Green jobs Rifiuti, e il Paese torna al lavoro

89.000 posti se l’Italia nel 2020 riciclerà il 50% degli scarti urbani. Lo prevede il rapporto del consorzio Conai presentato oggi agli Stati Generali dell’economia sostenibile a Rimini Fiera, dove si fa il punto sul futuro dell’ambiente

ANTONIO CIANCIULLO, redazione • 5/11/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Buone pratiche e Buone notizie, Copertina • 729 Viste

Altri 89mila posti di lavoro e un aumento di fatturato di 6,2 miliardi nel periodo 2014 2020. È il regalo che porterebbe all’Italia il rispetto dell’impegno a riciclare il 50 per cento dei rifiuti urbani spostando carta, vetro, plastica, metalli, legno e organico dalla discarica agli impianti di recupero. Il calcolo sta nel rapporto che il Conai (Consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi) presenta agli Stati Generali della Green Economy che si tengono oggi e domani a Ecomondo, alla Fiera di Rimini.
«Noi abbiamo fatto un conteggio teorico e un conteggio pratico», spiega Roberto De Santis, presidente del Conai. «Nel primo caso si ipotizza un Paese perfetto, in cui tutte le regioni raggiungono al 2020 l’obiettivo minimo del 50 per cento e l’uso della discarica viene praticamente azzerato. Bellissimo, e si arriverebbe a quasi 200mila posti di lavoro aggiuntivi. Ma, diciamo la verità, è più un sogno che una previsione.
Noi riteniamo invece, dati alla mano, che nel 2020 si possa arrivare al 50 per cento di riciclo come somma di regioni che andranno oltre l’obiettivo e di regioni in ritardo. Questa valutazione è realistica e dà risultati molto interessanti, compresi i 4 milioni di tonnellate di rifiuti che potrebbero venire sottratti alla discarica».
Una proiezione figlia del presente. Oggi la media italiana è data da due elementi principali: un terzo dei rifiuti urbani che viene avviato al riciclo e poco più del 40 per cento che va in discarica; ma al Nord questo 40 per cento si dimezza, mentre nel Centro Sud sale al 60 per cento. Vuol dire che lo scenario virtuoso poggia su un aumento della raccolta differenziata nelle aree in cui è ancora molto bassa e su un aumento del numero di impianti di trattamento in quelle in cui i cittadini fanno già la loro parte ed è il sistema industriale a essere indietro. L’insieme di questi due interventi dà un volume d’affari incrementale della filiera (raccolta differenziata, trasporto, riciclo, compostaggio) pari a 6,2 miliardi nel periodo 2014-2020, con 1,7 miliardi di investimenti in infrastrutture e un valore aggiunto di 2,3 miliardi. «Per raggiungere questo risultato occorre però agire anche dal lato dell’offerta: bisogna creare più prodotti che utilizzano materiali riciclati», aggiunge De Santis. «È vero che c’è il green public procurement , cioè l’obbligo da parte della pubblica amministrazione di una quota di acquisti green, ma è anche vero che bisogna allargare il mercato spendendo in ricerca per ampliare la gamma dell’offerta. Come Conai abbiamo investito 400mila euro per migliorare la qualità dei processi di lavorazione dei materiali giunti dalla raccolta differenziata». Le premesse per arrivare in tempo al traguardo ci sono. Sette regioni (Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli, Marche e Sardegna) hanno già raggiunto l’obiettivo del 50 per cento di riciclo e altre tre Regioni (Emilia Romagna, Valle d’Aosta e Umbria) appaiono vicine al traguardo (superano il 46 per cento). Lo documenta la Banca dati presentata nei giorni scorsi da Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e Conai: «C’è una metà dell’Italia che si è impegnata con successo e ha raggiunto in anticipo l’obiettivo europeo», spiega Filippo Bernocchi, delegato Anci per energia e rifiuti. «In queste zone virtuose quasi tutto quello che si raccoglie viene recuperato, mentre in altre la raccolta differenziata cresce molto più velocemente del riciclo. E questo vuol dire che si fa male, sprecando denaro, emissioni di anidride carbonica, energia per trasportare materiali mai utilizzati. Per questo noi riteniamo che occorra concentrare l’attenzione sul recupero, non sulla raccolta differenziata».
«Nella Ue a 28 Paesi raggiungere l’obiettivo del 50 per cento di riciclo significa creare 875mila posti di lavoro: solo con il riciclo degli imballaggi risparmiamo 2,2 miliardi di euro di energia», aggiunge Alessandro Marangoni, ad di Althesys, la società di ricerca che il 19 novembre presenta il primo rapporto del WAS – Waste Strategy, il think tank sulla gestione dei rifiuti e il riciclo. «Inoltre il riciclo contribuisce a migliorare la bilancia dei pagamenti dell’Italia evitando importazioni di materie prime per 6,5 miliardi di euro» .

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