L’ombra della ‘ndrangheta sul Tav, che succede a Chiomonte?

Tav. Improvvisamente i fan del mega tunnel tra Torino e Lione innestano la retromarcia. Anche perché le inchieste della magistratura rivelano veri interessi criminali sulla grande opera

Michele Curto *,il manifesto redazione • 9/11/2014 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Criminalità, controllo & sicurezza, Movimenti • 1236 Viste

Quando negli scorsi giorni il sena­tore Ste­fano Espo­sito ha sol­le­vato una pole­mica sull’aumentato costo della Tav, fino a dichia­rare che a quel prezzo è inu­tile farla, chi come me è con­tra­rio da sem­pre alla rea­liz­za­zione di quell’opera è rima­sto sorpreso.

Come se il noto capi­tano in un improv­viso rap­tus rin­ne­gasse il noto baston­cino dicendo: costa troppo! (vedi anche Chiam­pa­rinondr)

Del super treno è un ultrà, non vi è noti­zia, con­ve­gno di LTF, dichia­ra­zione di Virano a cui lui non par­te­cipi, mani­fe­sta­zione, ini­zia­tiva, o sin­golo tweet di que­sto o quell’altro atti­vi­sta del movi­mento che lui non deni­gri e su cui non intervenga.

Sor­prende la sor­presa, infatti che i costi della Tav sareb­bero cre­sciuti non lo dicono i mal­di­centi, ma il bol­let­tino di guerra delle grandi opere: addi­rit­tura la rea­liz­za­zione dell’alta velo­cità in Ita­lia dop­piò le pre­vi­sioni.
Quindi ha fatto bene Sel a chie­dere imme­dia­ta­mente di inter­rom­pere la rea­liz­za­zione dell’opera, rilan­ciando la neces­sità di una com­mis­sione di inchiesta.

Ma ad essere in discus­sione è solo il costo finale di que­sta opera? Il rap­porto da sem­pre molto sbi­lan­ciato fra inve­sti­mento e utilità?

Lo scorso luglio quasi nel silen­zio ed inos­ser­vata, a Torino, dopo quella Mino­tauro del 2011, scat­tava la seconda vasta ope­ra­zione con­tro la Ndran­gheta deno­mi­nata San Michele, chia­mata così pro­prio per­ché con­cen­trata geo­gra­fi­ca­mente in Val Susa.

A leg­gere gli atti di que­ste due ordi­nanze ci sarebbe da farsi alcune domande e sopra­tutto da pre­ten­dere impor­tanti rispo­ste dai pro­ta­go­ni­sti gestio­nali del Can­tiere Tav: LTF e il com­mis­sa­rio Mario Virano. Quest’ultimo, recen­te­mente, è stato audito dalla Com­mis­sione Lega­lità della Città di Torino di cui fac­cio parte, ed ha pre­fe­rito non rispondermi.

Quando il 27 giu­gno del 2011 le forze dell’ordine hanno sfon­dato i can­celli della Mad­da­lena davanti a loro vi era una ruspa mar­chiata Ital­coge, il cui domi­nus è Fer­di­nando Laz­zaro, assorto agli onori delle cro­na­che agli inizi degli anni due­mila per reati di tur­ba­tiva d’asta negli appalti per opere pub­bli­che e con una serie di fal­li­menti alle spalle.

Ripri­sti­nata la lega­lità con cotanta qua­li­fi­cata testa di ponte, biso­gnava costruire il can­tiere e sopra­tutto recin­tare “l’area di inte­resse stra­te­gico nazio­nale”, quindi LTF nell’estate del 2011 decise di spac­chet­tarne in due lotti la rea­liz­za­zione, ren­dendo così l’importo sotto soglia e potendo quindi pro­ce­dere ad affi­dare diret­ta­mente i lavori senza gara d’appalto.

Per un così deli­cato com­pito ven­gono chia­mate da LTF la stessa Ital­coge e la Mar­tina Ser­vice Srl.

Di Ital­coge, abbiamo già accen­nato in pre­ce­denza, biso­gne­rebbe però aggiun­gere che nel mag­gio del 2011 a Torino era scat­tata l’operazione Mino­tauro ed era cir­co­stanza ora­mai nota (io stesso avevo pub­bli­cato on line gli atti dell’inchiesta) che la Ital­coge aveva dato lavoro a Bruno Iaria, Ndran­ghe­ti­sta, capo della locale di Cour­gnè. Mar­tina invece era una società costi­tuita pochi mesi prima e con soli 10.000 euro di capi­tale sociale che aveva per unico socio ed ammi­ni­stra­tore Ema­nuela Cat­tero moglie e di fatto pre­sta­nome del marito Clau­dio Pasquale Mar­tina. Anche la fami­glia Mar­tina era carat­te­riz­zata da un pas­sato tur­bo­lento, fatto di fal­li­menti fraudolenti.

Un rap­porto del nucleo inve­sti­ga­tivo dei cara­bi­nieri di fine dicem­bre 2011 defi­ni­sce que­sti legami ed estende ombre nuove su appalti pubblici.

