Vandana Shiva: «Il Ttip? La fine della democrazia»

Agricoltura e commercio. Intervista a Vandana Shiva, l’attivista ecologista indiana, sotto attacco per le posizioni anti Ogm

Eleonora Martini, il manifesto redazione • 23/10/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Europa, Globalizzazione,sviluppo, multinazionali, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 2047 Viste

L’hanno accu­sata di par­lare di Ogm come fos­sero il dia­volo, e di non avere i titoli per poter soste­nere, da un punto di vista scien­ti­fico, la dan­no­sità di quella bio­tec­no­lo­gia. Fac­ciamo chia­rezza: lei è con­tra­ria gli Ogm prin­ci­pal­mente per­ché li reputa gene­ri­ca­mente nocivi, oppure per­ché dif­fida delle mul­ti­na­zio­nali che attual­mente li pro­du­cono e ne finan­ziano la ricerca, oppure ancora per­ché è pro­fon­da­mente con­tra­ria alla bre­vet­ti­bi­lità dei semi?

Sono cri­tica con­tro gli Ogm per­ché essi sono parte inte­grante del sistema dell’agroindustria e noi già sap­piamo che quello è un sistema nocivo. Sap­piamo già che gli agenti chi­mici sono un pro­blema mon­diale per la salute: il disa­stro di Bophal è stato, 30 anni fa, una chia­mata d’allarme per tutta l’umanità, per dirci che quella era una strada nociva. E quella stessa indu­stria, respon­sa­bile allora di quel disa­stro, oggi ci pro­pone gli Ogm. Io nel 1987 ho par­te­ci­pato a un incon­tro in cui dice­vano sere­na­mente che la ragione per cui biso­gnava intro­durre gli Ogm era la pos­si­bi­lità di bre­vet­tare i semi. Allora lo dice­vano paci­fi­ca­mente, oggi addu­cono altre ragioni e par­lano di neces­sità di sfa­mare il mondo. Ma noi sap­piamo che il cibo per sfa­mare il mondo viene dalla terra e dalla pre­senza di ter­reno fer­tile, dal lavoro dei pic­coli agri­col­tori. Ce lo dicono i dati delle Nazioni unite, quelli che noi stessi del movi­mento Nav­da­nya abbiamo rac­colto, e quelli dell’Iaastd (la Valu­ta­zione inter­na­zio­nale delle cono­scenze agri­cole, scien­ti­fi­che e tec­no­lo­gi­che per lo svi­luppo) che nel 2002 con un pool di 400 scien­ziati riu­niti da tutte le agen­zie Onu arrivò a que­sta con­clu­sione: si può sfa­mare anche più dell’intero pia­neta con il ricorso ad agri­col­ture di pic­cola scala non inten­sive. E non c’è alcun biso­gno degli Ogm per farlo. Quindi la que­stione dei bre­vetti e quella della sicu­rezza non sono separabili.

inserto cibo vandana shiva

Può anche non con­vin­cere del tutto, l’indiana Van­dana Shiva, guru dell’ambientalismo mon­diale e fiera oppo­si­trice della glo­ba­liz­za­zione libe­ri­sta, che in que­ste set­ti­mane gira l’Italia e il sud Europa come por­ta­voce del movi­mento Nav­da­nya Inter­na­tio­nal (nove semi) da lei stessa fon­dato nel lon­tano 1987, per dare senso a quel «Nutrire il pia­neta, ener­gia per la vita» che rischia di rima­nere lo slo­gan vuoto dell’Expo 2015. Si può non rima­nere sen­si­bili al cari­sma che ne fa una star dell’ecologismo glo­bale e non con­di­vi­dere le sue posi­zioni estreme sugli Ogm, ma forse non a caso Shiva ha subito recen­te­mente più che in pas­sato vio­lenti attac­chi non solo dalle mul­ti­na­zio­nali che deten­gono i bre­vetti dei semi modi­fi­cati, ma anche da auto­re­vo­lis­sime testate come il «New Yor­ker».Dun­que secondo lei il mondo non ha biso­gno di Ogm, inu­tile sta­bi­lire se fanno male o meno alla salute?

