Governo «impegnato» a tagliare gli F35

La Camera approva con la legge di Stabilità un ordine del giorno di Sel per dimezzare le spese militari Al Senato i nodi della tassa unica sulla casa e del prelievo sui fondi previdenziali. Arriva la fiducia sul Jobs act

Lorenzo Salvia, Corriere della Sera redazione • 1/12/2014 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Lavoro, economia & finanza, Politica & Istituzioni • 963 Viste

ROMA Il Pd esulta con Francesca Bonomo, che con il suo ordine del giorno ha strappato l’impegno del governo a «ripristinare i fondi sul servizio civile». Ncd con Barbara Saltamartini, per la promessa di correggere il tiro sulle tasse e sui contributi per le partite Iva. Forza Italia con Nuccio Altieri, che ha piazzato la sua proposta di prolungare l’esenzione Imu per gli immobili invenduti a carico dei costruttori. Dopo le tre fiducie di sabato sera, ieri il disegno di legge di Stabilità ha superato lo scoglio del voto finale, con 324 sì, e passa al Senato. Nel pomeriggio approvato anche il disegno di legge sul bilancio di previsione dello Stato, che viaggia in parallelo: i voti favorevoli sono stati 309.

Impegni politici
Come sempre, prima dell’ok, è stata la volta degli ordini del giorno. Non delle vere e proprie modifiche del testo che avrebbero la forza della legge. Ma dei semplici impegni politici che il governo prende davanti al Parlamento, di solito vaghi, quasi sempre lasciati cadere nel vuoto. Ieri a Montecitorio ne erano stati presentati 306, una cinquantina quelli accolti dal governo. Alcuni anche importanti, come quello che propone di estendere gli sgravi fiscali del cosiddetto ecobonus agli interventi per la rimozione dell’amianto, o quello di Sel che chiede al governo di rispettare l’impegno, già indicato dal Parlamento, a dimezzare la spesa per gli F35, gli aerei da guerra di fabbricazione americana. Un’eccezione, in realtà. Perché come osserva il deputato di Scelta civica Gianfranco Librandi, quella degli ordini del giorno è stata una «gara a chiedere soldi» e «dalle forze politiche non sono arrivate proposte per aumentare i risparmi o ridurre gli sprechi».
Padoan e la crescita
Calato il sipario sugli ordini del giorno, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan si concentra sulla sostanza del provvedimento: «Sono convinto — dice — che consentirà all’Italia di avviare quell’inversione di tendenza, in termini di crescita economica e occupazionale, attesa da anni e di affrontare il 2015 con una fiducia accresciuta». Poi dice di apprezzare le modifiche, quelle vere, arrivate la settimana scorsa alla Camera: «Gli emendamenti approvati hanno rafforzato gli aspetti della manovra legati alle politiche per la famiglia e alle persone più disagiate, al reperimento delle risorse per i lavoratori svantaggiati, al sostegno delle imprese italiane, alla ricerca e alla cultura». Non è ancora finita, però.
Local Tax e Irap
Nel passaggio che inizia questa settimana al Senato, il governo si è impegnato a risolvere gli ultimi problemi rimasti aperti. Si dovrà prendere una decisione finale sulla local tax, o meglio sull’imposta unica sulla casa che dovrebbe unificare la Tasi, la tassa sui servizi locali che si paga su tutti gli immobili, e la vecchia Imu, che riguarda solo le seconde case. Il progetto c’è ma non è ancora chiaro se sarà inserito nella legge di Stabilità oppure rinviato ad altro provvedimento. Bisognerà poi correggere il tiro sull’Irap per le piccole imprese, cambiando le franchigie previste adesso e rivedere il sistema dei minimi per i professionisti, il regime fiscale agevolato che si applica al di sotto di una certa soglia di fatturato.
Fondi pensione
Sempre al Senato c’è poi da riscrivere il capitolo sui fondi pensione: possibile la marcia indietro sull’aumento dal 20 al 26% per il prelievo sui rendimenti degli investimenti fatti dalle casse di previdenza dei professionisti. Da alleggerire, invece, l’aumento della tassazione sui rendimenti dei fondi pensione e sulla rivalutazione del Tfr, il trattamento di fine rapporto. C’è poi il braccio di ferro con le Regioni. I governatori chiedono di rendere meno pesante il taglio da 4 miliardi di euro previsto dal testo uscito da Palazzo Chigi e rimasto intatto alla Camera. Il governo frena perché le altre modifiche costeranno e l’impegno è quello di non toccare i saldi generali. Per il momento sul piatto c’è la proposta di una rinegoziazione dei mutui che pesano sui bilanci delle Regioni. Non è detto che basterà.
Jobs act
Questa dovrebbe essere la settimana decisiva per il Jobs act, il disegno di legge delega per la riforma del lavoro che arriva nell’Aula del Senato. Il testo è blindatissimo. Già stasera il Consiglio dei ministri dovrebbe autorizzare il voto di fiducia sul testo approvato dalla commissione Lavoro senza modifiche rispetto alla Camera. Poi sarà la volta dei decreti attuativi che dovranno entrare nei dettagli. A partire dall’articolo 18.
Lorenzo Salvia

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