Il Tar lo reintegra, de Magistris torna sindaco

Il Tar lo reintegra, de Magistris torna sindaco

NAPOLI «Posso solo dire che abbiamo fatto una fatica enorme, considerata la complessità del quesito», si schermisce a fine giornata Cesare Mastrocola, presidente della prima sezione del Tar di Napoli. Poche neutre parole, quelle del magistrato, ma l’ordinanza che porta in calce la sua firma ieri ha fatto fumare il Vesuvio e mandato in fibrillazione l’intera politica nazionale.
«Non manifestamente infondata», con appena tre parole, all’interno di una sentenza di 37 pagine, il Tar della Campania riporta Luigi de Magistris sulla poltrona di sindaco di Napoli, sospendendo la sospensione — è andata proprio così — del primo ottobre scorso decisa dal prefetto di Napoli Francesco Musolino e rinviando gli atti alla Corte costituzionale, sollevando un’ombra non da poco sulla legittimità di due articoli della legge Severino, soprattutto sulla questione della retroattività.
Gli articoli 10 e 11 della legge che prende il nome dal ministro della Giustizia che era in carica nel 2013, durante il governo Monti, regolano l’incandidabilità e la decadenza degli amministratori locali condannati per reati gravi (dall’associazione mafiosa all’abuso di ufficio). De Magistris era stato condannato in primo grado proprio per abuso di ufficio, il mese scorso, dalla seconda sezione del Tribunale di Roma, a un anno e 3 mesi di reclusione nell’ambito del processo Why not. Da qui la sospensione.
Ma ecco il colpo di scena. Il Tar ieri ha accolto il suo ricorso rilevando «la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale» sollevata dai legali del sindaco in merito agli articoli 10 e 11 e trasmettendo gli atti direttamente alla Consulta, che deciderà solo l’anno prossimo: così, visto che a marzo 2015 scatterà anche la prescrizione, il cammino di de Magistris verso la fine del mandato (maggio 2016) a questo punto appare in discesa.
La questione posta dal Tar di Napoli, però, s’annuncia esplosiva perché — come nota il giurista Gianluigi Pellegrino — «l’ordinanza che rinvia gli atti alla Consulta fa leva sulle stesse pretese già agitate contro la legge Severino da Silvio Berlusconi per la sua decadenza. Quindi, da de Magistris paradossalmente arriva ora un assist politico a Berlusconi». Lo stesso reintegrato sindaco di Napoli non esita a rilanciare la polemica: «Credo sia necessario che si riapra il dibattito sulla legge Severino». E il centrodestra attacca: «Immagino che questa decisione del Tar non abbia nulla a che vedere con il fatto che de Magistris sia un ex magistrato», insinua il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto. «La legge Severino come Giano bifronte — incalza Maria Stella Gelmini —. Per Berlusconi sortisce effetti irreversibili, ma solleva invece dubbi di costituzionalità se deve essere applicata al sindaco arancione».
La legge Severino, in effetti, è la stessa scattata per decretare la decadenza da senatore di Berlusconi, ma in quell’occasione fu decisa dal Senato in base agli articoli 1 e 3 (dedicati ai parlamentari) e dunque la pronuncia della Consulta sulla vicenda de Magistris non avrà conseguenze dirette sul caso del Cavaliere. Che comunque non avrebbe potuto ricorrere al Tar perché i provvedimenti parlamentari non sono impugnabili di fronte al tribunale amministrativo.
Il Tar, in sostanza, ha dato ragione al sindaco di Napoli che contestava l’interpretazione retroattiva degli articoli 10 e 11. In particolare, al tempo in cui lui aveva deciso di candidarsi e fino alla proclamazione a sindaco, avvenuta il primo giugno 2011, non figurava tra le cause di incandidabilità e di sospensione l’aver riportato una condanna per abuso d’ufficio, che è diventata invece causa ostativa dal 5 gennaio 2013, con l’entrata in vigore della legge. Ma ora la battaglia torna politica: «Se fossi in Renzi — dice Barbara Matera, eurodeputata del Ppe — valuterei l’opportunità di procedere per decreto al reintegro di Berlusconi».
Fulvio Bufi e Fabrizio Caccia



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