Piccole librerie resistono «Andiamo noi a cercare i lettori»

Piccole librerie resistono «Andiamo noi a cercare i lettori»

Sono l’ultimo avamposto della lettura. Disseminate in ogni quartiere, le librerie cercano di resistere alla crisi e di allearsi per farsi conoscere meglio. Nel grande mare di BookCity ci sono anche loro. Eventi, incontri, presentazioni si svolgono nelle grandi librerie di catena, dalle Feltrinelli alla Mondadori, nei templi storici della Milano culturale, come la Hoepli, o in quelli più recenti (un anno di vita) come la Open di viale Montenero, negozio social che guarda al digitale.
Spesso si sottolinea che i festival culturali, pur attraendo molti, non portano a un aumento delle vendite. «Ci sono persone — sostiene Ambrogio Borsani, bibliofilo e scrittore, accanito frequentatore di mercatini e negozi — che hanno paura a entrare nelle librerie. Allora quando ci sono manifestazioni come queste è più facile portare le librerie da loro».
Come già succede in altre manifestazioni, vedi il Festivaletteratura di Mantova, quest’anno anche BookCity ha voluto allestire un punto vendita diretto nel cuore della manifestazione, il Castello Sforzesco, dove si possono trovare i volumi di cui si parla nei 900 incontri della rassegna. Il punto vendita si trova all’Agorà Expo, lo spazio progettato da Michele De Lucchi ,ed è stato affidato alla Lim (l’Associazione librerie indipendenti Milano, presieduta da Samuele Bernardini della Claudiana) che riunisce 26 sigle, dalla 6Rosso alla Trovalibri, passando per la Lirus, la Borsa del fumetto, la Libreria dello sport.
Marco Zapparoli, editore di Marcos y Marcos, che per il comitato organizzatore si è occupato del coordinamento del progetto, spiega: «L’anno scorso nel cortile della Rocchetta c’era una sorta di biblioteca dove si potevano consultare i volumi di cui si parlava negli eventi, ma molti ci chiedevano: perché non si possono acquistare? Così abbiamo pensato a questo spazio, coinvolgendo le librerie indipendenti che garantiscono una flessibilità che va incontro alle esigenze di una manifestazione come questa. Certo, rimangono alcuni problemi di logistica». Roberto Tartaglia della libreria Centofiori, incaricato di coordinare gli acquisti, spiega: «Forniamo i libri da vendere ai banchetti nei luoghi degli eventi e può capitare che un evento duri più a lungo e quindi che chi viene dopo si lamenti perché si inceppa la successione delle vendite. Ma sono cose normali».
L’Agorà, come dice il nome stesso, vuole funzionare anche come luogo d’incontro: «E infatti l’idea è anche che tutti i protagonisti passino da lì». Ieri la pioggia torrenziale che ha messo in ginocchio la città non ha permesso di farlo e gli autori che dovevano andare all’Agorà, da Andrea De Carlo a Marco Malvaldi a Boris Pahor, hanno fatto il firmacopie nel luogo del loro evento. I librai della Lim sono però soddisfatti: «Considerate le manifestazioni di venerdì e il maltempo di ieri — spiega Michele Cortina della Libreria scientifica — le cose sono andate abbastanza bene. Per noi è un’operazione utile per farci conoscere, allearsi in una rete è un modo per fare fronte alla diminuzione dei lettori che tutta la filiera editoriale sta scontando. L‘associazione mette insieme realtà diverse, sparse per tutta Milano, spesso specialistiche, come la Libreria militare o la Libreria dello spettacolo, che da sole farebbero più fatica a farsi conoscere. Qui uniamo le forze». Anche Gianluca Emeri della Libreria di quartiere è contento della partecipazione dei milanesi: «Poi, certo, molte librerie hanno fatto anche eventi in proprio e anche questo contribuisce al bilancio».
L’obiettivo sarebbe anche di far conoscere meglio un ruolo, quello del libraio, che ormai sembra sopravvivere più come figura letteraria che sociale (quest’anno sono usciti molti romanzi, soprattutto negli Stati Uniti dove le librerie fisiche stanno sparendo, che l’hanno eletto a protagonista).«Le librerie aprono — aggiunge Tartaglia — ma soprattutto chiudono. Diciamo che vivere di questo è difficile per tutti. Ma bisogna anche compiere uno sforzo per reinventarsi. Sarebbe bello riuscire a far capire il senso del nostro lavoro: perché un libro arriva sugli scaffali, le scelte che facciamo».
Sui librai a BookCity, Zapparoli pensa che si possa fare di più: «Hanno funzionato soprattutto quelle che hanno trovato un’idea, come la Popolare di via Tadino che ha organizzato una rassegna sulle riviste. Ma BookCity è in continua evoluzione, ci sono margini di miglioramento».


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