Il Giappone mostra i muscoli Budget record per la Difesa contro le provocazioni cinesi

PECHINO È un bilancio dai molti primati quello approvato ieri dal nuovo governo di Tokyo per il 2015: oltre 96 trilioni di yen, 696 miliardi di euro. E il capitolo per la spesa militare sale a 36 miliardi di euro, il record nella storia del Giappone dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Per il [&hellip

Guido Santevecchi, Corriere della Sera redazione • 15/1/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 843 Viste

PECHINO È un bilancio dai molti primati quello approvato ieri dal nuovo governo di Tokyo per il 2015: oltre 96 trilioni di yen, 696 miliardi di euro. E il capitolo per la spesa militare sale a 36 miliardi di euro, il record nella storia del Giappone dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Per il terzo anno consecutivo il premier Shinzo Abe, che a dicembre ha vinto le elezioni anticipate, ha aumentato il budget della difesa, questa volta del 2% rispetto al 2014.
«Una necessità legata al cambiamento di situazione intorno a noi», ha detto il ministro della Difesa Nakatani riferendosi alla contesa con la Cina per le isole Senkaku (che Pechino chiama Diaoyu e rivendica).
Nakatani, nominato a dicembre, ha spiegato nei giorni scorsi che navi cinesi continuano a violare le acque territoriali giapponesi intorno alle isole, che in più occasioni le unità della Marina cinese hanno attivato i radar con procedure provocatorie e gli aerei da caccia hanno volato «a distanza ravvicinata e anormale da apparecchi giapponesi». Per questo alle forze armate di Tokyo serve un deterrente credibile, ha concluso il ministro, ex militare di carriera.
I 36 miliardi di euro messi a bilancio quest’anno fanno parte di un programma per dare all’esercito di Tokyo 20 aerei da pattugliamento antisommergibile P-1, tre droni Global Hawk prodotti dalla Northrup Grumman, cinque apparecchi V-22 Osprey e sei caccia F-35 stealth. La Marina avrà due cacciatorpediniere con sistema radar Aegis e 30 mezzi per operazioni anfibie che equipaggeranno una nuova unità modellata sul corpo dei Marines americani: un apparato bellico studiato per tenere testa alla Cina.
Shinzo Abe, impegnato nel tentativo di recuperare un dialogo con il presidente cinese Xi Jinping dopo quasi due anni di rottura, spiega il bilancio con un’espressione più cauta: «Pacifismo attivo».
Assicura di non avere intenzione di tornare al passato militarista, di non voler stravolgere la Costituzione pacifista (che fu imposta dagli americani alla fine della guerra mondiale); spiega che il nuovo Giappone dev’essere in grado di combattere al fianco degli alleati in caso di una crisi, che potrebbe essere innescata per esempio da un attacco nordcoreano nella regione.
Le parole di Nakatani hanno provocato la replica cinese: «Il ministro giapponese inventa la “minaccia cinese” per i suoi scopi». È un fatto comunque che il bilancio militare della Cina l’anno scorso è aumentato del 12 per cento, salendo a 132 miliardi di dollari, tre volte quello giapponese.
Con questi presupposti il 15 agosto si celebra il 70° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale nel Pacifico. Le relazioni del Giappone con Cina e Sud Corea sono ancora avvelenate dal risentimento per l’aggressione giapponese e Pechino continua ad esigere scuse e pentimento dal governo di Tokyo.
In realtà, diversi primi ministri nipponici si sono espressi: nel 1991 Miyazawa chiese perdono «per l’insopportabile tormento» inflitto dall’esercito imperiale ai Paesi vicini; nel 1995 Murayama confermò «profondo rimorso»; nel 2001 Koizumi depose una corona di fiori in Sud Corea.
Shinzo Abe nel 2013 è andato allo Yasukuni, il sacrario dove con milioni di caduti giapponesi sono onorati anche 14 generali e politici condannati per crimini di guerra, riaprendo la ferita. Ha anche detto che non ripudierà le dichiarazioni dei suoi predecessori.
Abe non si inginocchierà con gli occhi bassi come fece nel 1970 il tedesco Willy Brandt al ghetto di Varsavia, ma il suo discorso il 15 agosto potrebbe essere un punto di svolta, se anche la Cina saprà perdonare il passato.

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This