Apec: il gelo con il Giappone e l’accordo con Seul

Accordi commerciali. Firmato anche un memorandum d’intesa con Mosca, per una seconda fornitura di gas

Simone Pieranni, il manifesto redazione • 11/11/2014 • Copertina, Internazionale • 633 Viste

Le foto par­lano più di qual­siasi altra cosa. Due capi di Stato che a stento nascon­dono l’imbarazzo, quando non un vero e pro­prio fasti­dio, nel momento di strin­gersi la mano. E dire che non si erano mai incon­trati. L’appuntamento di ieri, infatti, tra il pre­si­dente cinese Xi Jin­ping e il pre­mier giap­po­nese Shinzo Abe, è il primo tra i due, dopo la pro­pria ascesa al potere nei rispet­tivi Paesi.

Tra Cina e Giap­pone l’acredine è sto­rica (Pechino non ha mai per­do­nato ai giap­po­nesi le man­cate scuse per i cri­mini di guerra durante il secondo con­flitto, non nascon­dendo la pro­pria rab­bia, comune ad altri Paesi asia­tici, per la visite dei poli­tici di Tokyo ai san­tuari dei mili­tari, con­si­de­rati «cri­mi­nali di guerra») e se pos­si­bile è cre­sciuta pro­prio negli ultimi due anni. Com­plici le arci­note isole con­tese, Diaoyu per i cinesi, Sen­kaku per i giapponesi.

Prima Tokyo ha pro­vato a com­prarle, poi la Cina ha dichia­rato una uni­la­te­rale zona di difesa aerea (che nono­stante le pro­te­ste è ancora in vigore). Una situa­zione di estrema ten­sione, con pro­te­ste nelle prin­ci­pali città cinesi con­tro le aziende giap­po­nesi. Due Paesi abi­tuati a guar­darsi in cagne­sco e che dopo molto tempo, ieri, hanno ritro­vato quanto meno un canale di dia­logo. Tutti si sono detti otti­mi­sti, ma la verità è che cam­bia molto poco, spe­cie sulla que­stione legata a quella zona di mare con­tesa per la pro­pria ric­chezza di risorse, si dice, e per­ché pas­sag­gio fon­da­men­tale per le tratte com­mer­ciali (le isole sono due sco­gli disabitati).

Se per quanto riguarda il gelido incon­tro tra Abe e Xi Jin­ping, sarà neces­sa­rio aspet­tare un po’ di tempo per capire che piega pren­de­ranno i nuovi, se lo saranno, rap­porti tra i due paesi, si devono regi­strare due impor­tanti aper­ture, invece, con due Paesi che hanno avuto ulti­ma­mente una posi­zione diversa rispetto alla Cina.

La Rus­sia di Putin, giunto a Pechino, dove ha incon­trato Obama, ha con­cluso un altro accordo per il gas con la Cina, a con­fer­mare la rin­no­vata vici­nanza tra i due paesi. Si tratta di un memo­ran­dum che aumenta la pre­ce­dente for­ni­tura e che viene letta come una sorta di favore cinese a Mosca, in dif­fi­coltà eco­no­mica e con la que­stione ucraina sul groppone.

Ma lo spi­ra­glio più rile­vante che si è aperto duranti i primi lavori dell’Apec è quello con la Corea del Sud. Ieri Seul ha con­fer­mato l’intenzione e la volontà di poter arri­vare ad un accordo con Pechino, per quanto riguarda il libero scam­bio tra i due Paesi.

Secondo quanto si è appreso Cina e Corea del Sud sono ad un passo dal fir­mare un accordo di libero scam­bio che eli­mi­nerà le tariffe sul 90% dei beni scam­biati tra i due Paesi. L’ accordo sarebbe stato «di fatto rag­giunto», hanno rilan­ciato le agenzie.

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