Debiti Ilva a quota 3 miliardi, il giudice dichiara l’insolvenza

Il ruolo del fondo salva-imprese e le mosse dei commissari del gruppo

Fabio Tamburini, Corriere della Sera redazione • 31/1/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 899 Viste

Sommersa da debiti per oltre 2,9 miliardi di euro l’Ilva è stata dichiarata insolvente dal Tribunale di Milano. La decisione è stata presa ieri, al termine dell’udienza che ha valutato l’istanza presentata il 21 gennaio scorso dal commissario straordinario Piero Gnudi al Tribunale di Milano (tramite l’avvocato Giuseppe Lombardi) e al ministero dello Sviluppo economico per l’ammissione immediata della società alle procedure di amministrazione straordinaria previste dalla Legge Marzano per le grandi imprese (l’Ilva ha oltre 14 mila dipendenti). In più il gruppo ha quasi azzerato la liquidità in cassa e servono interventi d’emergenza per evitare la chiusura degli impianti, che moltiplicherebbe le perdite. Nei prossimi giorni i commissari incontreranno le banche per chiedere nuove linee di credito in attesa del trasferimento dei 150 milioni da Fintecna (Cdp), in attesa dell’intervento pubblico, che richiede tempi più lunghi per lo stop del direttore generale del ministero dell’Ambiente, Mariano Grillo.
La sentenza è della seconda sezione del civile-fallimentare. Nelle motivazioni viene ricordato che «la società presenta capitale circolante negativo per circa 866 milioni, una posizione finanziaria netta negativa per 1583 milioni, una progressiva riduzione del patrimonio netto contabile e una redditività negativa della gestione alla data del 30 novembre 2014». Non solo. «Nonostante le articolate misure messe a disposizione del commissario da interventi legislativi speciali», hanno scritto i giudici, «non sussistono né mezzi propri né affidamenti da parte di terzi che consentano di soddisfare regolarmente e con mezzi normali le obbligazioni e di far fronte all’attuazione degli interventi previsti dal piano di risanamento ambientale».
Le conseguenze sono la dichiarazione dello stato d’insolvenza e la nomina della Macchi a giudice delegato per la procedura. La decisione di ieri crea le condizioni per nuovi interventi della Procura. La possibilità è che siano in arrivo altre accuse ai Riva perché la dichiarazione dello stato d’insolvenza apre la strada a incriminazioni per bancarotta fraudolenta. Nell’attesa di verificarlo va dato conto che la famiglia Riva ha mobilitato uno staff di legali per contrastare quello che ritiene un esproprio, ancora più ingiustificato perché nel momento dell’uscita di scena seguita all’intervento della Procura di Taranto e alla nomina del commissario straordinario Enrico Bondi, Ilva aveva risultati positivi, con profitti elevati. Claudio Riva, rappresentante della holding di famiglia, nella lettera di rinuncia all’audizione in Senato sottolinea «la volontà di privare definitivamente il gruppo Riva della proprietà dell’Ilva, senza che ci sia neppure riconosciuto un confronto sui percorsi alternativi che ben sarebbero stati possibili a beneficio di tutti». Per questo Riva ha rinunciato all’audizione sottolineando «il contesto di assoluta incertezza sul disegno industriale e finanziario sottostante» alla richiesta di amministrazione straordinaria.
Fabio Tamburini

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