Reddito minimo, ecco chi ce l’ha in Europa. “In Italia solo una pletora di sussidi”

Reddito minimo, ecco chi ce l’ha in Europa. “In Italia solo una pletora di sussidi”

BRUXELLES – Ce chi ce l’ha e chi non ce l’ha, c’è chi è più generoso e chi lo è meno. Stiamo parlando degli schemi di reddito minimo in Europa, che variano considerevolmente da paese a paese. E ci sono Stati come l’Italia che proprio non li hanno.

Anche dove un reddito minimo è previsto, comunque, può essere davvero insignificante, come i 22 euro al mese che una persona riceve in Romania o i 30 euro in Bulgaria. D’altro canto in Danimarca, una persona ha diritto a un reddito minimo di 1433 euro e una coppia con figli a 3808 euro. In Polonia, per esempio, a una famiglia con due bambini spettano appena cento euro.
Questi i risultati di trenta relazioni nazionali e due rapporti tematici, sintetizzati in un lavoro presentato oggi a Bruxelles dallo European Minimum Income Network (EMIN).

I dati raccolti nelle relazioni sfatano il mito secondo cui ad approfittare del reddito minimo siano persone pigre e parassite che piuttosto che lavorare vogliono vivere alle spalle del welfare e dei loro concittadini. Infatti il tasso del cosiddetto “non take-up”, ovvero di quelli che – pure avendo la possibilità di ottenere un reddito minimo – non se ne avvalgono e quindi non utilizzano il sussidio, è altissimo, con cifre che variano in Europa dal 20 al 75%.

Letizia Cesarini Sforza, della sezione italiana del network europeo contro la povertà EAPN, spiega che l’Italia rappresenta una peculiarità ed è un po’ a metà strada fra i paesi più avanzati in materia di reddito minimo e quelli meno progrediti: “Non siamo a livello dei paesi scandinavi, del Lussemburgo o della Francia – dichiara – ma nemmeno come Romania e Bulgaria, che hanno un reddito minimo ridicolo di qualche decina di euro al mese. Il problema dell’Italia – prosegue – è che noi non abbiamo dei diritti, ma solo una pletora di sussidi. Quello che manca è uno schema universale di reddito minimo, che sia uguale per tutti. Ci sono esperienze interessanti come l’adozione del reddito minimo a Bolzano, ma per il resto il problema dei sussidi è che restano solo nella misura in cui ci sono i soldi, solo finché non cambia l’amministrazione locale…”

Inoltre, secondo la Cesarini Sforza, la non uniformità sul territorio dei vari sussidi complica ulteriormente le cose: “Non c’è un grande take up, una grande presa – sottolinea – perché la gente povera spesso non sa neanche a cosa avrebbe diritto. A volte per poter avere uno sconto sull’acqua o sull’elettricità si devono presentare così tanti documenti e andare in così tanti uffici che le pratiche amministrative scoraggiano una persona, anche quando ha bisogno. Io lo dico sempre: poter sopravvivere da poveri significa dover avere molto tempo a disposizione”.

Infine Cesarini Sforza si sofferma sulla retorica di chi dice che, in caso di reddito minimo, ci sarebbero abusi: “E’ lo Stato che deve farsi responsabile dei controlli. Non possono essere i poveri a rimetterci perché lo Stato non controlla. E se qualcuno abusa del reddito minimo non è certo colpa del povero. E’ molto pericoloso pensare che per qualcuno che ruba facciamo pagare chi ha bisogno. E comunque è dimostrato che gli approfittatori di lungo periodo sono pochi. Io dico questo: meglio dieci che approfittano del reddito minimo e cento che lo usano perché ne hanno effettivamente bisogno che centodieci persone che non ce l’hanno”.
E sulla prossima discussione in Parlamento del reddito di cittadinanza, Cesarini Sforza è lapidaria: “Spero di sbagliarmi, ma io ci credo poco. Eppure sarebbe una misura essenziale per uscire dalla povertà in un momento in cui il lavoro non c’è.”. (Maurizio Molinari)

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