Tav, i dubbi del presidente di Fs. Le certezze di Lupi

Tav, i dubbi del presidente di Fs. Le certezze di Lupi

L’ultimo «a bal­lare sul ponte del Tita­nic» è il mini­stro dei Tra­sporti Mau­ri­zio Lupi, tut­tora inna­mo­rato del ponte sullo Stretto di Mes­sina, che ha riba­dito come l’opera fer­ro­via­ria sia prio­ri­ta­ria e stra­te­gica, e che i costi non siano cam­biati (2,9 miliardi di euro), come previsto.

Altra musica durante l’audizione. Non sono state real­mente smen­tite le ultime indi­scre­zioni di stampa che par­lano di una spesa lie­vi­tata a 13,6 miliardi (7,7 per l’Italia) per la tratta inter­na­zio­nale della Torino-Lione. «L’analisi costi-benefici — ha spie­gato Mes­sori — è stata fatta prima della crisi del debito sovrano in Europa e dopo il mondo è cam­biato. Il 2015 non è assi­mi­la­bile al mondo del 2007–2008. C’è un’estrema incer­tezza per i costi e i ricavi».

Non sono man­cate le scin­tille, ieri, in Senato. Infu­riato il sena­tore Pd Espo­sito, vice­pre­si­dente della Com­mis­sione: «L’audizione dei ver­tici Rfi mette una grande tri­stezza. Non sono tol­le­ra­bili l’approssimazione e la super­fi­cia­lità con le quali il pre­si­dente Mes­sori e l’ad Elia sono venuti a pre­sen­tare i costi della Tav in una com­mis­sione del Senato». E aggiunge una sti­let­tata: «Sono venuti impre­pa­rati e, da oggi, il pre­si­dente di Fs Mes­sori è uffi­cial­mente uno degli idoli No Tav: ne rispon­derà lui e chi l’ha nominato».

Ma come si è arri­vati alle nuove cifre? Lo hanno spie­gato i ver­tici delle Fer­ro­vie. La riva­lu­ta­zione mone­ta­ria al 3,50% che porta i costi dell’opera a 13 miliardi «è un’ipotesi di cal­colo» ha sot­to­li­neato il pre­si­dente Mes­sori. L’amministratore dele­gato di Fs, Michele Elia, ha, però, pre­ci­sato che «que­sto tasso, con la defla­zione, potrebbe anche essere nega­tivo». E che per la parte ita­liana la spesa pre­vi­sta tut­tora resta di 2,9 miliardi. Se cam­bierà, lo si saprà forse solo a feb­braio, quando Ita­lia e Fran­cia rispon­de­ranno al bando euro­peo per il finan­zia­mento dell’opera per il periodo 2014–2020. Elia ha par­lato, comun­que, di un pro­getto defi­ni­tivo e di un’opera — la tratta inter­na­zio­nale della Torino-Lione — pronta in 12 anni. La riva­lu­ta­zione, ha spie­gato, è pre­vi­sta dalla nor­ma­tiva fran­cese che pre­vede un sistema di revi­sione dei prezzi, che in Ita­lia non esi­ste e del quale «occorre tener conto» dal momento che «l’appalto sarà fatto con regole francesi».

Il pre­si­dente Mes­sori ha, poi, pre­ci­sato: «L’opera fa parte di un pro­getto euro­peo. Ci sono dun­que due fat­tori da valu­tare, l’incertezza sui costi-ricavi e il fatto che biso­gna porre l’opera in una pro­spet­tiva con­ti­nen­tale». Sot­to­li­neando, al ter­mine dell’audizione: «È impor­tante un cer­ti­fi­ca­tore terzo che fac­cia le sue valu­ta­zioni nella maniera più appro­fon­dita pos­si­bile. Gli stru­menti ci sono». Con un occhio attento anche ai ricavi.

Que­sta mat­tina i No Tav pre­sen­te­ranno, all’Unione Cul­tu­rale Franco Anto­ni­celli, «la docu­men­ta­zione sulla Torino e i veri costi». La sto­ria su que­sto con­te­sta­tis­simo pro­getto non è di certo conclusa.



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