Sciopero generale: da Torino a Bari domani studenti in piazza contro il Jobs Act

Non in mio nome. “Da Torino a Bari, da Trieste a Pisa, passando per Roma, organizzeremo street parade, dibattiti, presidi, iniziative che possano estendere la portata dello sciopero generale”

Riccardo Laterza, Alberto Campailla, Danilo Lampis, il manifesto redazione • 11/12/2014 • Copertina, Istruzione & Saperi, Movimenti, Sindacato • 904 Viste

Non in nostro nome, non in nome delle stu­den­tesse e degli studenti, non in nome di quella gene­ra­zione pre­ca­ria che ha già sfi­du­ciato il Governo del 43% di disoc­cu­pa­zione gio­va­nile, del 17% di disper­sione sco­la­stica, delle 50.000 borse di stu­dio in meno. È con que­sto spi­rito che abbiamo deciso di ade­rire allo scio­pero gene­rale con­vo­cato dalla CGIL e dalla UIL il 12 dicem­bre, a seguito di un ricco per­corso di mobi­li­ta­zione che dalla mobi­li­ta­zione nazio­nale del 10 otto­bre ci ha por­tati prima alla mani­fe­sta­zione nazio­nale della CGIL del 25 otto­bre e poi alla costru­zione, nell’ampia coa­li­zione dello scio­pero sociale, della mani­fe­sta­zione del 14 novembre.

Una mobi­li­ta­zione che ha saputo fin da subito indi­vi­duare la stretta con­nes­sione tra le linee guida della Buona Scuola e l’idea di lavoro con­te­nuta nel Jobs Act: le scuole e le uni­ver­sità come pale­stre di pre­ca­rietà, un wel­fare che impo­ve­ri­sce e mette sotto ricatto “dalla culla alla tomba”, un lavoro ser­vile senza tutele e diritti. Non solo: gli studenti sono stati i pro­ta­go­ni­sti di molti con­flitti sorti attorno all’approvazione del decreto Sblocca Ita­lia, che svende l’ambiente e la salute dei cit­ta­dini ad un’idea arcaica di svi­luppo e di sfrut­ta­mento del territorio.

Den­tro il qua­dro di acce­le­ra­zione di un Governo che sta infi­lando, uno die­tro l’altro, diversi prov­ve­di­menti in con­ti­nuità con le poli­ti­che degli Ese­cu­tivi pre­ce­denti, intra­ve­diamo un ten­ta­tivo pre­oc­cu­pante di tor­sione auto­ri­ta­ria del sistema demo­cra­tico. Il disco­no­sci­mento dei corpi vivi della società, così come l’indifferenza con la quale è stato fret­to­lo­sa­mente giu­di­cato il dato dell’astensionismo alle Regio­nali emi­liano roma­gnole e cala­bre, o ancora il silen­zio col­pe­vole di Renzi sulla situa­zione esplo­siva che una rin­no­vata guerra tra poveri sta facendo gon­fiare nelle peri­fe­rie delle nostre città, sono segnali inequivocabili.

Una prima rispo­sta, che rite­niamo neces­sa­ria e urgente, è quella di unire ciò che qual­cuno – tanto il Governo quanto le oppo­si­zioni raz­zi­ste e xeno­fobe – vor­rebbe diviso: pre­sunti “garan­titi” e “non garan­titi”, studenti e lavo­ra­tori, ita­liani e migranti, e via dicendo. Le nostre mobi­li­ta­zioni non sono state e non saranno mai stu­den­ti­ste, pro­prio per­ché hanno l’ambizione di lan­ciare un mes­sag­gio gene­rale, a tutta la società: c’è qual­cuno che è più gio­vane di Renzi, non (solo) ana­gra­fi­ca­mente, ma per­ché pro­pone delle solu­zioni che non sono quelle di vent’anni fa, fuori dal man­tra della fles­si­bi­lità e dell’austerità.

Il 12, dun­que, saremo di nuovo in piazza. Non pro­muo­ve­remo sol­tanto cor­tei e mani­fe­sta­zioni mat­tu­tine ma spe­ri­men­te­remo lungo l’arco della gior­nata l’estensione ter­ri­to­riale e tem­po­rale della mobi­li­ta­zione. Ci pare che così si possa almeno in parte rispon­dere a un’esigenza reale, ovvero quella di pro­vare a coin­vol­gere chi in mat­ti­nata non può mobi­li­tarsi, chi non è coperto dal diritto di scio­pero clas­si­ca­mente inteso, chi può o vuole con­tri­buire in forma diversa alla riu­scita della giornata.

Da Torino a Bari, da Trie­ste a Pisa, pas­sando per Roma, orga­niz­ze­remo street parade, dibat­titi, pre­sidi, ini­zia­tive che pos­sano esten­dere la por­tata – e quindi la riu­scita – dello scio­pero gene­rale, in coo­pe­ra­zione con molte altre asso­cia­zioni, orga­niz­za­zioni nazio­nali e realtà locali. Lo faremo anche insieme alla CGIL e alla sua cam­pa­gna X Tutti, per­ché cre­diamo che, nella crisi e nell’attacco vio­lento che oggi subi­sce chi prova a costruire oppo­si­zione sociale in que­sto Paese, ricer­carsi e con­net­tere le lotte sia una con­di­zione impre­scin­di­bile per tor­nare a vin­cere, e per otte­nere col­let­ti­va­mente più diritti e un futuro degno.

*** Gli autori sono, rispet­ti­va­mente, por­ta­voce di Rete della Cono­scenza, Link — Coor­di­na­mento Uni­ver­si­ta­rio, Unione degli studenti (Uds)

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This