Manovra, tanti nodi da sciogliere

Legge di stabilità. Alla camera tre fiducie e oggi il via libera. Ma al senato molti dossier da riaprire. Renzi esalta l’eroismo degli imprenditori e dopo le polemiche palazzo Chigi precisa: intendeva elogiare tutti, anche i lavoratori

Domenico Cirillo, il manifesto redazione • 30/11/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Politica & Istituzioni • 610 Viste

Una lunga gior­nata di vota­zioni nomi­nali, con i depu­tati che aspet­tano fuori dall’aula o si accam­pano sugli scranni in attesa di essere chia­mati a sfi­lare sotto la pre­si­denza. Pochi inter­venti, tra una fidu­cia e l’altra: alla fine saranno tre, senza pro­blemi né sor­prese. Ma non è ancora la fine, dal momento che oggi la camera deve votare la legge di sta­bi­lità nel suo com­plesso e prima ancora la bel­lezza di 306 ordini del giorno legati alla mano­vra. Clas­sica mano­vra di ostru­zio­ni­smo, ver­rebbe da pen­sare: ma con i numeri di Mon­te­ci­to­rio si trat­te­rebbe di una bat­ta­glia vana e poi il via libera defi­ni­tivo alla mano­vra è già fis­sato per sta­sera (domat­tina al mas­simo) per­ché al senato sono pronti a par­tire da mar­tedì. Invece gli ordini del giorno sono per la mag­gior parte fir­mati da depu­tati della mag­gio­ranza. È il segnale che restano molte que­stioni aperte e molte richie­ste dei gruppi che andranno affron­tate al senato. Anche la mino­ranza del par­tito demo­cra­tico, che nell’occasione imme­dia­ta­mente pre­ce­dente del «Jobs act» aveva con­tato una tren­tina di dis­sensi alla camera, sulla legge di sta­bi­lità si è alli­neata rin­viando i ten­ta­tivi di modi­fica più impor­tanti al senato.

La tas­sa­zione sui fondi pen­sione e sull’anticipo del Tfr, i con­tri­buti minimi dei lavo­ra­tori auto­nomi, l’Irap. Per non dire del canone Rai. Sono que­sti gli argo­menti che il senato, dove i numeri per la mag­gio­ranza sono assai meno tran­quilli della camera, dovrà affron­tare. Oltre alla «local tax», una tassa unica sugli immo­bili che secondo la pro­po­sta del Nuovo cen­tro­de­stra dovrebbe accor­pare (e ridurre) la com­pli­cata tas­sa­zione muni­ci­pale sulle case. I tre voti di fidu­cia di ieri — ai quali i depu­tati del Movi­mento 5 stelle hanno scelto di non par­te­ci­pare — ancora non bastano. La legge di sta­bi­lità dovrà tor­nare alla camera per l’approvazione defi­ni­tiva, entro natale.

Ma intanto è ancora una dichia­ra­zione del pre­si­dente del Con­si­glio a sol­le­vare pole­mi­che. In un video­mes­sag­gio all’assemblea della Cna, la Con­fe­de­ra­zione dell’artigianato e della pic­cola impresa, Renzi si è così rivolto alla pla­tea: «Cia­scuno di voi è un impren­di­tore, un arti­giano, un lavo­ra­tore. Sa per­fet­ta­mente che par­tire la mat­tina con il grido “tanto non ce la faremo mai”, non è sol­tanto fru­strante, rende impos­si­bile l’impresa. Chi la mat­tina si alza e prova a fare il suo mestiere, e lo fa met­ten­dosi in gioco tutto, è un eroe dei tempi nostri, è un eroe della quo­ti­dia­nità». La tra­du­zione delle prime agen­zie e dei siti inter­net è appena un po’ sbri­ga­tiva — Renzi: gli impren­di­tori sono gli eroi del nostro tempo — ma non sba­glia nel cogliere il fatto che il pre­mier rivol­geva i suoi com­pli­menti a un’assemblea di impren­di­tori, defi­nendo loro «lavo­ra­tori». In ogni caso monta una pole­mica con la Cgil e con altri sin­da­cati, del resto sono i giorni cal­dis­simi che pre­ce­dono il pas­sag­gio del Jobs act al senato e lo scio­pero gene­rale. Rivol­gen­dosi agli arti­giani e pic­coli impren­di­tori riu­niti a Miran­dola, in pro­vin­cia di Modena — signi­fi­ca­ti­va­mente in un capan­none di un’azienda metal­mec­ca­nica rico­struito dopo il ter­re­moto del 2012 — Renzi vanta una «ridu­zione di 18 miliardi del carico fiscale», nelle sue parole «l’inizio di un pro­cesso rivo­lu­zio­na­rio». Come si sa il con­teg­gio è assai con­te­stato dal momento che i tagli alle regioni e ai comuni si tra­du­cono e si tra­dur­ranno in aumenti delle tas­sa­zioni locali. In ogni caso Renzi insi­ste: «La nostra parte la fac­ciamo sem­pli­fi­cando il sistema fiscale, anche per­ché vor­rei vedere come si fa a ren­derlo più com­pli­cato il sistema fiscale italiano».

La frase sull’«eroismo» impren­di­to­riale non suscita solo le rea­zioni del sin­da­cato, incon­tra anche la fred­dezza degli stessi impren­di­tori. «Que­sti eccessi non fanno bene al paese, Renzi sba­glia», dice l’industriale e depu­tato mon­tiano Alberto Bom­bas­sei. «Tutti gli ita­liani sono eroi in que­sto momento, sono pole­mi­che ste­rili», com­menta il pre­si­dente della Con­fin­du­stria Gior­gio Squinzi. Da palazzo Chigi invi­tano a leg­gere le parole di Renzi come rivolte anche ai lavo­ra­tori. Sarebbe bastato ascol­tare la frase per intero — com­men­tano alla pre­si­denza del Con­si­glio, evi­den­te­mente pre­oc­cu­pati dalla piega delle pole­mi­che — per evi­tare frain­ten­di­menti, for­za­ture o stru­men­ta­liz­za­zioni. Stessa pun­tua­liz­za­zione che arriva dalla segre­te­ria del Pd: «Voler pole­miz­zare a tutti i costi non gioca al paese». Da tenere a mente.

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