Grillo sceglie la piazza e attacca: «Il premier buffoncello ci ricatta»

«Il Nazareno? E cos’è?». Poi gli insulti e l’accusa a Napolitano: è contro la democrazia

Alessandro Trocino, Corriere della Sera redazione • 25/1/2015 • Copertina, Politica & Istituzioni • 609 Viste

ROMA «Il Nazareno? E cos’è?». Beppe Grillo si fa una passeggiata turbolenta — una sorta di corrida nella folla — cercando invano di raggiungere il banchetto anti euro e dà un antipasto del suo show, alla «Notte dell’Onestà», in piazza del Popolo. Dove dice un no secco al Nazareno, «contaminato» dal passaggio di Silvio Berlusconi, e a Matteo Renzi, «un buffoncello che ci ricatta»: «Renzi vuole i nomi? È una manfrina. Ma se non fa i nomi neanche al suo partito. Questa è schizofrenia, hanno già deciso. Basta, andate a fare in c…, non ci stiamo più, non ci fidiamo più di nessuno». Grillo aggiunge una postilla: «Siamo ancora noi qui a gridarcela, a raccontarcela. Ma dobbiamo prendere qualche decisione drastica. Molto drastica». Quale, non specifica. E ancora: «Io queste cose non le accetterò più, costi quello che costi». Ma poi: «Abbiamo evitato disordini sociali. Siamo noi i violenti? Ma basta».
Il monologo di Grillo comincia dall’onesta: «Rubacchiamo un po’ tutti, io sono onesto per caso, non per merito. Ma qui c’è una mistificazione sulle parole». E finisce con un’invettiva contro «questi quattro imbecilli, questi bambocci».
In mezzo ce n’è per Berlusconi, «nanetto di plastica», per Giorgio Napolitano, «presidente che ha lavorato contro la democrazia». E per l’Europa, «che non significa più nulla: dobbiamo uscire immediatamente fuori dall’euro».
Grillo chiede alla folla (ma è una domanda retorica): «Non so se ci conviene rimanere duri e puri. Forse dovremmo sporcarci anche noi di merda, che dite?». Il coro di no è scontato: via libera alla linea sull’intransigenza, già annunciata sul palco da Alessandro Di Battista. Che legge un messaggio proiettato sul maxischermo e scandito in coro dalla folla. Di Battista urla lo slogan — «Fuori i nomi» — e chiede che il presidente sia eletto nelle prime tre votazioni, con la maggioranza dei due terzi: «Solo così gli italiani saranno davvero essere orgogliosi del nuovo presidente».
La sensazione è che nel Movimento si giochino due parti in commedia. La facciata prevede il vaffa di Grillo e i toni forti del «guerrigliero» Di Battista (definizione di Grillo). Ma nel dietro le quinte la partita resta aperta. E si fa politica vera, forse per la prima volta, con trattative, mosse e contromosse, come dimostrano molte dichiarazioni di Luigi Di Maio. Anche per questo si è detto no alla sinistra pd di Pippo Civati e a Nichi Vendola, che proponevano un fronte «Non Nazareno» (approvato invece da molti fuoriusciti). Restano di facciata anche i candidati possibili che circolano qui, da Stefano Rodotà (citato da Sabina Guzzanti come preferito, seguito da Romano Prodi) al pm Nino Di Matteo. Netto invece il no di Roberto Fico a Giuliano Amato: «Renzi, se lo proponi per il Quirinale il Paese si rivolterà. E noi con lui». Autoidentificazione con il Paese, in contrapposizione alla «casta», riproposta da Di Battista, che si rivolge così al premier: «Caro Renzi, è il popolo italiano che ti parla».
Il palco dei 5 Stelle vede la massiccia presenza di personaggi dello spettacolo: Sabina Guzzanti, Dario Fo, Fedez, Enrico Montesano. Ma c’è anche una presenza del mondo del cinema italiano giovane, come gli attori Claudio Santamaria, Claudio Gioè e Andrea Sartoretti. C’è spazio anche per una polemica. Commentando un intervento sull’onestà della deputata partenopea Carla Ruocco, Grillo scherza: «Questa da un napoletano. Parlare di onestà è meraviglioso. Carla, tu sei modificata geneticamente». Replica della pd napoletana Pina Picierno: «Grillo vuole vincere la gara con Salvini a chi ci offende di più».
Alessandro Trocino

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