«Niente patto di Stabilità per le città colpite»

«Niente patto di Stabilità per le città colpite»

Deroga al patto di Stabilità per i Comuni che hanno subito eventi catastrofici o drammatici come le alluvioni. Nel viaggio a tappe forzate attraverso le regioni del Nord, Liguria, Piemonte e Lombardia, piegate dalle calamità naturali, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio annuncia «minori vincoli di bilancio, dando così la possibilità di mettere in sicurezza edifici e strade», ma anche un piano nazionale con investimenti per 9 miliardi nei prossimi 7 anni per fare «tutto il possibile in un territorio tanto fragile come il nostro».

Delrio ricorda lo stanziamento nella legge di Stabilità delle risorse per alimentare il fondo emergenze e spiega che i Comuni potranno «rinegoziare i mutui esistenti a nuovi tassi e accendere nuovi mutui a tasso zero per tre miliardi».
Ci sono 25 stati di emergenza, ripete negli incontri con i sindaci e i presidenti di provincia a Genova, Alessandria e, nel pomeriggio, Milano, accompagnato dal capo della Protezione civile Franco Gabrielli. E altre procedure saranno aperte a breve. «Ci troviamo a dover recuperare 30 anni di ritardo» ha detto Delrio. «Il governo ha un piano per il dissesto idrogeologico e chiederà alle Regioni di presentare entro i primi giorni di dicembre le loro nuove proposte per gli accordi di programma». E già il 4 dicembre, per questo, saranno a Roma Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano, perché al Seveso che ha messo in ginocchio la metropoli e fermato la linea 2 del metrò, s’è aggiunto il Lambro, le cui sponde sono in parte crollate allagando interi quartieri della periferia est.
A Genova, dove in mattinata erano riuniti i sindaci dell’area metropolitana, era stato fatto un quadro drammatico con i «lavori di somma urgenza appena completati e già spazzati via dalle nuove frane, le 300 strade interrotte, le frazioni dell’entroterra isolate e le centinaia di famiglie evacuate, fasce di terra perfettamente coltivate comunque franate come terreni abbandonati, Comuni che hanno i soldi bloccati dal patto di stabilità e altri senza più un euro».
«Asciugate le lacrime dobbiamo agire con disciplina — ha risposto Delrio -. Investiremo i miliardi previsti dall’accordo Ue per il dissesto idrogeologico, entro il 2015 sbloccheremo tutti i fondi bloccati per gli interventi ma tutto questo non ci salverà dall’emergenza. Le alluvioni succedono anche in Olanda, Germania, Svizzera e in altri Paesi che hanno una cultura del territorio e una cura idraulica molto superiore alla nostra. Per questo la Protezione civile deve avere un fondo capiente».
Riconoscimenti dello stato d’emergenza, svincolo per i Comuni colpiti dal patto di stabilità e risorse per le infrastrutture più urgenti erano state anche le richieste dei sindaci dell’Alessandrino: «In un mese siamo andati a bagno tre volte — hanno sottolineato il sindaco di Alessandria e di Novi —. Tanaro e Bormida hanno retto, i piccoli rii no». E Delrio ha promesso che il prossimo Consiglio dei ministri deciderà lo stato di calamità per la zona.
Il sottosegretario ha indicato nel Piemonte un «modello da seguire». Nonostante sia stato colpito pesantemente, «ha retto perché è dotato di un sistema di protezione civile che può essere da esempio per l’Italia». Il governo «sta valutando l’ipotesi di introdurre l’assicurazione obbligatoria per soggetti pubblici e privati contro le calamità naturali».
Infine, ribadendo il no ai condoni il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha aggiunto: «Forse le responsabilità le abbiamo tutti: la classe politica, le istituzioni nazionali e locali».
Paola D’Amico


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