Operai Isochimica, malati e dimenticati chiedono giustizia

Per il secondo anno con­se­cu­tivo i lavo­ra­tori dell’ Isochimica di Avel­lino chie­dono al Par­la­mento «un atto di giu­sti­zia». Lo chie­dono per loro e per i 15 loro col­le­ghi già morti di tumore ai pol­moni cau­sato dall’amianto

Massimo Franchi, il manifesto redazione • 22/10/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Salute & Sicurezza sul lavoro • 632 Viste

Per il secondo anno con­se­cu­tivo i lavo­ra­tori dell’ Isochimica di Avel­lino chie­dono al Par­la­mento «un atto di giu­sti­zia». Lo chie­dono per loro e per i 15 loro col­le­ghi già morti di tumore ai pol­moni cau­sato dall’amianto che respi­ra­vano men­tre ripu­li­vano dall’amianto le car­rozze delle Fer­ro­vie dello Stato pren­den­dolo anche a mani nude.

Lo hanno fatto salendo a Roma in un cen­ti­naio e pro­te­stando davanti a Mon­te­ci­to­rio. Ripro­pon­gono l’emendamento che l’anno scorso fu prima appro­vato nella ses­sione di bilan­cio e poi riti­rato a causa della «fidu­cia» messa dall’allora governo Letta sulla legge di Sta­bi­lità. E con il ter­rore che un’altra fidu­cia — mate­ria in cui il governo Renzi eccelle – li fre­ghi nuo­va­mente. Chie­dono di poter andare in pen­sione per­ché «nes­suno assume un lavo­ra­tore con le plac­che pleu­ri­che e nes­sun dot­tore rila­scia un cer­ti­fi­cato di sana e robu­sta costi­tu­zione ad una per­sona in que­sta situa­zione». Fanno parte di due comi­tati, quello di Avel­lino e quello di Salerno che ha riu­nito circa 230 dei 330 lavo­ra­tori della fab­brica chiusa ad ini­zio anni novanta, fal­lita sotto il peso dei debiti. Un peso che fino ad oggi ha reso impos­si­bile boni­fi­care lo sta­bi­li­mento in mezzo a Borgo Fer­ro­via, zona ad alta den­sità abi­ta­tiva del capo­luogo irpino.
«La situa­zione di que­sti lavo­ra­tori è dispe­rata – spiega Anselmo Botte, segre­ta­rio della Cgil di Salerno — . Sono tutti a rischio, il 15esimo di loro è morto due mesi fa e l’Inail gli aveva rico­no­sciuto solo il 6% di inva­li­dità, una vera mise­ria. Hanno ini­ziato tutti a lavo­rare gio­va­nis­simi e quindi sono ancora lon­tani dell’età pen­sio­na­bile: l’età media è di 55 anni. Non pos­sono aspet­tare dieci anni come impone la riforma For­nero. Ed essendo tutti malati o almeno con sin­tomi come le plac­che pleu­ri­che, nes­suno di loro rie­sce a tro­vare un altro lavoro». Per que­sto sono tor­nati alla carica con l’emendamento che chiede «bene­fici pre­vi­den­ziali» per i lavo­ra­tori rima­sti in vita. Hanno fatto anche i conti e il costo per lo Stato sarebbe ridi­colo nella sua pochezza rispetto ai 36 miliardi di mano­vra: «Baste­rebbe molto meno di un milione di euro», spiega Botte.

Ieri mat­tina hanno tro­vato ascolto dai depu­tati di Sel e Pd. Sono stati accolti dal capo­gruppo di Sel Arturo Scotto e poi hanno par­lato Guglielmo Epi­fani, pre­si­dente della com­mis­sione Atti­vità pro­dut­tive, e Cesare Damiano, pre­si­dente della com­mis­sione Lavoro. «Ci hanno pro­messo di pre­sen­tare l’emendamento facendo pic­coli ritoc­chi per ren­derlo più com­pa­ti­bile dal punto di vista finan­zia­rio. In più gli abbiamo chie­sto di sbloc­care il Piano nazio­nale amianto che è fermo in Par­la­mento da qual­che anno», spiega Botte. Per la boni­fica dell’ Isochimca in realtà qual­che buona noti­zia è arri­vata pro­prio qual­che giorno fa. E’ dispo­ni­bile il finan­zia­mento gover­na­tivo da 1,4 milioni che verrà gestito dalla Regione Cam­pa­nia. Dovrebbe per­met­tere di riav­viare i lavori e met­tere final­mente in sicu­rezza una zona dove «ci sono ancora tubi di amianto-cemento all’aria aperta». Numeri da far rab­bri­vi­dire al pari dello sca­rica barile tra pub­blico e pri­vato sulla boni­fica che ha por­tato all’inchiesta della Pro­cura. Dal giu­gno 2013 l’area è sotto seque­stro con 24 inda­gati fra cui il tito­lare di Iso­chi­mica, il mana­ge­ment dell’azienda, fun­zio­nari comu­nali, Asl e Arpac, e la vec­chia giunta comu­nale del 2005, gui­data da Giu­seppe Galasso, accu­sata di aver deli­be­rato la sospen­sione della pro­ce­dura di boni­fica affi­dan­dola alla cura­tela fal­li­men­tare di Iso­chi­mica senza otte­nere da loro una reale assi­cu­ra­zione sull’intervento.

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