Sciopero della logistica: «In Italia il facchino paura non ne ha»

Capitale vs Lavoro. Una storia dell’ottocento, due secoli dopo: quella di chi si ribella a condizioni di lavoro massacrante e si organizza. Lo sciopero di Si Cobas, Adl Cobas e Cobas lavoro privato ha bloccato molti centri di smistamento nel centro-Nord. Il racconto di un ciclo di lotte lungo 6 anni. Ieri è stato il giorno anche del «social strike» dei movimenti per la casa, studenti, precari contro la riforma della scuola e il JobsAct

Roberto Ciccarelli, il manifesto redazione • 17/10/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 1843 Viste

Lo scio­pero gene­rale della logistica con­vo­cato ieri in tutto il paese dai sin­da­cati di base Si Cobas, Adl Cobas e Cobas lavoro pri­vato è riu­scito. Da Torino a Roma e Bolo­gna, in Veneto o in Friuli, le mobi­li­ta­zioni dei fac­chini in mag­gio­ranza immi­grati sono ini­ziate verso le 4 del mat­tino. Alle cin­que i camion in entrata e in uscita dall’Ikea sono stati bloc­cati, un’azione in soli­da­rietà con gli 11 lavo­ra­tori licen­ziati. Alle sei l’accesso ai magaz­zini di Sda, Gls e Tnt e al polo della logi­stica di Bre­scia sud era stato bloc­cato. L’Interporto di Bolo­gna è rima­sto fermo per sette ore men­tre i lavo­ra­tori hanno for­mato punti infor­ma­tivi per comu­ni­care le ragioni dello scio­pero. Nel mila­nese è stata bloc­cata la Ceva ad Albai­rate, la Dhl a Set­tala, la Dielle a Cascina dei Pecchi.

Sin dalle prime luci dell’alba, è stato bloc­cato l’hub del quar­tiere tibur­tino a Roma, vicino alla fer­mata della metro B Ponte Mam­molo. Lo scio­pero all’Sda ha riscosso il 100% delle ade­sioni. I fac­chini hanno orga­niz­zato un cor­teo in una zona a grande con­cen­tra­zione di sta­bi­li­menti e smi­sta­mento logi­stico. In Veneto e in Friuli sono stati bloc­cati i depo­siti di Tnt e Dhl a Padova, i magaz­zini Bar­to­lini a Tre­viso e a Pal­ma­nova, quelli Artoni a Cesena. Dall’altra parte dello sti­vale, a Teve­rola, fra Caserta e Napoli, il blocco dei can­celli è con­ti­nuato fino all’ora di pranzo. A Bagnoli, pre­cari, stu­denti e lavo­ra­tori hanno occu­pato alcuni edi­fici della Città della Scienza.

Un ciclo di lotte
Quello dei fac­chini è un ciclo di lotte che dura da almeno sei anni?.La sua cre­scita è stata accom­pa­gnata dal for­tu­nato slo­gan «Il fac­chino paura non ne ha». Meno coin­volti sono i cor­rieri e le altre figure pro­fes­sio­nali che lavo­rano nella logi­stica, set­tore fon­da­men­tale nel tra­sporto merci in un capi­ta­li­smo sem­pre più glo­ba­liz­zato. «Si lavora in magaz­zini in cui vige un incre­di­bile sfrut­ta­mento retto da un sistema di “subap­palto” tra­mite coo­pe­ra­tive, vero e pro­prio “capo­ra­lato” — si legge sul sito Cla­sh­ci­ty­wor­kers dove si pos­sono tro­vare inchie­ste su que­ste lotte— Le coo­pe­ra­tive, gra­zie alla coper­tura delle mul­ti­na­zio­nali com­mit­tenti, ricor­rono spesso al lavoro a chia­mata ed arri­vano a volte al vero e pro­prio furto di ore di lavoro».

Lo scio­pero di ieri ha mani­fe­stato anche una dimen­sione sociale intrec­cian­dosi con i cor­tei, i pre­sidi e le occu­pa­zioni dei col­let­tivi stu­den­te­schi, dei movi­menti della casa e dei cen­tri sociali che hanno mani­fe­stato con­tro la legge delega sul «Jobs Act» nell’ambito di uno «scio­pero sociale e metro­po­li­tano». Alle dieci del mat­tino, i col­let­tivi hanno rea­liz­zato bloc­chi alle entrate dell’università di Bolo­gna e hanno pra­ti­cato azioni di auto-riduzione alla mensa uni­ver­si­ta­ria. A Pisa gli scio­pe­ranti hanno par­te­ci­pato ad un cor­teo che ha attra­ver­sato la città. A Firenze gli stu­denti medi hanno mani­fe­stato nuo­va­mente con­tro la riforma della scuola. Cor­tei anche a Palermo, dov’è stato con­te­stato il Pd cit­ta­dino. A Napoli è stata occu­pata la sede regio­nale del par­tito del premier.