Guardi, l’incoerenza del modello Ogm e il fatto che sia total­mente non scien­ti­fico sono due aspetti che emer­gono dagli argo­menti usati per la pro­pa­ganda. Per­ché quando si tratta di sta­bi­lire la pro­prietà intel­let­tuale dei semi, allora gli Ogm ven­gono riven­di­cati come un’invenzione, qual­cosa di total­mente nuovo. Men­tre quando si tratta la sicu­rezza ali­men­tare di quel seme, allora si dice che stiamo par­lando di pro­dotti natu­rali, che non si disco­stano molto da ciò che tro­viamo in natura. Ecco, que­sto mec­ca­ni­smo lo chiamo schi­zo­fre­nia ontologica.

In Ita­lia la spe­ri­men­ta­zione è vie­tata, lei è con­tra­ria alla ricerca?

So che in Ita­lia stanno pre­sen­tando la que­stione come se quando si parla di bio­si­cu­rezza e di prin­ci­pio di pre­cau­zione allora si sta bloc­cando la ricerca. Ma non è così, quello che viene bloc­cato è la com­mer­cia­liz­za­zione irre­spon­sa­bile di pro­dotti. Le leggi dell’Italia, dell’Europa e dell’India dicono che non si pos­sono fare ricer­che a campo aperto ma que­sto non vuol dire bloc­care la ricerca in labo­ra­to­rio. Le leggi sulla sicu­rezza non osta­co­lano in alcun modo la ricerca e chiun­que dica il con­tra­rio è parte della com­mer­cia­liz­za­zione degli Ogm, anche se lavora in una uni­ver­sità pubblica.

Lei è stata scelta come «ambas­sa­dor» dell’Expo 2015. Come pensa di sfrut­tare que­sta oppor­tu­nità, quale mes­sag­gio vorrà lan­ciare da quel palcoscenico?

Quando è stata scelta l’Italia come sede dell’Expo è stato subito chiaro che si sarebbe trat­tato il tema di come sfa­mare il mondo, a par­tire dalla cono­scenze scien­ti­fi­che ma anche a par­tire da quella che è l’esperienza ita­liana di pro­du­zione ali­men­tare soste­ni­bile, attra­verso la diver­sità, e di buona qua­lità. L’Italia ha dato al mondo occi­den­tale al tempo stesso soste­ni­bi­lità, gusto, alta qua­lità dei pro­dotti, diver­sità ed eco­no­mia. La cul­tura ita­liana del cibo dà dignità anche al più pic­colo caffè, bar o azienda agri­cola che sono a tutti gli effetti fonte di sosten­ta­mento. Il mes­sag­gio dell’Expo dovrebbe essere que­sto. E io sono estre­ma­mente grata di avere l’occasione anche per­ché que­sto è lo stesso mes­sag­gio che io ritengo di aver appreso sulla base del mio lavoro tren­ten­nale. Spero che a Milano venga vei­co­lato il modello ita­liano anzi­ché il modello di agri­col­tura sta­tu­ni­tense che è fatto di Ogm e mono­cul­ture a mais e soia, con la Mon­santo che con­trolla la for­ni­tura di semi, altre mul­ti­na­zio­nali che con­trol­lano il com­mer­cio del cibo e tutti che man­giamo sem­pre peg­gio. E un terzo della popo­la­zione che sof­fre di obe­sità. Noi pos­siamo fare il mondo migliore di così.

Sono in corso i nego­ziati tra Usa e Ue per siglare il Trat­tato tran­sa­tlan­tico per il com­mer­cio e gli inve­sti­menti (Ttip). Lei cosa ne pensa?

