Altri milioni per i caccia europei

Altri milioni per i caccia europei

Un miliardo di euro per sviluppare la nuova versione del caccia Eurofighter.Un ottimo affare per Finmeccanica , che così può confermare la sua leadership nei radar militari più avanzati. Ma con un costo a carico dei contribuenti italiani tutto da decifrare e che potrebbe arrivare a 200 milioni di euro. Il consorzio che produce l’aereo europeo ha infatti deciso di costruire un nuovo sistema di visione per il jet, chiamato Aesa, con l’obiettivo di renderlo competitivo sul mercato bellico nei prossimi decenni. Quattro i paesi coinvolti, a livello di governo: Gran Bretagna, Germania, Italia e Spagna che hanno appena siglato il patto a Edimburgo. Applicando le quote del consorzio Eurofighter, l’Italia dovrebbe partecipare all’iniziativa con un finanziamento di circa duecento milioni di euro. Di cui però nei bilanci statali non c’è traccia.

Il coordinamento dell’operazione è in mano alla Bae britannica, per la quale l’iniziativa vale circa mezzo miliardo di euro. Ma la ricaduta tecnologica maggiore riguarda proprio Selex Es, la branca elettronica di Finmeccanica, che si ritaglia un giro d’affari di 400 milioni: secondo la Bbc, il radar verrà realizzato nello stabilimento di Edinburgo e garantirà in Scozia cinquecento posti di lavoro altamente qualificati. L’amministratore delegato di Finmeccanica, Mauro Moretti, ha però precisato che la costruzione avverrà anche nell’impianto di Nerviano, alle porte di Milano, mentre l’Alenia di Torino avrà la responsabilità dell’integrazione dello strumento sulla cellula del velivolo.

Già, ma chi paga? I fondi dovrebbero venire dai governi che formano il consorzio, nato alla fine degli anni Settanta per mantenere il primato dell’industria aerospaziale europea. L’Italia ha un quinto delle quote, il che dovrebbe significare un esborso di circa 200 milioni per i conti pubblici. Finora sono stati ordinati 461 di questi caccia, ma le esportazioni soffrono per la concorrenza di velivoli statunitensi, francesi e russi che già dispongono di radar di ultima generazione. E la Gran Bretagna, che ha in mano il business delle vendite nei ricchi mercati arabi e asiatici, ha fatto forti pressioni perché si procedesse alla realizzazione del nuovo sistema di bordo. Il sostegno del premier David Cameron all’iniziativa è stato totale. E l’unico commento governativo all’accordo è venuto dal ministro britannico alla produzione militare, Philip Dunne: «L’introduzione di questo sistema è un passo significativo che renderà la Royal Air Force in grado di rispondere all’evoluzione delle richieste operative».

In Italia invece il nuovo progetto apre più questioni. L’importanza tecnologia è indubbia. Selex-Es ha la leadership europea nello sviluppo di questi sistemi, con quartiere generale in Scozia: la scorsa estate ha già concluso un accordo per dotare di radar tipo Aesa il caccia anglo-svedese Gripen, meno costoso dell’Eurofighter e che sta riscuotendo successi in Sud America ed Europa Centrale. Moretti si è detto «orgoglioso del nuovo contratto, testimonianza di come i prodotti delle aziende del gruppo Finmeccanica rappresentino soluzioni tecnologicamente all’avanguardia».

Ma per i bilanci statali gli Eurofighter si stanno rivelando un vero salasso. Secondo i dati ufficiali, l’Italia spenderà 21,1 miliardi di euro per acquistare 96 caccia: è il programma più impegnativo in assoluto. All’inizio si ipotizzava di pagare 18 miliardi per comprarne 121 esemplari, poi nonostante la diminuzione degli ordini il prezzo è lievitato. Una stima basata su dati tedeschi fa intravvedere un esborso complessivo per acquisto e gestione dei caccia italiani di 41 miliardi di euro. E in tempi di spending review, lo sviluppo della nuova versione richiederà altre centinaia di milioni che probabilmente finiranno sui conti del ministero dello Sviluppo Economico, il grande finanziatore dello shopping bellico hi-tech.

C’è poi una questione operativa. L’Aeronautica considera l’aereo made in Europe come un intercettore: le missioni previste finora sono quelle classiche di un caccia, senza compiti di attacco al suolo. Come bombardieri è previsto l’arrivo degli F-35, mezzi progettati dalla Lockheed statunitense che appartengono a una generazione più recente rispetto all’Eurofighter. Nel lungo dibattito sugli F-35 più volte, anche da alcuni parlamentari del Pd, è stato prospettato di ridurre il numero di aerei Lockheed affiancandogli la nuova versione caccia-bombardiere del velivolo europeo. Adesso l’investimento per il radar Aesa renderà l’Eurofighter pienamente multiruolo, con capacità complete anche nell’attacco al suolo. Una opportunità che potrebbe influire pure nelle polemiche italiane sulla ripartizione del budget della Difesa.

Sullo sfondo resta il grande dilemma degli investimenti militari, che generano tecnologia avanzata e ricadute occupazionali, ma con un costo per la collettività spesso messo in discussione: c’è proporzione tra l’investimento di denaro pubblico e i benefici per il Paese?

Silenzio assoluto da Berlino e Madrid. I due governi negli ultimi mesi hanno duramente criticato il programma europeo, arrivando a minacciare persino il blocco degli ordini già firmati. Tedeschi e spagnoli contestano i costi siderali degli aerei, la loro limitata efficienza operativa e anche alcuni difetti tecnici. L’Aeronautica militare italiana e la Raf britannica invece hanno ribadito la piena soddisfazione per le prestazioni del jet.

Un difetto comune a tutti i caccia europei è la profonda differenza tra le prime serie prodotte e le successive: in pratica si tratta di due aerei molto differenti dal punto di vista della dotazione elettronica e dei motori, con prezzi per la manutenzione elevatissimi. Anche in Italia i primi trenta velivoli consegnati vengono sostanzialmente tenuti fermi e negli anni scorsi si è cercato invano un paese a cui venderli. Uno spreco niente male, considerando che il prezzo medio di ognuno di questi supercaccia è di 219 milioni di euro, spese di sviluppo incluse.



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