Top manager, aumento in busta paga In media hanno guadagnato 4 milioni

Nel 2013 i 280 amministratori delegati delle 230 società considerate hanno incassato cash, in sostanza retribuzione più bonus, 846 mila euro

Sergio Bocconi, Corriere della Sera redazione • 4/12/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 441 Viste

Un drappello di top manager di grandi società quotate italiane ha attraversato la crisi con un aumento sensibile dei propri guadagni totali. Mentre invece nella media in Piazza Affari le remunerazioni dei vertici sono rimaste invariate. Con alcune sensibili riduzioni nelle banche. I dati si ricavano dalla rapporto 2014 di Assonime-Emittenti titoli sulla «Corporate governance in Italia» presentato ieri a Milano.
Nella relazione è così possibile osservare che in media nel 2013 i 280 amministratori delegati delle 230 società considerate hanno incassato cash, in sostanza retribuzione più bonus, 846 mila euro; 38 di loro hanno percepito anche una parte equity (stock option e così via) che ammonta in media a 686 mila euro. Rispetto al 2011 le cifre totali non hanno registrato grandi variazioni. Con un’eccezione: i top manager delle banche. Fra pressioni regolatorie e di mercato, hanno visto calare la componente cash da 1,4 milioni a 966 mila euro e, quando percepita, quella stock è dimezzata da 765 a 385 mila euro.
Colpisce poi quanto è accaduto nelle società maggiori, quelle cioè che fanno parte dell’indice Ftse Mib. In media la componente cash dei 45 amministratori delegati considerati in 36 società è diminuita fra il 2011 e il 2013 da 2,3 a 1,8 milioni. Calo in gran parte spiegato dal taglio ai bonus, che risultano dimezzati. Tuttavia per i 14 super-top manager che hanno beneficiato anche della componente equity le cose sono andate ben diversamente: la parte cash è salita da 2,2 a 2,7 milioni e quella «stock-based » (cioè in opzioni o titoli) è lievitata da 1,3 a oltre 1,5 milioni. Ciò significa che il compenso totale medio per questo ristretto club (i cui «iscritti» sono scesi da 22 a 14) è cresciuto di oltre il 18%,da 3,5 a 4,2 milioni.
Statistiche significative ricavabili grazie al grado di trasparenza presente in Italia. Spiega Carmine Di Noia, vicedirettore generale di Assonime: «In metà dei paesi europei ancora non è obbligatorio indicare i compensi individiduali dei componenti gli organi di amministrazione e controllo. Regola che nel nostro Paese è in vigore dal ‘98».
Dal rapporto si ricava poi anche che il numero medio dei componenti i consigli è in calo, in particolare nel settore finanziario (da 15,6 nel 2011 a 14,7 nel 2014). Il compenso medio cash degli amministratori è di 229 mila euro, che sale a 403 mila nel Ftse Mib. Per i consiglieri indipendenti il «gettone» medio annuo è invece di 54 mila euro, che sale a 98 nelle big (e a 93 nelle finanziarie). L’impegno medio richiesto all’anno per le riunioni di board è di 24 ore.
Sergio Bocconi

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