Essebsi, gira pagina la Tunisia che non ama gli islamisti

Presidenziali. Il candidato di Nidaa Tounes, Béji Caid Essebsi, avanti di 10 punti sull’ex presidente Marzouki. Ballottaggio tra oltre un mese. Probabile un’alleanza con il Fronte popolare

Giuliana Sgrena, il manifesto redazione • 25/11/2014 • Copertina, Internazionale • 459 Viste

Po­no­stico rispet­tato nelle prime ele­zioni pre­si­den­ziali della Tuni­sia. Seb­bene i risul­tati uffi­ciali non siano ancora noti – saranno annun­ciati dall’Istanza supe­riore indi­pen­dente per le ele­zioni (Isie) entro 48 ore dalla chiu­sura dei seggi – tutti gli exit poll con­cor­dano con i dati dif­fusi dalla società di son­daggi Sigma Con­seil: il can­di­dato di Nidaa Tou­nes Béji Caid Essebsi sarebbe in testa con il 42,7% dei voti, seguito a dieci punti (32,6%) dal pre­si­dente uscente Mon­cef Mar­zouki, al terzo posto il lea­der del Fronte popo­lare Hamma Ham­mami con il 9,5, seguito dal miliar­da­rio Slim Riahi (Unione patriot­tica libera, 6,7) e Hechmi Hamdi (altro uomo d’affari che risiede a Lon­dra) che ha otte­nuto il 3,9, nono­stante si fosse riti­rato dopo lo scarso risul­tato delle legi­sla­tive. Da notare che il 95% dei voti è stato attri­buito a que­sti primi cin­que can­di­dati men­tre il restante 5% si è distri­buito tra gli altri 22. Non si hanno per ora noti­zie sul risul­tato dell’unica donna in lizza, la magi­strata Kal­thoum Kennou.

Le per­cen­tuali potranno variare ma la ten­denza sem­bra con­fer­mata e i son­daggi, ancora una volta, sem­brano più cre­di­bili pro­prio nel paese in cui sono vie­tati. Tut­ta­via per pro­cla­mare il primo pre­si­dente eletto della Tuni­sia occor­rerà atten­dere il bal­lot­tag­gio che si svol­gerà il 28 dicem­bre. E in vista della corsa finale diven­tano deter­mi­nanti i voti del Fronte popo­lare e dell’Unione patriot­tica libera. Finora non ci sono indi­scre­zioni e nem­meno Bèji Caid Essebsi, che deve gio­carsi l’ultima carta con grande atten­zione, ha voluto fare dichia­ra­zioni in attesa della pro­cla­ma­zione del voto. C’è tempo, ben un mese, per rag­giun­gere accordi più o meno segreti.

L’attesa è però soprat­tutto per il voto isla­mi­sta, che non aveva un pro­prio can­di­dato alla pre­si­denza e, al primo turno, non ha espresso uffi­cial­mente il pro­prio appog­gio, anche se molti diri­genti e la mili­zia armata (la Lega per la pro­te­zione della rivo­lu­zione) hanno soste­nuto Mar­zouki. L’ex pre­si­dente ha sicu­ra­mente più affi­nità con gli isla­mi­sti (soprat­tutto dopo la coa­bi­ta­zione di governo), ma i Fra­telli musul­mani, di cui Ennah­dha è la rap­pre­sen­tanza tuni­sina, sono anche molto prag­ma­tici e hanno già ten­tato un accordo con il laico Essebsi, in cam­bio di mini­steri – istru­zione, affari sociali e sport – nel pros­simo governo. Finora il lea­der di Nidaa Tou­nes (par­tito auto­de­fi­ni­tosi moder­ni­sta) non ha ceduto alle lusin­ghe isla­mi­ste ben sapendo che avrebbe potuto per­dere parte del suo elet­to­rato. Il par­tito ha infatti vinto le ele­zioni poli­ti­che pro­prio per­ché per­ce­pito come l’unico in grado di bat­tere Ennahdha.

L’alleanza più pre­ve­di­bile dovrebbe essere quella di Nidaa Tou­nes con il Fronte popo­lare: dopo l’assassinio di Belaid e di Brahmi c’era stato un ten­ta­tivo di unire tutte le forze lai­che e allora, nel 2013, sem­brava pos­si­bile un accordo elet­to­rale che invece non si rea­lizzò. Se la vit­to­ria di Essebsi sem­bra a por­tata di mano, nono­stante la sua età (sta per com­piere 88 anni), per­ché molti vedono in lui la per­sona in grado di rimet­tere la Tuni­sia sulla strada dello svi­luppo e in grado di garan­tire la sicu­rezza, c’è anche chi comin­cia a temere il ritorno di un “potere unico” visto che Nidaa Tou­nes ha anche la mag­gio­ranza in par­la­mento. E su que­sto timore punta Mar­zouki, che ha fatto tutta la cam­pa­gna con­tro il ritorno del vec­chio regime evo­cata dal pas­sato bur­ghi­bi­sta del suo rivale. Che infatti ha rac­colto voti anche tra chi rim­piange Burghiba.

Del resto Mon­cef Mar­zouki sconta il fal­li­mento della sua pre­si­denza e ha già dichia­rato che se per­derà la sua pol­trona si riti­rerà anche dal par­tito, il Con­gresso per la repub­blica che ha otte­nuto solo 4 seggi in par­la­mento. Ma per ora non si dà per vinto e ha lan­ciato una sfida inca­ri­cando Essebsi di for­mare il nuovo governo in quanto vin­ci­tore delle ele­zioni legi­sla­tive del 26 otto­bre, in base all’articolo 89 della costi­tu­zione. Gli esperti si sono divisi sull’interpretazione di quell’articolo, buon­senso vor­rebbe che fosse il nuovo pre­si­dente ad affi­dare l’incarico, ma la riso­lu­zione della que­stione è stata rin­viata al Quar­tetto (for­mato dal sin­da­cato Ugtt, dalla con­fin­du­stria Utica, dalla Lega per i diritti dell’uomo e dall’ordine degli avvo­cati) che ha diretto finora il Dia­logo nazionale.

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This