del nego­ziato troppo con­tro­versi per­ché siano chiusi, pro­prio per­ché legati a dif­fe­renti sen­si­bi­lità cul­tu­rali e sociali. Abbiamo anche trat­teg­giato i con­te­nuti di que­sto pos­si­bile «inte­rim agree­ment» che potrebbe riguar­dare tariffe, con­ver­genza in 6 set­tori, ener­gia, «public pro­cu­re­ment» e rico­no­sci­mento, secondo il modello adot­tato nell’accordo Ceta rag­giunto con il Canada, per le nostre IIGG.
  3. sono sem­pre stato dispo­ni­bile a incon­trare e discu­tere con chi si oppone a que­sto nego­ziato (Di Sisto inclusa).
  4. abbiamo otte­nuto con grande fatica (per­ché occorre l’unanimità degli Stati mem­bri) la de-secretazione delle diret­tive nego­ziali e l’impegno alla pub­bli­ca­zione di un rias­sunto di cia­scun round nego­ziale. Appare un po’ para­dos­sale il fatto che chi fino a ieri chie­deva giu­sta­mente più tra­spa­renza sul Ttip sostenga oggi che il man­dato era già apparso su alcuni siti e dun­que era inu­tile pub­bli­carlo. Non dovrebbe, infatti, sfug­gire che la pub­bli­ca­zione con­sente: a) un’ampia dif­fu­sione; b) una discus­sione aperta sui con­te­nuti del nego­ziato fra isti­tu­zioni e cit­ta­dini. Ho il sospetto che la pub­bli­ca­zione disturbi molto chi in que­sti mesi ha cer­cato di dif­fon­dere paure irra­zio­nali sul Ttip per rica­vare visi­bi­lità. Da una let­tura attenta delman­dato emerge chia­ra­mente come esso escluda qual­siasi discus­sione su: ser­vizi pub­blici, inter­fe­renza su poli­ti­che pub­bli­che, cam­bia­mento nell’approccio fino ad oggi seguito sugli Ogm, cul­tura. Dal man­dato risulta inol­tre chiaro come obiet­tivo del nego­ziato sia un gene­rale aumento degli stan­dard sociali e ambien­tali. Nell’evento pub­blico di mar­tedì ho pun­tual­mente elen­cato le pagine che si rife­ri­scono a que­sti contenuti.
  5. Ho tro­vato fran­ca­mente offen­sivo il fatto che la De Sisto abbia ridotto il mio inter­vento di mar­tedì a una bat­tuta ini­ziale, peral­tro in favore del rico­no­sci­mento delle nostre indi­ca­zioni geo­gra­fi­che. Nel mio discorso ho cer­cato di inqua­drare il Ttip nel con­te­sto della glo­ba­liz­za­zione, pog­giando il più pos­si­bile le mie argo­men­ta­zioni su cifre e fatti e cer­cando di fare luce anche sugli «angoli bui» di un pro­cesso che man­tiene però a mio avviso una com­ples­siva spinta positiva.

La tra­spa­renza, tanto invo­cata dagli oppo­si­tori del Ttip, non è una strada a senso unico, e distor­cere o peg­gio ridi­co­liz­zare le argo­men­ta­zioni di chi ha opi­nioni diverse dalle pro­prie, equi­vale a inqui­nare volu­ta­mente un dibat­tito che, almeno a parole, tutti vor­reb­bero franco, aperto e ogget­tivo. Cor­diali saluti

Carlo Calenda, vice­mi­ni­stro per lo Svi­luppo Economico

LA REPLICA DI MONICA DI SISTO

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Gen­tile vice mini­stro, Sulla mia iro­nia, lo stesso pre­mier Renzi, inter­ve­nendo dopo di lei al semi­na­rio in que­stione l’aveva avver­tita: la gente quando sente i poli­tici par­lare di man­giare la prende male. È così: troppo seri i pos­si­bili impatti del Ttip sulla nostra agri­col­tura, tra le poche riserve di Pil nazio­nale, per poterlo affi­dare al suc­cesso di una cena sociale. La Com­mis­sione Ue, in una recente ricerca sul Ttip, stima che le espor­ta­zioni agroa­li­men­tari degli Usa verso l’Europa col Ttip aumen­te­reb­bero circa del dop­pio rispetto a quelle euro­pee verso gli Sta­tes, e che l’Italia regi­stre­rebbe entro il 2025 una dimi­nu­zione di valore aggiunto nel set­tore agri­colo (-0,4), con punte da –3,9% nelle fibre, –2,4% nei cereali e –2,2% in frutta e vege­tali. Nel merito:

