I 5 Stelle su Imposimato Prodi si chiama fuori «Non voglio dividere»

Di Maio e l’ipotesi di puntare su Mattarella dal quarto voto «Avanti con il nostro nome. Cambiarlo? Decide la Rete»

Alessandro Trocino, Corriere della Sera redazione • 30/1/2015 • Copertina, Politica & Istituzioni • 712 Viste

ROMA «Mattarella chi?». Massimo Baroni scherza. E scherza anche un altro deputato a 5 Stelle: «Abbiamo candidato al Quirinale il giudice di Forum, successore di Santi Licheri». Parla di Ferdinando Imposimato, risultato primo nelle Quirinarie, con 16.653 voti. È stato lui il nome speso dai 5 Stelle per l’elezione del capo dello Stato (120 preferenze). E lo sarà probabilmente anche nelle due successive votazioni. Anche perché sembra svanita la carta Prodi, secondo nel sondaggio online (10.288). E dunque i 5 Stelle ora si interrogano: votare o no Sergio Mattarella, al quarto scrutinio, quando il Pd potrebbe avere bisogno di aiuto? E in cambio di cosa?
Parlare di strategia in casa grillina è sempre a rischio: «Ma quale strategia. Se facciamo come gli altri, me ne torno a casa ed emigro — dice Nicola Morra —. Perché non votiamo Dario Fo? Serve un candidato alla Eduardo de Filippo». Eppure, ai piani alti, ci si prova, a giocare di strategia. Il direttorio, in contatto con Casaleggio, studia mosse e contromosse. La scelta di Mattarella spariglia: Sel, che sembrava disposta a votare Prodi, si riavvicina al Pd, anche se per ora vota Luciana Castellina. E i dissidenti rientrano. A questo punto bisogna capire se chiudersi a riccio o provare un’interlocuzione. Nel dubbio, a Imposimato viene chiesta la disponibilità a fare un passo indietro, nel caso servisse, a partire dal secondo voto. Luigi Di Maio riassume: «Imposimato è a totale disposizione».
Il nome di Prodi resta in campo, ma perde terreno. Lui stesso si chiama fuori: «Io posso essere un segno di contraddizione ma non voglio essere uno strumento di divisione». Le Quirinarie online avevano fatto registrare preferenze record per lui e per Bersani, risultato quarto con 5.787: in due fanno quasi un terzo dei 50 mila voti («Così tanti in cinque ore, davvero strano», sibila polemico l’ex Massimo Artini). L’ex segretario pd era stato indicato da Alessandro Di Battista. Per la rabbia di molti colleghi. Idea sua? «Alessandro non è sciocco — spiega Morra — se fa una cosa c’è un perché».
Il nome di Mattarella fa tornare tutti alla casella di partenza. Luigi Di Maio assicura: «Noi portiamo avanti il nostro nome, per qualsiasi cambiamento chiederemo ai cittadini». Carla Ruocco: «Su Mattarella non c’è alcun veto». Morra si lascia scappare: «Mattarella viene da un partito che ha tanto da chiarire sulla mafia». E il fratello ucciso dalla mafia? «Parlavo della Dc, non di lui». Mattarella a parte, la domanda è: perché fare da stampella al Pd, considerando che il giorno dopo il patto del Nazareno probabilmente continuerà come prima? Qualcuno azzarda: «Se ci dessero il reddito di cittadinanza…». Ma la partita è complicata. E per ora i 5 Stelle stanno alla finestra, come i fuoriusciti. Alla prima hanno votato Stefano Rodotà e ora devono decidere. «Imposimato è meno peggio degli altri — dice Tancredi Turco —. Ma vediamo».
Alessandro Trocino

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