Il sindacato che piace a Beppe Grillo è quello di polizia

Movimento 5 Stelle. Di Maio e gli altri grillini ribadiscono la linea: «Gli uomini in divisa hanno avuto e avranno sempre il nostro sostegno». Suscitando, si suppone, l’imbarazzo di deputati come Marco Scibona, che funge nei piani grillini da ufficiale di collegamento tra i 5 Stelle e i No Tav della Val Susa

Giuliano Santoro, il manifesto redazione • 5/11/2014 • Copertina, Criminalità, controllo & sicurezza, Politica & Istituzioni • 812 Viste

Beppe Grillo dimo­stra dif­fi­denza verso le orga­niz­za­zioni dei lavo­ra­tori ma non nasconde sen­si­bi­lità per le ragioni dei sin­da­ca­tini di polizia più cor­po­ra­tivi. È suc­cesso ancora due giorni fa, quando dal blog Bep?pe?grillo?.it ha tro­vato il modo di affron­tare le botte ai lavo­ra­tori dell’Ast di Terni pren­den­do­sela coi metal­mec­ca­nici e allu­dendo al fatto che la Fiom avrebbe con­trap­po­sto arti­fi­cio­sa­mente cit­ta­dini in divisa e cit­ta­dini in tuta blu allo scopo di get­tare ben­zina sul fuoco della “guerra tra poveri”. «Chi ha orga­niz­zato il cor­teo non poteva non sapere che la devia­zione del per­corso non era con­sen­tita», pre­mette una nota reda­zio­nale che intro­duce l’intervista a Igor Gelarda, della segre­te­ria nazio­nale del sindacato di polizia Con­sap. «I sin­da­ca­li­sti della Fiom dovreb­bero ben sapere che se cer­chi di uscire dalla zona che ti è stata data entre­rai in con­tatto con la polizia», tuona Gelarda dalla get­to­na­tis­sima tri­buna digi­tale del Movi­mento 5 stelle. Poche ore prima, un ipo­te­tico stress test sul rap­porto tra opi­nione pub­blica e forze dell’ordine avrebbe segnato un altro punto di crisi: le agen­zie bat­tono la noti­zia delle asso­lu­zioni in appello per la morte di Ste­fano Cucchi.

Il M5S non manca di soli­da­riz­zare con le forze di poli­zia: sui pro­fili Fb dei par­la­men­tari del cer­chio magico si mani­fe­sta «rispetto» per la «sen­tenza Cuc­chi» e per il «dolore della fami­glia». Tut­ta­via, pur espri­mendo imba­razzo per le prese di posi­zione di «alcuni sin­da­ca­li­sti» Di Maio e gli altri gril­lini riba­di­scono la linea: «Gli uomini in divisa hanno avuto e avranno sem­pre il nostro soste­gno». Susci­tando, si sup­pone, l’imbarazzo di depu­tati come Marco Sci­bona, che funge nei piani gril­lini da uffi­ciale di col­le­ga­mento tra i 5 Stelle e i No Tav della Val Susa e che ha depo­si­tato un pro­getto di legge per il codice iden­ti­fi­ca­tivo obbli­ga­to­rio sulla divisa.

Qual­che set­ti­mana prima, espo­nenti di sin­da­cati di polizia sono la fonte pri­ma­ria cui Grillo e i suoi si appi­gliano per dif­fon­dere e ampli­fi­care il sup­po­sto «allarme Ebola» cau­sato dagli sbar­chi dei migranti. In pre­ce­denza, i con­si­glieri muni­ci­pali M5S di Roma votano un odg per chie­dere che alle grandi mani­fe­sta­zioni venga impe­dito di pas­sare per il cen­tro della città. E in pochi sanno che quando Napo­li­tano viene rie­letto al Qui­ri­nale e Grillo chiama gli ita­lia­ni a pro­te­stare davanti alla Camera, decide di spe­gnere la piazza sul nascere quando gli uomini della Digos spie­gano ai suoi ragazzi che rischiano di non tro­varsi davanti la pla­tea di uno spet­ta­colo di caba­ret. «Non si pre­oc­cupi, li teniamo buoni noi», dice ai diri­genti di piazza Vito Crimi, calan­dosi il cap­pello da pompiere.

Il fatto è che i cor­tei ser­vono anche e soprat­tutto a segnare un con­fine sim­bo­lico e mate­riale tra il «noi» e il «loro». Quel con­fine rompe lo schema prin­ci­pale della reto­rica pen­ta­stel­lata che vor­rebbe i cit­ta­dini tutti, al di là di classi e bloc­chi sociali, uniti con­tro i «poli­tici». È un’immagine impos­si­bile da fago­ci­tare dall’idrovora-Grillo. Già due anni or sono, quando i book-bloc degli stu­denti ven­gono pestati dalla polizia a Roma, Grillo invita all’unità i gio­vani pre­cari e i robo­cop col man­ga­nello. Suc­ces­si­va­mente, non manca di dare spa­zio a espo­nenti del Sap (il sin­da­cato di poli­zia che ha insul­tato la memo­ria di Cuc­chi). Un anno più tardi, a Torino, si veri­fica l’evento che marca l’identità di quello che la stampa chiama «movi­mento dei forconi».

È una scena che viene evo­cata per inve­rare l’insorgere di una comu­nità nazio­nale, inter­clas­si­sta e post-ideologica: le forze dell’ordine si tol­gono i caschi tra gli applausi dei mani­fe­stanti. Sol­dati e poli­ziotti diven­tano, nell’inconscio pro­fondo del paese che con­di­vide slo­gan e fil­mati nei social net­work, l’alleato indi­spen­sa­bile con­tro la Casta che affama «gli ita­liani». Addi­rit­tura, uno dei lea­der della pro­te­sta chiede che il governo venga sosti­tuito da una giunta mili­tare. Grillo si accoda con disin­volta enfasi e scrive ai ver­tici di polizia, cara­bi­nieri ed eser­cito: «Gli ita­liani sono dalla vostra parte, uni­tevi a loro».

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