  1. allo stu­dio com­mis­sio­nato dal governo – e ai magri ricavi pre­vi­sti anche nel caso di uno sce­na­rio di mas­sima libe­ra­liz­za­zione — ci siamo già dedi­cati in un ana­logo spe­ciale ospi­tato dal mani­fe­sto (24 gen­naio 2014). Tor­narci su mi sem­brava infierire.
  2. tra­la­sciare il fatto che gli Usa abbiano sem­pre sec­ca­mente rifiu­tato la pos­si­bi­lità di ipo­tiz­zare un accordo «alleg­ge­rito», sem­bra voler rita­gliare a tutti i costi per l’Italia un ruolo deci­sivo nella trat­ta­tiva che non sem­bra abbiamo mai giocato.
  3. Lei si era impe­gnato a ricon­vo­care rego­lar­mente il Tavolo di dia­logo del suo dica­stero con la società civile (imprese com­prese) sui nego­ziati com­mer­ciali e siamo in ritardo di ben tre mesi dalla sca­denza da lei annun­ciata, nono­stante la pre­si­denza ita­liana dell’Ue ne avrebbe reso più rile­vante la calendarizzazione.
  4. Sulla pub­bli­ca­zione del Man­dato, è la stampa spe­cia­liz­zata, come l’autorevole «Inside trade», ad averla liqui­data in poche righe come di pub­blico domi­nio, e non espri­mendo di fatto che sem­plici orien­ta­menti. Prova ne è il fatto che nei veri testi nego­ziali — pub­bli­cati suc­ces­si­va­mente anche dalla Cam­pa­gna Stop Ttip Ita­lia, cui ade­ri­scono oltre 100 asso­cia­zioni, sin­da­cati, reti agri­cole e di con­su­ma­tori – si capi­sce, ad esem­pio, che l’armonizzazione delle misure di sicu­rezza ali­men­tare tra Usa e Ue por­te­rebbe, in realtà, ad un abbat­ti­mento dei livelli attuali di con­trolli Ue (ana­lisi fatta dall’Istituto Usa Iatp); che i ser­vizi pub­blici sono sul tavolo (ana­lisi del sin­da­cato euro­peo di set­tore Epsu), e che molte mate­rie con­tro­verse – dagli Ogm ai con­tratti di lavoro, dall’ambiente alla sicu­rezza dei pro­dotti, alla chi­mica tos­sica, veri oggetti del trat­tato anche secondo l’intervento del pre­si­dente di Con­fin­du­stria Squinzi — non ver­reb­bero affron­tate o escluse dai nego­ziati in corso, a cose fatte, in via tec­nica, non demo­cra­tica, più discreta, dal Mec­ca­ni­smo di Coo­pe­ra­zione rego­la­to­ria tra Usa e Ue che verrà creato dal Ttip, fuori dal rag­gio d’azione del mandato.

Gen­tile Vice­mi­ni­stro, con­si­deri con cura gli impatti nega­tivi del Ttip su un Paese già tanto in crisi come il nostro: l’ultima ricerca dispo­ni­bile, pub­bli­cata appena ieri dall’autorevole Tufts Uni­ver­sity, variando il modo di cal­co­lare costi e ricavi pre­vede con il Ttip una per­dita 600.000 posti di lavoro, e un calo di red­dito pro­ca­pite tra i 165 e gli oltre 5mila euro in tutta Europa: non dovremmo pre­oc­cu­parci di que­sto? Cordialmente.

Monica Di Sisto, Fairwatch/Campagna Stop TTIP Italia 

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