Il Ttip è un trat­tato sul libero com­mer­cio che dice subito nel pre­am­bolo che è un’iniezione al Wto. E cosa ci ha dato il Wto? Ci ha dato la bre­vet­ti­bi­lità dei semi, la pos­si­bi­lità di imporre royal­ties sulle sementi, e i sui­cidi dei con­ta­dini indiani. Ci ha dato l’imposizione quasi da bulli di un sistema che ha com­ple­ta­mente distrutto le fonti di sosten­ta­mento degli agri­col­tori, e ci ha dato cibo non sicuro. E il Ttip ci darà tutto que­sto, attra­verso tre mec­ca­ni­smi. Il primo è l’eliminazione del prin­ci­pio di pre­cau­zione; il secondo sta nel raf­for­za­mento delle leggi sulla pro­prietà intel­let­tuale fatto in modo da sup­por­tare la Mon­santo e inde­bo­lire gli agri­col­tori. E il terzo asse por­tante è l’istituzione di tri­bu­nali sovra­na­zio­nali, diversi da quelli degli Stati, a cui le imprese potranno rivol­gersi se le leggi nazio­nali non rispet­tano i loro dik­tat. Que­sto signi­fi­cherà isti­tuire un vero e pro­prio potere delle mul­ti­na­zio­nali che potranno atten­tare ai diritti sta­bi­liti nelle costi­tu­zioni nazio­nali. Costi­tu­zioni nate dall’impegno dei popoli in secoli di bat­ta­glie per la con­qui­sta delle libertà indi­vi­duali. Quindi, quello che por­terà il Ttip è la fine della demo­cra­zia, la fine della sicu­rezza ali­men­tare e la fine della pos­si­bi­lità per tutti noi di costruirci una vita dignitosa.

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One Response to Vandana Shiva: «Il Ttip? La fine della democrazia»

  1. Gianni Sartori ha detto:

    Un contributo dal passato, ma ancora uguale, ciao
    GS

    (da rivista anarchica anno 33 n. 287 febbraio 2003)

    Giù le mani dalla madre terra
    intervista di Elena Barbieri e Gianni Sartori
    a Vandana Shiva

    A colloquio con una delle voci più prestigiose del movimento no-global. Pensando anche a Cosenza. pensando a un futuro. Di pace.

    Abbiamo incontrato Vandana Shiva, un punto di riferimento per i no-global a livello mondiale, nei giorni successivi all’arresto di Caruso e compagni. Anche se appena giunta dall’India, Vandana era ben informata sulla vicenda e non ha avuto esitazioni nel condannare il nuovo episodio di repressione e nell’esprimere solidarietà agli arrestati.
    Eravamo a Venezia (nell’ennesimo giorno di acqua alta) e all’iniziativa hanno preso parte alcune centinaia di persone tra cui Massimo Cacciari, Gianfranco Bettin, Beppe Caccia, Laura Corradi e l’animalista Consuelo Bianco.
    Di Vandana Shiva sono note le battaglie a fianco dei contadini indiani per difendere la biodiversità e contro la deforestazione sull’Himalaya. Tra i suoi libri più noti Terra Madre, Campi di battaglia, Biodiversità e agricoltura industriale, Biopirateria, Il mondo sotto brevetto e l’ancora estremamente attuale Monoculture della mente in cui analizza il rapporto tra sapere e potere; andando oltre le consuete categorie politiche, evidenzia come anche dentro di noi avvengano le medesime degenerazioni che affliggono il pianeta, così come possono anche avvenire le prese di coscienza alternative…
    Vandana sembra condividere l’opinione ormai diffusa tra gli ambientalisti autentici che l’idea di “sviluppo sostenibile” (tanto in auge vent’anni orsono negli ambienti della sinistra istituzionale) è giunta ad un punto morto, un ennesimo alibi per coprire le politiche di sempre, in particolare le politiche di potenza basate sul militare. Basti pensare al concetto di “impatto ambientale”: attualmente serve ad aprire la strada alle cosiddette “grandi opere”, devastanti ma con il certificato.

    Intanto cosa ne pensi dell’arresto dei compagni della rete no-global del sud Italia?

    Da un certo punto di vista quello che sta accadendo in Italia si potrebbe definire “divertente”; hanno arrestato qualche decina di persone ma forse avrebbero dovuto, stando alle accuse, arrestare i tre quarti dell’Umanità. Non posso fare a meno di pensare che proprio negli anni trenta, quando in Italia vennero scritte le leggi fasciste che hanno permesso l’arresto dei nostri amici a Cosenza, in India Ghandi gettava le basi del suo movimento per la giustizia

    In effetti, il nesso tra la “disobbedienza civile” ghandiana e l’attuale movimento dei “disobbedienti” appare molto forte. Cosa puoi dirci in proposito sulle strategie di lotta adottate dai movimenti in India?

