Riconoscere il Pkk, liberare Ocalan

Ci sono, nel par­la­mento euro­peo e nel par­la­mento ita­liano par­la­men­tari di sini­stra in grado di porre almeno un obiet­tivo chiaro: l’Europa deve togliere dalla lista del ter­ro­ri­smo inter­na­zio­nale il

Emilio Molinari, il manifesto redazione • 18/10/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 1228 Viste

Guardo, que­sta guerra infi­nita, par­te­cipo ai dibat­titi e, come tanti, mi sento impotente.
La crisi eco­no­mica per­ma­nente, il lavoro che man­cherà sem­pre, i bilanci che saranno sem­pre in rosso e il debito che non dimi­nuirà mai, mono­po­liz­zano tutta l’attenzione e oscu­rano tutto, anche la nostra capa­cità di guar­dare e pen­sare al mondo. La poli­tica è in mano a dema­go­ghi ripie­gati su mise­ra­bili oriz­zonti nazionali.

E poi, la let­tura della guerra all’Isis (Stato islamico) è molto com­pli­cata e anche i nostri giu­dizi di paci­fi­sti e di sini­stra si com­pli­cano.
Sap­piamo che il Calif­fato va fer­mato e siamo con­tro i bom­bar­da­menti degli Stati uniti.

Discu­tiamo se siamo di fronte ad un dise­gno dell’imperialismo ame­ri­cano che muove tutte le sue pedine su di una scac­chiera oppure se dare o no le armi ai kurdi. Ma siamo fermi.
Lo sap­piamo, la fol­lia del Calif­fato Isla­mico l’abbiamo costruita noi occi­den­tali, con le guerre Ame­ri­cane e con l’ignavia euro­pea. Ma non è la pedina di un com­plotto Usa, è un pezzo delle tante fol­lie che attra­ver­sano il mondo. Viene evo­cato all’infinito, fa sen­tire noi civili e loro bar­bari. Ci fa vivere nel peri­colo incom­bente e vedere in ogni arabo, mus­sul­mano o immi­grato che sbarca a Lam­pe­dusa, una minac­cia.
Anche la Tur­chia è un «folle demone in libertà» da fer­mare. Gioca le sue carte ege­mo­ni­che sull’area e crea le basi per altri con­flitti e altri orrori.

È mem­bro della Nato e del Con­si­glio euro­peo, ma con l’Arabia Sau­dita e il Qatar ha armato le mili­zie isla­mi­che dell’Isis, schiera l’esercito al con­fine con la Siria, non muove un dito con­tro l’Isis ma bom­barda i pesh­merga del Pkk (il Par­tito dei lavo­ra­tori del Kur­di­stan, turco). Aspetta e con­corre al mas­sa­cro kurdo, con l’intento di inde­bo­lirli e poi entrare e deter­mi­nare gli assetti medio orien­tali.
Per decenni l’Europa è stata a guar­dare in silen­zio il cre­scere del fasci­smo e del mili­ta­ri­smo turco e l’ha armato. 30mila kurdi uccisi, 5000 vil­laggi bru­ciati, decine di migliaia incar­ce­rati, il Pkk messo fuo­ri­legge e messo per l’Europa nella lista del ter­ro­ri­smo inter­na­zio­nale assieme ai Tale­bani e all’ISIS stesso mentr con­se­gna il suo capo al car­cere tuco.

Ora i kurdi, l’unico popolo in Medio Oriente, con una cul­tura laica e che pro­muove i diritti della donna, sono soli. Soli a com­bat­tere con­tro lo Stato Isla­mico, soli a difen­dere i valori della «civiltà» occi­den­tale.
Ma in que­sto momento non c’è caso­lare euro­peo o ame­ri­cano che non speri che resi­stano.
Ci chie­diamo che fare?
Siamo orfani delle grandi mani­fe­sta­zioni con­tro la guerra senza se e senza ma e senza un sog­getto poli­tico di sini­stra, uni­ta­rio ed euro­peo.
Ma penso che qual­cosa la pos­siamo fare.

Ci sono, nel par­la­mento euro­peo e nel par­la­mento ita­liano par­la­men­tari di sini­stra in grado di porre con forza e tro­vare nume­rosi con­sensi, almeno un obbiet­tivo chiaro: l’Europa deve togliere dalla lista del ter­ro­ri­smo inter­na­zio­nale il PKK
Pos­siamo chie­dere loro di for­mare dele­ga­zioni e andare a Djar­ba­kir a incon­trare i diri­genti kurdi. Pos­siamo chie­dere loro di for­zare l’iniziativa e por­tarli al par­la­mento euro­peo e in quello ita­liano.
Pos­siamo mobi­li­tarci nei ter­ri­tori e nei con­si­gli comu­nali per que­sto.
Sarà pic­cola cosa, ma ne vale la pena e poi noi ita­liani abbiamo un torto da ripa­rare. Far libe­rare Oca­lan.

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5 per mille

One Response to Riconoscere il Pkk, liberare Ocalan

  1. Gianni Sartori ha detto:

    segnalo:

    CSA Arcadia 16 ottobre 2014

    (“I Curdi, da Ocalan ai peshmerga”)

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