“Bologna peggio di Reggio Calabria” Ecco la mappa del rischio-banlieue

Conflitti sociali, studio della Fondazione Moressa Emergenza anche a Milano, Genova e Roma

VLADIMIRO POLCHI, la Repubblica redazione • 1/12/2014 • Copertina, Immigrati & Rifugiati, Paure, conflitti, sofferenze urbane, Studi, Rapporti & Statistiche • 1053 Viste

Bologna è più pericolosa di Reggio Calabria. Milano di Napoli. La mappa del rischio banlieue disegna un’Italia sottosopra, con le città del Nord più “calde” di quelle del Sud.
A classificare i comuni italiani sull’orlo del conflitto sociale è la fondazione Leone Moressa, che incrocia tre fattori di rischio: la marginalità socio-economica degli stranieri (concentrazione in periferia, disoccupazione, diseguaglianze di reddito), i livelli di criminalità e la spesa pubblica per l’integrazione. Il risultato? Bologna è il comune più a rischio. Forte la differenza di reddito tra italiani e stranieri (oltre 11mila euro nel 2013). Abbastanza alti il tasso di delittuosità (66 arrestati ogni mille immigrati residenti) e la percentuale di detenuti stranieri sul totale (51,5%). In netto calo, invece, la spesa pubblica per l’immigrazione. Al secondo posto Milano, città con la più alta presenza straniera (17,4%) e concentrazione di immigrati in periferia (il 95% vive qui). Anche il tasso di detenuti stranieri è molto alto (61,3%). Pur avendo una spesa per l’immigrazione di 13,5 milioni, il grande bacino di utenti determina un spesa pro-capite tra le più basse (82 euro). Ma il valore che pesa di più è la differenza di reddito tra italiani e stranieri (11.300 euro). La terza città a rischio è Genova. Anche qui il differenziale di reddito è molto alto (10mila euro). Forte pure il tasso di delittuosità (ogni mille immigrati, ne vengono arrestati 102) e il livello di detenuti stranieri (54,1%). A incidere è soprattutto la spesa per immigrato: con 46 euro rappresenta il valore nazionale più basso. A chiudere la classifica delle quattro città più a rischio è Roma, sia per le alte diseguaglianze di reddito, che per i reati degli stranieri.
Tre città presentano un livello di rischio vicino tra loro: Venezia, Torino, Firenze. In questi capoluoghi le differenze di reddito non sono molto alte. A Torino, in particolare, è forte la concentrazione degli immigrati in periferia (93,9%), ma bassa la percentuale di detenuti stranieri (41%). Venezia è la città con il più basso tasso di delittuosità degli immigrati (53 ogni mille residenti). Firenze è quella con la più bassa concentrazione in periferia (76,1%).
Le tre città meno a rischio sono al Sud, caratterizzate anche da una bassa incidenza di stranieri sulla popolazione residente. A Reggio Calabria è alta la spesa per l’integrazione sul totale della spesa per assistenza sociale (il 9,9%). Napoli ha una bassissima percentuale di detenuti stranieri (9%). Infine Bari, pur avendo un alto tasso di delittuosità (140 per mille), presenta la più alta spesa procapite per l’immigrazione (521 euro).
In conclusione, secondo i ricercatori della Moressa, «laddove si riscontra una forte concentrazione in periferia, forti differenze di reddito rispetto agli italiani, alti tassi di disoccupazione, alti tassi di criminalità e scarsi investimenti pubblici a favore dell’integrazione, si crea inevitabilmente terreno fertile per situazioni di disagio e conflitto».

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