Sulle pensioni l’«effetto recessione» Il governo cerca la formula anti tagli

Sterilizzazione e periodi più lunghi tra le ipotesi per evitare la svalutazione degli assegni

Antonella Baccaro, Corriere della Sera redazione • 9/11/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 651 Viste

ROMA Difficilmente passerà attraverso la legge di Stabilità la soluzione del problema della svalutazione delle pensioni che potrebbe determinarsi applicando gli attuali metodi di capitalizzazione dei montanti contributivi, legati all’andamento del Pil (prodotto interno lordo). L’emendamento presentato dal senatore Lello di Gioia (Pd), presidente della commissione bicamerale di vigilanza sugli enti previdenziali, che punta a sterilizzare il tasso di rivalutazione, si infrangerà con ogni probabilità sul muro che martedì verrà elevato dalla commissione Bilancio, presieduta da Francesco Boccia (Pd), per arginare gli interventi non strettamente attinenti alla manovra. «Ci concentreremo sulle misure di politica economica con impatto macro» ha detto ancora ieri Boccia, non lasciando molto margine a speranze.
L’emendamento Di Gioia si propone di sterilizzare il tasso di rivalutazione che l’Istat calcola ogni anno sulla variazione media del Pil nel quinquennio precedente. Tasso che, a causa della recessione, ora risulterebbe negativo (-0,1917%) e che quindi andrebbe a incidere negativamente sul monte dei contributi accumulato negli anni. «Calcoliamo un tasso almeno pari allo zero» propone invece Di Gioia. Ma così facendo, se il meccanismo attuale restasse lo stesso, si verrebbe a creare un buco che lo Stato dovrebbe coprire, osservazione che la Ragioneria avrebbe già avanzato. Di che ordine? «Più o meno di 100 milioni» ipotizza Di Gioia.
Il governo non è insensibile alla questione: «Abbiamo tutte le intenzioni di riflettere sul tema — assicura il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta — ma è ancora presto per dire come.È necessario fare dei calcoli molto complessi. Lasciamo lavorare l’Inps».
Ed è proprio con l’Inps che il governo dovrà confrontarsi per fare delle ipotesi sull’applicazione del tasso di rivalutazione ai montanti contributivi, che per il momento resterà sospesa. «L’ideale sarebbe poter operare una correzione minima dell’attuale sistema senza modificarlo nella sostanza» suggerisce Giorgio Santini (Pd), membro della commissione bicamerale di vigilanza sugli enti previdenziali.
Le ipotesi in campo, oltre alla sterilizzazione tout court dell’effetto negativo della rivalutazione, senza toccare l’attuale sistema di calcolo, proposta da Di Gioia, prevedono invece una modifica del meccanismo. C’è chi come Cesare Damiano, in un disegno di legge già presentato per aiutare i più giovani a accumulare una pensione che sia almeno pari al 60% dell’ultima retribuzione percepita, ipotizza di calcolare il tasso di rivalutazione sui cinque anni precedenti a quelli di crescita negativa del Pil. Un’altra ipotesi è quella di ricomprendere invece nel sistema di calcolo anche gli anni di crescita negativa, ma di diluirne l’effetto aumentando il numero di anni presi in considerazione, portandoli da cinque a sette o a dieci.

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