L’ultima crudeltà sulle ragazze rapite Boko Haram le ha fatte sposare

L’ultima crudeltà sulle ragazze rapite Boko Haram le ha fatte sposare

«Le ragazze rapite? Acqua passata — ride il capo di Boko Haram nel video diffuso ieri — Le ho date via in matrimonio già da un pezzo. Tutte le oltre duecento ragazze di Chibok si sono convertite all’Islam perché è la religione migliore. I genitori devono fare altrettanto o rischiano di morire. Le loro figlie sono nelle case dei mariti. Hanno già imparato a memoria due capitoli del Corano».
Abdubakar Shekau ride attorniato da 14 uomini mascherati e da quattro gipponi, le bandiere nere mutuate da Al Qaeda e il tipo di boscaglia che ha fatto da sfondo ad altri suoi proclami. In lingua hausa, e a tratti in inglese, Shekau si fa beffe della tregua annunciata dal governo nigeriano il 17 ottobre. «Chi lo dice che stiamo dialogando o discutendo con qualcuno? State forse parlando a voi stessi? Noi non facciamo altro che ammazzare gente, con machete e armi da fuoco. La guerra è ciò che vogliamo». Il trentenne fanatico che un tempo si guadagnava da vivere raccogliendo lattine vuote al mercato di Maiduguri, il capoluogo dello Stato del Borno, minaccia il sedicente negoziatore Danladi Ahmadu, l’uomo che secondo le autorità di Abuja a nome di Boko Haram avrebbe trattato il cessate il fuoco e annunciato l’imminente liberazione delle studentesse rapite sei mesi fa nel villaggio di Chibok la notte prima degli esami. «Danladi? Non conosciamo nessuno con questo nome. Ma se lo incontriamo gli taglieremo la testa».
La beffarda videocassetta di Shekau consegnata a giornalisti locali non contiene sorprese. Il califfato proclamato ad agosto da Boko Haram non è dotato di una moderna casa di produzione media come l’Isis, non usa Twitter e YouTube ma ancora le vecchie modalità comunicative di Osama Bin Laden: videocamera, cassetta e postini in moto. Ma l’efficacia fa il paio con la ferocia. D’altra parte l’annuncio di tregua e le speranze di liberazione delle ragazze di Chibok erano subito state accolte da grande scetticismo già due settimane fa, prima ancora che il gruppo rapisse altre 60 donne e assaltasse altri villaggi. Certo le buone notizie venivano da fonti autorevoli: il capo delle forze armate e il portavoce del presidente Goodluck Jonathan. Ma già in passato i governanti del più ricco Paese d’Africa hanno dimostrato di non essere credibili: pochi giorni dopo il sequestro delle studentesse di Chibok un ministro disse che erano già libere!
Nessun commento ufficiale ieri sul messaggio di Shekau, arrivato a poche ore dalla ricandidatura di Goodluck alla poltrona presidenziale in vista delle elezioni del prossimo febbraio. Beffe, figuracce, giochi di propaganda e rimpalli di responsabilità si susseguono sulla pelle delle famiglie: «Non avevamo preso sul serio la notizia della tregua — ha detto ieri al Guardian Pogo Bitrus, capo degli anziani di Chibok — Quelli non hanno mai smesso di attaccare». Gli fa eco il pastore cristiano Enoch Mark, che ha una figlia e una nipote tra le ragazze rapite: «E’ un altro colpo, ma non smettiamo di sperare».
In cinque anni di guerra almeno 500 donne da zero a 65 anni sono state rapite da Boko Haram, secondo un rapporto presentato questa settimana da Human Rights Watch. C’è chi ipotizza che il gruppo sia diviso tra fazioni in lotta, altri che evidenziano invece la struttura fortemente gerarchica della struttura che fa capo a Shekau. Il governo nei mesi scorsi l’aveva addirittura dichiarato morto in combattimento. Se quello del video è il sosia, non ha certo mostrato indecisioni nel minacciare di morte l’unico bianco in ostaggio, un insegnante tedesco prigioniero da luglio.
Nel Nord-Est si continua a combattere di villaggio in villaggio. I droni inviati dagli americani non sono serviti, anche se secondo il governo il nascondiglio è stato individuato. E’ più probabile che siano state divise in gruppi fin dall’inizio. Su 276 studentesse rapite, 219 rimangono missing , in gran parte cristiane. Una delle scampate, Maria, ha raccontato alla Bbc il modo in cui si presentarono i miliziani quella notte: «Cosa ci fate a scuola? Venite qui a prostituirvi».
Michele Farina


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