Australia, il leader del Labour va al fronte con i curdi

Australia, il leader del Labour va al fronte con i curdi

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LONDRA . Faceva l’uomo politico e il sindacalista. Un giorno ha preferito imbracciare il fucile e andare a combattere per quella che oggi rappresenta ai suoi occhi la nuova, grande battaglia per la libertà: a fianco dei curdi, nella resistenza di Kobane, contro i fondamentalisti del Califfato che tagliano la testa agli ostaggi e tengono le donne come schiave. Matthew Gardiner, 43 anni, uno dei leader del partito laburista australiano, era scomparso da Sidney da qualche settimana: ieri si è saputo che si è arruolato come volontario con l’esercito del Kurdistan, la nazione senza uno stato sovrano ma con un fiero popolo, musulmano (ma non solo) e indipendente, sparso fra quattro paesi del Medio Oriente (Iran, Iraq, Turchia e Siria). Da mesi le cronache si occupano degli estremisti islamici inglesi, francesi, spagnoli o italiani che lasciano l’Europa per arruolarsi nelle file del Califfato e combattere in Siria in nome del Profeta. Ma ci sono occidentali che decidono di andare a combattere anche dall’altra parte, con i curdi appunto: recentemente erano tornati a casa dal fronte due giovani veterani britannici. Per molti di essi, la guerra contro lo Stato Islamico sta diventando l’equivalente della guerra di Spagna a cui parteciparono Hemingway e Orwell negli anni Trenta del secolo scorso.
Non c’era ancora stata, tuttavia, una scelta simile da parte di un dirigente di un partito. Una scelta doppiamente rischiosa perché, oltre al pericolo di perdere la vita nel conflitto, se Gardiner riuscirà a tornare in patria potrebbe essere arrestato, processato e condannato a una pena massima che comporta il carcere a vita. In Australia, infatti, una legge vieta la militanza in qualunque tipo di azione belligerante, senza distinzioni: è un crimine combattere per i curdi che difendono la propria terra, così come per estremisti islamici e terroristi di Al Qaeda. «Se si partecipa illegalmente a conflitti all’estero, si rischia fino all’ergastolo al ritorno in Australia», ha dichiarato un portavoce del procuratore generale, George Brandis.
Secondo la rete televisiva Abc, Gardiner è stato in grado di partire per la Siria perché il suo nome non era monitorato tra quelli degli estremisti sospettati di potersi arruolare con l’Is. Nessuno si sarebbe aspettato che il segretario della United Voice, il sindacato che rappresenta minatori e lavoratori ospedalieri, e finora capo del Labour nei Northern Territory, avrebbe messo fine a una brillante carriera politica per trasformarsi in combattente. Qualche esperienza ce l’aveva: negli anni ’90 era stato nella Somalia dei “signori della guerra” come geniere con l’esercito australiano. «Si è preso un permesso ed è sparito », commenta ora Kent Rowe, leader del partito laburista, che lo ha immediatamente espulso quando si è capito dove era andato.


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