Professionisti e freelance Così il colpo di tasse e Inps

Per i nuovi lavori delle partite Iva aumentano contributi e prelievo

Dario di Vico, Corriere della Sera redazione • 23/12/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 931 Viste

Il governo presieduto da Matteo Renzi sostiene di aver ridotto, tramite la legge di Stabilità, di 800 milioni il monte-tassazione delle partite Iva. Ma è davvero così e il taglio interessa entrambi i segmenti del lavoro autonomo, quello tradizionale e quello di nuova generazione? Spulciando le tabelle allegate al provvedimento si viene a scoprire abbastanza agevolmente che 520 milioni (degli 800) serviranno a intervenire sui minimi contributivi di artigiani e commercianti, misura più che legittima e sensata ma che non ha niente a che vedere con il portafoglio di professionisti e freelance. Il resto delle risorse serve a coprire il cambio del regime dei minimi (per Irpef e Iva) con una platea allargata e che vede primeggiare in benefici ancora una volta commercianti assieme a ristoratori. Per uscire dalle tecnicalità converrà però usare le parole che in tempi non sospetti — e non troppo distanti da oggi — aveva pronunciato a Ballarò il sottosegretario all’Economia, Emilio Zanetti. «Il cambiamento del regime dei minimi rappresenta un passo in avanti enorme per artigiani e commercianti e un passo indietro per freelance, liberi professionisti e agenti di commercio». Più chiaro di così si muore.
La legge di Stabilità interviene, infatti, non solo sui contributi previdenziali Iva ma anche sul reddito (Irpef) delle partite Iva togliendo per i nuovi il forfettone a 30 mila euro con tassazione 5% e introducendo un sistema più complesso (semplificazione dove sei?) che nella sostanza abbassa i minimi a 15 mila euro e quindi riduce drasticamente la platea di chi ne potrà beneficiare. Secondo Anna Soru, presidente di Acta, questa misura aumenterà via via il gettito fiscale delle partite Iva del terziario avanzato e «così i freelance prima sono stati esclusi dall’ampliamento delle tutele del Jobs act perché non dipendenti, poi sono rimasti fuori dal bonus degli 80 euro e ora saranno tassati più di prima». Quando si è trattato di decidere in questa direzione il Parlamento ha cassato emendamenti e proposte di vario tipo tutte pro-freelance. Lo stesso sottosegretario Zanetti aveva firmato per mantenere il regime del forfettone a 30 mila euro mentre altri emendamenti chiedevano addirittura di portarlo a 45 mila euro.
Al di là della pura contabilità cosa distingue le due visioni, quella adottata alla fine dal governo e quella propugnata dagli altri? L’impressione è che Matteo Renzi e i suoi non credano minimamente che il terziario italiano si possa irrobustire (anche) dando la possibilità alle partite Iva professionali di crescere o quantomeno non penalizzando quelle che riescono a farlo. Ed è singolare che ciò avvenga quando invece si cancella l’articolo 18 proprio perché ha rappresentato storicamente un vincolo a crescere per le piccole imprese sotto i 15 dipendenti. È uno strabismo incomprensibile.
Al governo non piace che si usi il termine «stangata» ma l’aumento della contribuzione alla gestione separata Inps che cos’è? È vero che non è stato questo governo a decidere l’inasprimento delle aliquote ma avrebbero potuto tranquillamente bloccare quanto deciso dalle legge Fornero. Anche perché si prepara una nuova beffa.
L’innalzamento dei contributi fino al fatidico 33% serve — come scritto nel provvedimento adottato dal governo Monti — a finanziare il varo dell’Aspi, una sensatissima misura di flexsecurity di cui però le partite Iva non possono giovarsi! Si perpetua quindi una tradizione della politica italiana che ha usato l’aumento progressivo dei contributi alla gestione separata Inps di professionisti e freelance come una sorta di Bancomat da utilizzare ogni volta che c’era da coprire qualche nuova posta di bilancio. È successo ai tempi del governo Prodi con l’abolizione del cosiddetto scalone, con il governo Berlusconi quando bisognava compensare gli sgravi all’apprendistato, e si ripropone ai giorni nostri. Nel frattempo però la società è cambiata, il lavoro autonomo diventa maggioranza in molte professioni e ci vorrebbe discontinuità anche in sede legislativa.

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