Nel dos­sier il colon­nello Domenico Mascoli inse­ri­sce uno schema dei lavori aggiu­di­ca­tisi da un altra azienda, fal­lita nel 2010, la Foglia Costru­zioni e con­di­visi con Ital­coge spa dei Lazzaro.

Vi spic­cano inter­venti sull’autostrada Salerno Reg­gio Calabria e su acque­dotti cala­bresi oltre ad altri lavori in Val­susa per RTI mai ulti­mati. I cara­bi­nieri sot­to­li­neano uno snodo socie­ta­rio a loro dire cru­ciale: «L’acquisto della fallita Foglia da parte di Fin­teco», altre società che ricon­du­cono al con­trollo occulto di Giovanni laria, zio del già citato Bruno, arre­stato come espo­nente di spicco della Ndran­gheta subalpina.

Gli investigatori infor­mano che per lungo tempo ha fatto la spola fra il Canavese e Santo Domingo. E nel 2007 foto­gra­fano 14 impren­di­tori e un dipen­dente Sitaf (con­ces­sio­na­ria auto­stra­dale in Valle Susa) men­tre entrano in casa sua, a Cuor­gné, per un incon­tro di affari. Nel gruppo si nota Clau­dio Pasquale Martina.

Insomma dai rilievi degli inqui­renti in realtà Mar­tina ed Ital­coge appar­ter­reb­bero pres­so­ché allo stesso soda­li­zio e risulta incre­di­bile che siano stati scelti da RTF al di fuori di pro­ce­dure di gara.

A dare però uno spac­cato ancora più chiaro dell’interesse dell’onorata società per il can­tiere sono i subap­pal­ta­tori scelti da Ital­coge e pron­ta­mente auto­riz­zati da LTF, infatti per le bitu­ma­zioni delle strade ster­rate su cui devono pas­sare i mezzi di can­tiere e i blin­dati della poli­zia viene chia­mato Gio­vanni Toro, arre­stato poi nel 2013 per con­corso esterno in asso­cia­zione mafiosa.

In una inter­cet­ta­zione dell’estate del 2011 dirà: “min­chia biso­gna che pren­diamo noi Chio­monte”. Sarà pro­prio così, infatti quando nelI’agosto del 2011 Ital­coge e Laz­zaro fal­lirà per l’ennesima volta, LTF non solo non revo­cherà l’appalto ma addi­rit­tura accet­terà che una nuova società, la Ital­co­stru­zioni (ancora una volta con­trol­lata da Laz­zaro) affitti il ramo di azienda della ex Ital­coge ritor­nando nel can­tiere, O meglio non uscen­done mai. Infatti nel dicem­bre 2012 Laz­zaro e Toro inter­cet­tati sul con­sor­zio Val­susa diranno: “Nando, che bel con­sor­zio, pren­diamo tutto noi!”

Lo stesso Toro attra­verso la for­ni­tura di cocaina con­vin­ceva un altro impren­di­tore ad affi­dar­gli altri lavori del can­tiere e sopra­tutto a indi­care la cava di Toro presso Sant’Ambrogio come cava per i ter­reni di scavo, con buona pace del bravo e NoTAV sin­daco Frac­chia che intanto ingag­giava con que­sta banda una lotta ser­rata a difesa del suo territorio.

In realtà dalle inda­gini risulta che Toro non abbia rea­liz­zato gli asfalti ad opera d’arte, infatti inter­cet­tato rimarca che invece dei 12 cm di asfalto pre­vi­sti ha posato solo pochi cen­ti­me­tri, ma Laz­zaro lo ras­si­cura, tanto è “d’accordo con Elia di LTF su dove faranno i caro­taggi di controllo”.

Pos­si­bile che le scor­ri­bande di Toro e Laz­zaro non agi­tino i sonni dei diri­genti di LTF, di Virano e dei soste­ni­tori dell’opera?

Come può essere che quel peri­me­tro defi­nito “sito stra­te­gico nazio­nale” sia così per­mea­bile agli inte­ressi criminali?

Va ricor­dato che chi per pro­te­stare con­tro la Tav ha aggre­dito quel can­tiere oggi è accu­sato di terrorismo.

A infit­tire i miei dubbi ci pen­sano ancora Toro e Laz­zaro, Toro: “min­chia.. sti cazzo di 4 assi non hanno i per­messi! … senti una cosa rie­sci tu a far­gli fare un per­mes­sino a que­sti 4 assi? veloce…” Laz­zaro: “si, gl..gli.. e lo fac­cio fare attra­verso la Pre­fet­tura, gli … gli dico che dob­biamo asf.. asfal­tare è urgente”.

A sen­tir loro era chiaro, chi decide e chi entra.

Que­sti fatti sono del 2011–2012, cosa è suc­cesso dopo?

Ci si fermi subito e si inda­ghi presto

* Michele Curto è il Capo­gruppo di Sel al Con­si­glio Comu­nale di Torino

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