    Fin dal 1991, prima che la globalizzazione si solidificasse, appariva evidente che intendevano brevettare la vita, con la conseguenza di distruggere le economie locali. Già allora in India centinaia di migliaia di persone cominciarono a dimostrare contro tutto ciò, richiamandosi esplicitamente alle lotte di settanta anni fa.
    Negli anni trenta gli Inglesi decisero di monopolizzare il sale. Allora Ghandi organizzò una grande marcia per andarsi a prendere il sale direttamente dal mare, sostenendo che una legge ingiusta non deve essere obbedita.
    Questo principio Ghandi non l’ha inventato; lo ha appreso viaggiando per l’India dove l’idea della non-collaborazione, della disobbedienza civile è antica quanto la fame di libertà. Il concetto è che fino a quando ci saranno leggi ingiuste continuerà lo sfruttamento, l’oppressione, l’ingiustizia.
    Questo naturalmente vale anche ai nostri giorni. Oggi abbiamo due soggetti che definiscono illegali i nostri atti di libertà: il fascismo del potere economico e il fascismo del potere politico. D’altra parte cosa può accadere quando quelli che dovrebbero trovarsi in galera sono al governo…?

    Vandana Shiva

    Talvolta sembra che oggi le cose siano più complicate. Forse era più semplice comprendere la decolonizzazione, le lotte di liberazione (anche mentre quei processi erano in corso). Oggi che cosa sta accadendo, tra degrado ambientale, manipolazioni genetiche, genocidi in atto e guerre più o meno infinite?

    Stiamo assistendo alla legalizzazione dell’illegalità, della corruzione. Tutte le multinazionali che spingono maggiormente verso la globalizzazione sono direttamente coinvolte in forme vergognose di corruzione. Sembra proprio che siano i leader più corrotti quelli che traggono maggior beneficio dalla globalizzazione, alimentando il loro potere sia economico che politico e usando quest’ultimo in modo arbitrario (nel caso dell’Italia gli ultimi arresti sono eloquenti).
    Niente accade per caso. Se oggi lo scirocco è fuori stagione e Venezia soffre più a lungo del solito di acqua alta, forse questo ha a che vedere con ciò che sta accadendo in altri luoghi, dove magari ci sono guerre per il petrolio in atto. Allo stesso modo non è casuale che nel Sud dell’India in questo momento si stia importando grano dall’Australia, invece che dal Nord dell’India stessa (dove il surplus viene calcolato in milioni di tonnellate).
    Io sono fisica (considerata una delle più brillanti promesse della fisica indiana, Vandana Shiva abbandonò una sicura carriera nel campo dell’energia nucleare, denunciando le ripercussioni sull’ambiente NdA) e mi trovo a disagio quando il falso viene spacciato per vero; in questo caso la cosa più costosa viene fatta passare per quella più economica e vantaggiosa. Lo stesso avviene con gli OGM, spacciati per più economici quando in realtà, se calcoliamo i sussidi, sono più costosi, anche se poi arrivano nei supermercati a un prezzo inferiore.
    Il WTO produce accordi in materia di agricoltura e, in teoria, dovrebbe occuparsi anche dell’ambiente: invece niente. L’unica regola è quella del mercato: il diritto per le multinazionali di impadronirsi di ogni mercato, indipendentemente dalle conseguenze per la gente e per l’ambiente.
    In India, dove tre quarti della popolazione è costituita da contadini, per introdurre a forza la soia OGM hanno cambiato perfino le leggi.
    Lo stesso è avvenuto nel Kerala con le noci di cocco.
    Qui il risultato non è stato “soltanto” la distruzione della biodiversità, ma anche il crollo del prezzo del cocco; in questo momento si stanno tagliando le palme, distruggendo quindi l’identità culturale delle popolazioni. Adesso è la volta dello zucchero. Quando i contadini sono scesi in strada per protestare gli hanno sparato contro. I diritti fondamentali (un lavoro, una vita degna…) vengono sistematicamente negati.