Dramma a Torino

A Torino, davanti ai can­celli del Caat, il grande cen­tro di smi­sta­mento dell’ortofrutta della pro­vin­cia, la ten­sione ha pro­vo­cato la morte per infarto di un com­mer­ciante di 49 anni di Givo­letto. Il tra­gico evento sem­bra essere dovuto ad un alterco con alcuni mani­fe­stanti che bloc­ca­vano una rotonda ad un chi­lo­me­tro dal pre­si­dio che bloc­cava i can­celli. Il Si Cobas e il Net­work anta­go­ni­sta tori­nese hanno comu­ni­cato la loro soli­da­rietà alla fami­glia del com­mer­ciante e respin­gono la rico­stru­zione gior­na­li­stica che adde­bita la sua morte alle ten­sioni tra mani­fe­stanti e forze di polizia.

«Le forze dell’ordine ci hanno con­ti­nua­mente accer­chiato, spinto e un po’ anche menato – sostiene sostiene Fran­ce­sco La Tor­raca (Si Cobas) — La ten­sione è scop­piata quando è uscito un camion ad alta velo­cità nono­stante lo scio­pero. Ma gli anta­go­ni­sti erano die­tro e sta­vano tran­quilli, i pro­ta­go­ni­sti della mani­fe­sta­zione sono stati i lavo­ra­tori. Non ci fos­sero stati gli anta­go­ni­sti sarebbe suc­cessa la stessa cosa se non peg­gio». «Al cen­tro del Caat non c’è nean­che un pre­si­dio sani­ta­rio — con­ti­nua La Tor­raca — Non capiamo per­chè, nono­stante la mani­fe­sta­zione in corso e le forze dell’ordine in assetto mili­tare, non ci fosse nep­pure un’ambulanza. Quella che ha soc­corso il povero ambu­lante è arri­vata dopo 45 minuti…». Il ritardo è stato negato dal 118, secondo cui l’ambulanza è giunta sul posto un quarto d’ora dopo la chia­mata, «di cui tra l’altro — fa sapere l’ufficio stampa — nove minuti di tra­gitto». Tor­raca è stato ascol­tato a lungo, in qua­lità di testi­mone in que­stura a Torino.

«La tra­ge­dia acca­duta sta­notte è il por­tato di una situa­zione non più tol­le­ra­bile di sfrut­ta­mento e impo­ve­ri­mento sociale – aggiun­gono gli anta­go­ni­sti tori­nesi — che sfo­cia in una guerra tra poveri dagli esiti disa­strosi. Per­ché si è deciso di affron­tare quello che si annun­ciava come un pic­chetto di lavo­ra­tori con moda­lità pro­prie di uno stato di poli­zia? E per­ché la Que­stura, nel mobi­li­tare numeri di que­sta por­tata (eser­ci­zio di forza para­go­na­bile a una mani­fe­sta­zione di diverse migliaia di per­sone), non si dota di almeno due ambu­lanze per i casi di emer­genza?». Nella serata di ieri sono stati rila­sciati quat­tro atti­vi­sti fer­mati durante il picchetto.

Le moti­va­zioni dello sciopero

Lo scio­pero gene­rale della logi­stica è stato con­vo­cato da un’assemblea nazio­nale dei lavo­ra­tori orga­niz­zata dai sin­da­cati di base il 21 set­tem­bre scorso. La piat­ta­forma dello scio­pero di ieri era con­tra­ria all’accordo rag­giunto dalla Fede­ra­zione Ita­liana Tra­spor­ta­tori (Fedit), l’organizzazione che rag­gruppa i mag­giori cor­rieri del paese, e i sin­da­cati con­fe­de­rali Cgil-Cisl e Uil. L’accordo è stato il frutto di una lunga trat­ta­tiva, ma anche il pro­dotto delle dure lotte dei fac­chini e dei sin­da­cati di base. Nella pre­messa si legge che le parti «con­di­vi­dono la neces­sità di inter­ve­nire nel set­tore degli appalti dei magaz­zini e delle ribalte per con­tra­stare la dege­ne­ra­zione del pro­cesso pro­dut­tivo». Si parla di un set­tore dove «si regi­stra un cre­scendo di con­flit­tua­lità fuori con­trollo». Accuse respinte dai sin­da­cati di base che riven­di­cano i loro accordi con le con­tro­parti rag­giunti in con­di­zioni ogget­ti­va­mente difficili.

L’accordo siglato il 13 feb­braio (leggi qui) potrebbe essere il sin­tomo di un avan­za­mento. Anche i sin­da­cati e la parte dato­riale con­ven­gono ormai sulla neces­sità di supe­rare la figura del socio lavo­ra­tore, uno dei punti dello scio­pero di ieri, tra­sfor­man­dolo in dipen­dente. I Cobas chie­dono, tra l’altro, garan­zie occu­pa­zio­nali nei cambi di appalto, l’integrazione piena per malat­tia e infor­tu­nio, l’applicazione degli ammor­tiz­za­tori ordi­nari nella logistica.

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