Colombia. «Cessate il fuoco» delle Farc

Colombia. Dopo Castro-Obama, l’annuncio mentre all’Avana continuano i colloqui di pace

Geraldina Colotti, il manifesto redazione • 19/12/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 523 Viste

Il nuovo corso tra Cuba e Usa influirà sul pro­cesso di pace in Colom­bia? All’Avana, dove si con­clu­dono due anni di trat­ta­tive tra la guer­ri­glia mar­xi­sta delle Farc e i media­tori del governo colom­biano di Manuel San­tos, i col­lo­qui procedono.

Le Forze armate rivo­lu­zio­na­rie colom­biane hanno dichia­rato un ces­sate il fuoco defi­nivo e uni­la­te­rale che entra in vigore a par­tire da domani: a meno che le forze rima­ste sul campo non subi­scano altre aggres­sioni armate – hanno pre­ci­sato le Farc. Per l’occasione, la guer­ri­glia ha anche chie­sto al pre­si­dente San­tos di evi­tare le espres­sioni di giu­bilo quando ven­gono uccisi dei mili­tanti, come ha fatto dome­nica scorsa in twit­ter: la morte merita rispetto, hanno detto le Farc. Una dichia­ra­zione sto­rica, la loro, che rias­sume i passi posi­tivi com­piuti finora, gli accordi par­ziali rag­giunti e riba­di­sce l’atteggiamento di «parità» con cui sono state con­dotte le trat­ta­tive fra le parti. La guer­ri­glia colom­biana con­si­dera l’eccezionalità della situa­zione attuale che, per la prima volta, potrebbe por­tare un risul­tato con­creto, ma riba­di­sce i punti sostan­ziali, siste­mici, che occorre affron­tare per arri­vare a un accordo vero, che porti a solu­zione poli­tica il cin­quan­ten­nale con­flitto armato. Povertà, mise­ria, disu­gua­glianza, vio­lenza poli­tica insita nell’architrave isti­tu­zio­nale colom­biano, che con­cen­tra la ric­chezza in poche mani senza scru­poli, sono i grandi sco­gli da rimuo­vere. E occorre l’impegno di tutte e tutte, dicono le Farc. Per por­tare a casa un risul­tato, adesso serve l’appoggio e la «sag­gezza» delle isti­tu­zioni regio­nali quali Una­sur, Mer­co­sur, Celac. Occorre rico­no­scere il danno subito dalla popo­la­zione per l’intervento di «vec­chie e nuove gene­ra­zioni di para­mi­li­tari», sem­pre pro­tetti ai più alti livelli. Le Farc hanno ricor­dato, al riguardo, i mili­tanti dell’Union Patrio­tica, ammaz­zati quando la guer­ri­glia ha cer­cato di com­piere un pre­ce­dente pas­sag­gio alla vita poli­tica. Hanno reso onore ai loro caduti e anche alle vit­time senza nome della vio­lenza e della fame, uccise dallo stato.

L’ultimo gruppo di vit­time ha appena con­cluso l’audizione all’Avana. Era stato bloc­cato in Colom­bia dopo la cat­tura del gene­rale Alzate e ha di nuovo potuto viag­giare quando il gene­rale è stato libe­rato senza con­di­zioni dalle Farc e San­tos ha ripreso i col­lo­qui. Alla fine del comu­ni­cato, la guer­ri­glia chiede soprat­tutto la par­te­ci­pa­zione dei movi­menti popo­lari e si rivolge anche «a tutte le Ong che appog­giano il pro­cesso di pace» affin­ché se ne fac­ciano garanti e, all’occorrenza, si rechino a Cuba per discu­terne di per­sona. La dichia­ra­zione di ces­sate il fuoco, «pre­lu­dio a un armi­sti­zio», è stata inviata uffi­cial­mente «al governo colom­biano, alle Nazioni unite, alla Ue, alla Croce rossa e alla Una­sur, alla Celac, al Cen­tro Car­ter e a papa Francesco».

Nei mesi scorsi, le Farc ave­vano chie­sto anche agli Usa di assu­mersi le pro­prie respon­sa­bi­lità nel con­flitto armato in Colom­bia, di recarsi a discu­tere all’Avana e di smet­terla di inviare armi alle forze di repres­sione. Washing­ton non aveva rispo­sto diret­ta­mente, ma aveva fatto sapere al governo di appog­giare i col­lo­qui di pace. L’ex pre­si­dente Alvaro Uribe, che ha sem­pre avver­sato una solu­zione poli­tica, ha chia­mato a rac­colta i suoi e ha orga­niz­zato nei giorni scorsi una mar­cia «con­tro l’impunità», e con­ti­nua a tuo­nare con­tro «il castro-madurismo», che influen­ze­rebbe la poli­tica colom­biana: ovvero con­tro la media­zione cubana e vene­zue­lana, che ha con­sen­tito l’avvio delle trat­ta­tive, due anni fa in Norvegia.

Intanto, l’America latina esulta per la libe­ra­zione dei pri­gio­nieri poli­tici cubani e per l’avvio del disgelo fra l’Avana e Washing­ton. Durante il 47mo ver­tice del Mer­co­sur che si è svolto in Argen­tina, i capi di stato hanno calo­ro­sa­mente salu­tato l’annuncio della ripresa delle rela­zioni tra i due paesi dopo mezzo secolo di guerra sporca con­tro la pic­cola isola: «Una noti­zia di grande impor­tante per l’America latina e il mondo e in primo luogo per il governo e il popolo cubano», ha detto la pre­si­dente argen­tina Cri­stina Fer­nán­dez de Kirch­ner: «Siamo molto felici come argen­tini, come cit­ta­dini del mondo, e sostan­zial­mente come mili­tanti poli­tici», ha detto ancora, attor­niata dall’entusiasmo degli altri pre­si­denti. Tutti, hanno rico­no­sciuto «l’intelligenza e il corag­gio di Obama»: a par­tire dalla bra­si­liana, Dilma Rous­seff, che ha rice­vuto la pre­si­denza pro tem­pore del Mer­co­sur. «E adesso, si tolga il blo­queo», ha detto il boli­viano Evo Mora­les. Anche il vene­zue­lano Nico­las Maduro ha salu­tato la «straor­di­na­ria noti­zia», pur con­dan­nando «le poli­ti­che che vogliono por­tare al col­lasso altri paesi sovrani». E il rife­ri­mento era alle san­zioni con­tro il suo paese che Obama sarebbe dispo­sto a ren­dere ese­cu­tive. Anche il neo­li­be­ri­sta pre­si­dente mes­si­cano Enri­que Peña Nieto, dal suo paese ha defi­nito «sto­rica» la deci­sione e ha detto di aver sem­pre soste­nuto “i diritti di Cuba, paese fra­tello”. Tutti i pre­si­denti hanno rin­gra­ziato per la media­zione il papa Bergoglio

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