    Uno degli aspetti più inquietanti è sicuramente quello dei brevetti…

    Negli USA la Carbide si è impadronita del WTO e ora le regole di questa multinazionale vengono imposte all’intero pianeta. A mio avviso l’accordo del WTO dovrebbe chiamarsi accordo della Carbide.
    Pensiamo all’accordo del WTO sulla proprietà intellettuale, sui brevetti (partito proprio da Venezia, mi pare…) che originariamente aveva lo scopo di tutelare i prodotti dell’artigianato (a proposito: ho appena visto il manifesto no-global dei vetri di Murano…).
    Oggi i brevetti sulla proprietà intellettuale appartengono a multinazionali come la Monsanto che ha inventato solo prodotti chimici che distruggono la vita. Risale a circa dieci anni fa la decisione di ottenere immensi profitti nell’agricoltura, attraverso il controllo delle sementi e le biotecnologie e oggi i loro progetti si stanno concretizzando. Quando il trattato sulla proprietà intellettuale è arrivato al WTO, un rappresentante della Monsanto ha commentato: “Noi siamo il medico, la diagnosi, il paziente…” (ma forse avrebbe dovuto dire: “Siamo la malattia…” NdA).
    Nel trattato c’è questa idea folle che la Natura, le piante, il riso, il grano… tutto insomma sia stato quasi inventato da loro, sia una loro esclusiva proprietà. Adesso, in base alle leggi sulla proprietà intellettuale, conservare e scambiare i semi è diventato un crimine e i contadini che vogliono mantenere questa tradizione commettono un reato. Esattamente come è diventato un crimine operare per un mondo diverso. Stiamo assistendo al tentativo di privatizzare l’ultima frontiera del mercato, la vita stessa. Vogliono brevettare la vita, ogni forma di vita (piante, animali…). Si pensa addirittura di clonare l’uomo, di brevettarlo. Per me questa è una pazzia. Nella cosmologia indiana la persona umana e la Natura sono complementari, inseparabili l’una dall’altra. Nell’idea “cartesiana” occidentale la Natura è concepita come “ambiente” e “risorsa”, inferiore all’uomo e fatta per essere dominata e sfruttata, in una visione frammentata e meccanicistica.
    Ritengo quindi che oggi al potere ci siano dei pazzoidi e che dobbiamo liberarcene.

    Un’altra grave questione è quella della privatizzazione dell’acqua…

    A Doha (nel Qatar, in pieno deserto; ormai per riunirsi devono rifugiarsi nei deserti o tra le montagne del Canada, in luoghi il più possibile inaccessibili) hanno introdotto una dichiarazione che sancisce la privatizzazione dell’acqua. Pretendono di governare ogni tipo di risorsa, anche la più essenziale e questo proprio nel momento in cui si mostrano incapaci di governare anche se stesse (v. Enron, Vivendi…che si sono letteralmente autoaffondate), altro che il mondo. Un’altra multinazionale sta per privatizzare il sacro fiume Gange; pretende di vendere l’acqua ai ricchi di Delhi, privandone i contadini fin dalle sorgenti. Tentano di far passare l’idea che tutto sia una merce prodotta da loro; l’agricoltura, la vita… l’acqua stessa (come se fosse Coca Cola), anche se in realtà si limitano a imbottigliarla. Privatizzare l’acqua significa rubarla alla Terra e lasciare milioni di persone senza acqua per bere e per irrigare i campi. Io credo profondamente che l’acqua (come del resto la biodiversità) sia un dono della natura con cui convivere, non può essere trattata alla stregua di una merce, di qualcosa di fabbricato…In quanto dono della natura appartiene a tutti, tutti abbiamo diritto all’acqua, al cibo, all’aria pulita…

    Oltre a Doha c’è stato anche Johannesburg… Immagino che anche tu sia d’accordo nel considerarlo un fiasco…

