Caso dimissioni, interviene Napolitano E richiama la pienezza dei suoi poteri

Nota del Quirinale che esprime sorpresa: responsabilità del capo dello Stato le decisioni che saranno prese

Marzio Breda, Corriere della Sera redazione • 10/11/2014 • Copertina, Politica & Istituzioni • 511 Viste

Alberto Cavallari, grande giornalista che si esercitò a lungo su riti e segreti del potere, ripeteva sempre che «quando una notizia non viene né smentita né confermata, di solito evapora». Un po’ di nebbia salvifica, in grado di neutralizzare rivelazioni impreviste e non gradite, è quella in cui forse si spera al Quirinale, dopo che quotidiani e tv hanno dato «ampio spazio a ipotesi e previsioni sulle eventuali dimissioni » di Giorgio Napolitano, agitando fatalmente le acque della politica.
Tanto clamore per nulla, minimizzano sul Colle. Tutto era previsto e prevedibile, si obietta, tranne certe speculazioni. Ieri, infatti, attraverso la formula del «né si ha da smentire né da confermare», il Palazzo ha rivendicato con una nota ufficiale che «il bilancio di questa fase di straordinario prolungamento e di conseguenza le decisioni che riterrà di dover prendere», restano «esclusiva responsabilità del capo dello Stato». Il quale, si sottolinea, «come sempre offrirà ampia motivazione» dei suoi passi «alle istituzioni, all’opinione pubblica, ai cittadini». E si ricorda peraltro che «i termini della questione sono noti da tempo» e che lo stesso presidente della Repubblica aveva provveduto a indicare «limiti e condizioni, anche temporali, entro cui accettava il nuovo mandato».
È davvero così. Sono i limiti e le condizioni che Napolitano descrisse a chiusura del suo discorso d’insediamento-bis, il 22 aprile 2013, davanti alle Camere che, dopo avergliene chiesto la disponibilità, lo avevano appena rieletto «a larghissima maggioranza». Resterò, disse, «fino a quando la situazione del Paese e delle istituzioni me lo suggerirà e comunque le forze me lo consentiranno».
Ora, a parte alcuni pesanti deficit della politica (paralizzata nell’eterna inconcludenza sulle riforme), stando a ciò che ha ripetuto a diversi interlocutori è soprattutto la seconda di queste condizioni — la stanchezza cui un quasi novantenne ha diritto, specie se sotto pressione da anni — che dovrebbe spingerlo a dare una sorta di pre-annuncio di dimissioni verso la fine dell’anno. Più o meno in coincidenza con la chiusura del semestre italiano di guida europea, orizzonte da lui stesso sempre indicato. Un passo indietro che, stando a diverse indicazioni incrociate, potrebbe essere formalizzato, dopo un ultimo vaglio e bilancio della situazione politica e istituzionale, nel gennaio 2015.
Ovvio che il presidente non voglia fin d’ora impiccarsi a una data precisa, ancora da scegliere, mentre il periodo sarebbe stato invece individuato. Ma se è logico che il timing per il congedo sia «una responsabilità» che spetta a lui, e a lui solo, al Quirinale si sono forse sorpresi per certi riflessi politico-mediatici scattati subito dopo gli ultimi rimbalzi di stampa. Cioè, più o meno in quest’ordine: le incognite che si apriranno sulla sua uscita di scena anticipata, magari prima che sia stata messa in piedi una nuova legge elettorale; i dubbi sulle reali chance di durata di una legislatura nata già gracile; la rincorsa a costruire, e distruggere, rose dei futuribili candidati a succedergli; gli interrogativi, più maliziosi che seri, di chi già sta almanaccando su un potenziale affievolimento dei poteri di Giorgio Napolitano.
E qui sta l’altro snodo del comunicato di ieri, concepito in chiave antiansiogena, per rassicurare un’opinione pubblica confusa: non ci sarà alcun bimestre (o trimestre) bianco. Il capo dello Stato, si precisa con puntiglio, resterà «nella pienezza di tutte le funzioni attribuitegli dalla Costituzione», fino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno.
Pronto ad affrontare e mediare qualsiasi fase critica dovesse aprirsi. Questo, si aggiunge, «facendo conto anche della speciale circostanza della presidenza italiana del semestre europeo».
Ed ecco come tutto si tiene, comprese le «illazioni» — evidentemente non tanto peregrine — sullo spartiacque di fine anno. Chiaro che da oggi il Quirinale dovrà studiare forme e modi di come comunicare al Paese una decisione del genere. Un evento che, proprio per la sua eccezionalità, merita di essere gestito con estrema ponderazione.
Marzio Breda

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This