«Il debito cresce troppo, Italia declassata»

Standard & Poor’s taglia il rating a BBB-, un gradino sopra il livello dei titoli spazzatura, come la Russia L’agenzia: «Bene il Jobs act, ma è incerta l’attuazione». Il Tesoro ribadisce: i conti sono sostenibili

Lorenzo Salvia, Corriere della Sera redazione • 6/12/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 985 Viste

ROMA Un gradino sopra il livello «junk», spazzatura. E sullo stesso piano della Russia, non proprio il massimo agli occhi degli investitori. L’agenzia americana Standard & Poor’s ha abbassato il rating sul debito a lungo termine dell’Italia, che passa da BBB a BBB-. Un altro declassamento ed entreremmo in quella che gli addetti ai lavori chiamano «area di non investimento». L’unica consolazione è che l’ outlook , cioè la previsione sulle future evoluzioni, passa da negativo a stabile. Come dire che il taglio di ieri, peraltro di un solo gradino a differenza di quelli precedenti, era stato messo in preventivo. Ma la prossima volta dovrebbe andare meglio.
A pesare, però, sono soprattutto le motivazioni che l’agenzia porta a sostegno della sua decisione: «Abbiamo notato che Renzi ha fatto alcuni progressi con il suo Jobs act », la legge delega per la riforma del mercato del lavoro approvata questa settimana. Ma proprio quella riforma potrebbe avere un «indebolimento a causa dei decreti attuativi alla luce di una crescente opposizione». In ogni caso, si legge ancora nel documento, «non crediamo che le misure previste creeranno occupazione nel breve termine. Come conseguenza, il già elevato tasso di disoccupazione potrebbe peggiorare fino a che non arriverà una sostenibile ripresa economica».
L’agenzia di rating sottolinea poi un «forte aumento del debito, accompagnato da una crescita perennemente debole e bassa competitività». Ma non è solo questione di singoli indicatori e nemmeno i famosi compiti a casa sembrano bastare più. Secondo Standard & Poor’s «mentre tutte le riforme si sono concentrate sul costo del lavoro», le «difficoltà della ripresa economica italiana dipendono anche da altri fattori e in particolare da un ambiente ostile al fare impresa».
Nel giugno scorso, Standard & Poor’s aveva sospeso il giudizio sull’Italia, giudicando «incoraggianti» le intenzioni del governo Renzi ma sottolineando come fosse «troppo presto» per valutare la sua azione. Quella riserva è stata sciolta ieri, nello stesso giorno in cui l’agenzia ha alzato da A- ad A il rating dell’Irlanda, che sembra uscita definitivamente dalla crisi del 2009.
Fonti del governo dicono che «non si tratta di una bocciatura ma di un invito ad andare ancora più veloci sulle riforme. Vedono elementi buoni nelle riforme ma non tali da compensare l’aumento del debito e risvegliare l’economia nel breve periodo». Lo stesso Matteo Renzi scrive che sul Jobs act «occorre fare di più e più veloce», aggiungendo pure che «non tutti credevano che ce l’avremmo fatta». Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, invece, si concentra sul debito pubblico: «È uno dei più sostenibili in Europa, grazie alle riforme pensionistiche del passato. E non lo dico io ma la commissione europea». Forse sul giudizio pesa anche una diversa visione economica. Per Standard & Poor’s la competitività passa prima di tutto dal taglio dei salari. Il governo vuole evitare questa strada, spingendo invece sulla flessibilità. Non resta che aspettare il giudizio dei mercati e la riapertura delle Borse.
Lorenzo Salvia

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