Lo stop di Confindustria sul Tfr

Di Tfr (trattamento di fine rapporto) in busta paga Confindustria non ne vuole proprio sentir parlare. La liquidità delle piccole e medie imprese non si tocca

Mariolina Iossa, Corriere della Sera redazione • 5/10/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 585 Viste

ROMA Di Tfr (trattamento di fine rapporto) in busta paga Confindustria non ne vuole proprio sentir parlare. La liquidità delle piccole e medie imprese non si tocca. Ieri, al Forum delle Pmi a Napoli, il presidente Giorgio Squinzi ha detto: «Non accetteremo alcun tipo di soluzione che metta anche solo a possibile rischio la liquidità della piccola impresa italiana, che aumenti i costi e la complessità burocratica. Se questa è la strada che si intende seguire la risposta è semplice: no». Ma da Loppiano, dove ha partecipato ai 50 anni della nascita dei Focolari, Matteo Renzi ha ribattuto: «Ne stiamo discutendo, c’è chi lo vuole subito, chi alla fine del rapporto di lavoro, c’è il problema delle piccole e medie imprese. Tutte questioni importanti. Ma soprattutto è importante un nuovo modello economico, risposte concrete e immediate, la gente ha perso fiducia nel futuro».
Concretezza e immediatezza, lo chiede pure Confindustria. Ma non perseguendo la via del Tfr in busta paga, nonostante le rassicurazioni del viceministro Carlo Calenda («Siamo chiari. Questa operazione si farà soltanto se sarà totalmente neutra per le imprese»). Squinzi — che martedì sarà invitato all’incontro con tra il premier e i sindacati — però non pensa che possa essere «neutra». «L’unica cosa che abbiamo compreso — dice — è che l’ipotesi sul Tfr fa sparire con un solo colpo di penna circa 10-12 miliardi per le piccole e medie imprese». Inoltre, anche i lavoratori non aderirebbero «considerando la tassazione più elevata cui il Tfr sarebbe assoggettato». In pratica, dicono, una bella fetta di questi 100 euro in più in busta paga o di un’eventuale quattordicesima, andrebbe allo Stato sotto forma di tasse. «A noi sembra che l’unico reale beneficiario di questa operazione sia il fisco», dice Squinzi.
Il presidente di Confcooperative è d’accordo. «Le piccole e medie imprese — spiega Maurizio Gardini — sono già molto provate da sette anni di crisi, dal credit crunch e dai ritardi dei pagamenti della Pubblica amministrazione. Il provvedimento sul Tfr impegnerebbe la cooperazione per 160 milioni di euro. Troppo, in mancanza di misure compensative». Persino Francesco Boccia, pd, presidente della commissione Bilancio della Camera, annuisce al no di Confindustria. «Soltanto chi non è mai entrato in un’azienda — dice — può pensare che quella del Tfr sia una soluzione». Se il Tfr in busta paga è bocciato da Confindustria, Squinzi spinge invece Renzi a non cedere sull’articolo 18. «La vera riforma è culturale, ed è convincere la parte del Paese che pensa solo a rivendicare diritti ormai inesigibili».
Mariolina Iossa

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