La sinistra che si ritrova incontra ancora Cofferati

Ritorni. Dall’Europarlamento alle primarie in Liguria: per il tentativo del Cinese c’è un fronte trasversale ai partiti, da Rifondazione alla lista Tsipraz, da Vendola a Civati. Tra dicembre e gennaio due iniziative di riavvicinamento a Bologna e Milano

Daniela Preziosi, il manifesto redazione • 29/11/2014 • Copertina, Politica & Istituzioni • 928 Viste

«La sini­stra deve avere il corag­gio di guar­dare ai diritti, al lavoro e alla cit­ta­di­nanza. E il rap­porto fra sini­stra rifor­mi­sta e sini­stra radi­cale non fun­ziona se non c’è una indi­vi­dua­zione di obiet­tivi con­di­visi. Anche le isti­tu­zioni, anche quelle sul ter­ri­to­rio devono occu­parsi di que­ste mate­rie ognuna nell’ambito delle sue com­pe­tenze. Si parla tanto di lavoro ma il tema di chi rap­pre­senta chi e di come ven­gono vali­date le deci­sioni prese viene eluso, accan­to­nato. Il governo ha la ten­denza a non rico­no­scere i corpi inter­medi. E que­sto è un grave errore».
Così, quasi en pas­sant, giu­rando di non voler adden­trarsi nella strada che comun­que sarà in salita delle pros­sime pri­ma­rie in Ligu­ria, la scorsa set­ti­mana Ser­gio Cofferati pen­nel­lava la cometa — il natale è alle porte — delle sua cam­pa­gna elet­to­rale. Che sarà breve, par­tirà lunedì per con­clu­dersi con il voto l’11 gen­naio quando si apri­ranno i gazebo, cielo permettendo.

La prima sfida di Cof­fe­rati è vin­cere, ma anche por­tare i liguri a votare. Ma que­sto suo ragio­na­mento contiene già un vasto pro­gramma, che potrebbe andare al di là delle pri­ma­rie. L’europarlamentare ha inne­stato la retro­mar­cia da Bru­xel­les a Genova per ten­tare la strada del gover­na­to­rato sfi­dando l’assessora Raf­faella Paita, soste­nuta dall’uscente Clau­dio Bur­lando. I son­daggi danno Cofferati avanti.
Dal Naza­reno Renzi non ha ancora deciso con chi schie­rarsi, dopo aver ten­tato inu­til­mente il pres­sing per con­vin­cere alla corsa Andrea Orlando, mini­stro di giu­sti­zia e spez­zino di belle spe­ranze, record­man di voti alle par­la­men­ta­rie 2012.
Cofferati ha incas­sato, è noti­zia di que­ste ore, l’appoggio di Sel. Ma anche quello della Rete a sini­stra, costel­la­zione di asso­cia­zioni e cit­ta­dini nata per ispi­ra­zione di Pippo Civati e Luca Pasto­rino, depu­tato Pd e sin­daco di Bru­glia­sco. E ancora, ma qui le noti­zie non sono uffi­ciali, già da tempo si muo­vono per lui alcuni espo­nenti di Rifon­da­zione e dell’area Tsipras.

E così sotto le inse­gne del Cinese, l’uomo che dieci anni fa portò in piazza due milioni di per­sone con­tro l’abolizione dell’art.18 da parte del governo Ber­lu­sconi (sul palco con lui c’era lo stato mag­giore della Cgil, che oggi dagli scranni par­la­men­tari del Pd ha votato sì alla stessa pro­po­sta, sta­volta tar­gata Renzi), il lea­der man­cato del Cor­ren­tone di dies­sina memo­ria (anzi­ché capeg­giare quell’area nel 2004 riparò a fare il sin­daco di Bolo­gna), insomma sotto le inse­gne della sua eterna pro­messa riman­data se non pro­prio delusa sta­volta potrebbe rico­struirsi una qual­che con­cor­dia fra tutte le sini­stre Pd ( per­sino quelle ren­zi­ste: lo sostiene anche Alberto Villa, gio­vane turco geno­vese che si è riti­rato dalla com­pe­ti­zione per affian­carlo), quelle fuori del Pd fino a quelle meno coa­liz­za­bili.
Que­sto men­tre a Roma le alleanze sono sep­pel­lite sotto il lastrone di marmo dell’Italicum. E nelle altre sei regioni che andranno al voto in pri­ma­vera sono ancora un periodo ipo­te­tico dell’irrealtà.

Ieri è andata in crisi la più solida di tutte, quella pugliese, legata a un patto che sem­brava indis­so­lu­bile fra l’ex pre­si­dente Ven­dola e l’entrante Emi­liano. E così la strada della sini­stra che prova a rior­ga­niz­zarsi passa per l’iniziativa del 13 dicem­bre a Bolo­gna dell’associazione «È pos­si­bile» di Civati; per Milano dove Ven­dola dal 23 al 25 gen­naio ha con­vo­cato la sua Leo­polda rossa met­tendo insieme Civati, Fas­sina anche il greco Tsi­pras e lo spa­gnolo Pablo Igle­sias dell’emergente Pode­mos. E arriva a Genova, per riqua­gliare per la prima volta da tempo un fronte (quasi) uni­ta­rio in grado di bat­tere Renzi, anche se solo per inter­po­sto candidato.

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