    Considero il summit di Johannesburg come un tradimento; in questa occasione è stato sancito che le multinazionali possono privarci dei nostri diritti fondamentali ed è stata data dignità ad ogni forma di corruzione. Il WTO aveva già creato altre regole attraverso delle “non regole”. Il sistema creato è tale per cui ogni realtà che dovrebbe essere regolamentata (v. l’inquinamento, v. gli OGM…) non lo è mentre le legittime proteste dei cittadini per una vita sana diventano atti criminali. Quello che ci viene imposto è un sistema corrotto, una democrazia malata…Naturalmente l’imposizione di questa economia di morte non ci impedirà di sognare, di costruire un’altra economia possibile, ecocompatibile. Non dobbiamo quindi disperare, nemmeno quando i nostri compagni di lotta vengono arrestati; dobbiamo continuare a resistere, a lottare contro questi politici corrotti che ci governano.

    In questa battaglia per “un mondo diverso”, possibilmente migliore, quali indicazioni ti senti di dare?

    Proprio perché la globalizzazione non tocca solo la sfera economica, dobbiamo progettare strategie alternative che riguardano ogni aspetto della nostra vita. Bisogna capire, per esempio, che gli arresti dei compagni sono presumibilmente una conseguenza del grande e pacifico evento di Firenze e anche dei nuovi contatti che si vanno stabilendo tra il movimento no-global e i sindacati. Lottare contro le multinazionali significa difendere la vita, le vite dove siamo: sul posto di lavoro, sul territorio…Il concetto fondamentale è quello di fare le cose concretamente; magari non tutto, ma tutto quello che siamo in grado di fare. Bisogna comprendere che la globalizzazione sta creando un mondo di compratori, di consumatori, non di produttori. Non siamo più umani, cittadini, donne…solo consumatori che devono comprare i prodotti delle multinazionali. Lottare oggi significa reclamare la riproduzione oltre alla produzione. Attraverso la clonazione e le biotecnologie, si vuole trasformare la vita in una forma di profitto. Un’idea di fondo del pensiero di Gandhi (oggi estremamente attuale) era che questo sistema tende a distruggere gli esseri umani, siano essi gli Indiani d’America, gli schiavi africani o i contadini dell’India. Quello che l’industria tessile ha rappresentato per l’India (cioè la distruzione), oggi corrisponde, a livello planetario, all’industria delle biotecnologie, alla biopirateria.
    A quell’epoca la strategia adottata dal movimento dei contadini era quella di autoprodursi i vestiti, oggi la strategia diventa la necessità di costituire una comunità di individui liberi che rivendicano il diritto di autogovernarsi, di autogestire l’economia, di avere cibo sano, non geneticamente manipolato. In questo campo voi occidentali potete stare tranquilli, non sentirvi in colpa: dicendo no agli OGM non provocate alcun danno in altre parti del mondo; anzi, ci date un valido aiuto anche contro la fame.
    Guardate cosa è successo con la soia. Avevano detto che avrebbero dato circa 50 chilogrammi per acro e invece ne hanno dato soltanto un chilo (di un prodotto geneticamente modificato, sottolineo). Avevano detto che era resistente, ma poi le piante si sono ammalate di malattie diverse (a seconda delle diverse zone climatiche) e hanno dovuto usare enormi quantità di pesticidi…Avevano garantito un guadagno di diecimila rupie in più per acro e invece i contadini ne hanno avute settemila in meno. La quantità di acqua utilizzata per il grano transgenico è decuplicata. Hanno introdotto anche il cosiddetto “riso dorato” (nel senso che avrebbe dovuto portare ricchezza) e invece…
    La verità è che la Monsanto e le altre multinazionali raccontano fandonie. Tra i contadini indiani gli OGM hanno prodotto indebitamento, disperazione, molti casi di suicidio: si tratta a mio avviso di una moderna forma di schiavitù.
    Rivendicare il diritto alla qualità della vita va di pari passo con il diritto alla non-collaborazione. Tutto ciò si traduce poi in cose diverse, dalla presa di posizione del governo sudafricano contro le multinazionali farmaceutiche alla lotta del nostro movimento contro il monopolio delle sementi.
    Concludendo: “Un altro mondo è possibile, senza gli OGM”.

    Elena Barbieri e Gianni Sartori (2003)

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