Ebola, primo malato italiano medico di Emergency trasferito dalla Sierra Leone a Roma

Ebola, primo malato italiano medico di Emergency trasferito dalla Sierra Leone a Roma

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ROMA .  un medico di Emergency, il primo italiano contagiato da Ebola. Per settimane ha curato i malati al centro di Lakka in Sierra Leone — dove l’epidemia continua a espandersi con oltre 100 nuovi casi al giorno — prima di sentirsi male nei giorni scorsi. Subito è stato sottoposto dalla sua ong al test, e quando è risultato positivo è stato messo in isolamento ed scattato l’allarme, i contatti per il suo rientro in Italia coordinato dalla Farnesina. «Il medico sta bene, durante la notte non ha avuto febbre o altri sintomi, stamattina ha fatto colazione e continua a bere in maniera autonoma», ha tenuto a rassicurare il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin che ha ribadito: «Non c’è alcun aumento del livello d’allarme». Il ministero della Difesa con quello della Salute hanno organizzato il trasporto del medico in sicurezza su un aereo militare, un Boeing 767 atterrato questa mattina all’alba all’aeroporto di Pratica di Mare. Il medico ha viaggiato all’interno di una speciale barella isolata che è stata poi caricata su un’ambulanza ideata per evitare contagi e trasportato all’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani della capitale, dove lo aspettava una task force di venti specialisti.
Il medico lavorava dal 18 ottobre nel centro creato da Emergency per malati di Ebola a Lakka, dove sono impiegati altri 26 italiani. «Tutto lo staff segue una formazione specifica sui protocolli di protezione per evitare il contagio e la diffusione del virus. Tuttavia, nessun intervento sanitario può essere considerato completamente privo di rischi in un’epidemia cosi grave», dicono alla ong ricordando come secondo l’Oms in Sierra Leone le persone contagiate dal virus sarebbero più di cinquemila. «Non appena ha avuto i primi sintomi il collega è stato isolato. Siamo fiduciosi, per la nostra esperienza a fare la differenza è il tempo da quando insorge il sintomo a quando può avere accesso all’ospedale. Nel nostro caso è stato immediato», ha detto Cecilia Strada, presidente e figlia del fondatore Gino Strada che ha aggiunto. «Il medico sta bene, non ha sintomi, quello che è un disastro è la situazione in Sierra Leone. Manca personale: il Paese si sta cercando di risollevare dopo una guerra civile e i medici locali sono solo poche decine. Così questo lavoro lo può fare solo personale internazionale con mezzi e competenze. E non basta».


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