Hol­lande non voleva Netanyahu a Parigi

Hollande ha cercato invano di tenere lontano il premier israeliano, Netanyahu ha imposto sua presenza, l’Eliseo ha risposto estendendo l’invito al presidente palestinese Abu Mazen

? Michele Giorgio, il manifesto redazione • 13/1/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 1246 Viste

Marcia per libertà espressione. Secondo il quotidiano “Haaretz”, il presidente francese ha cercato invano di tenere lontano il premier israeliano, spiegandogli che sarebbe stato meglio non coinvolgere il conflitto israelo-palestinese nell’iniziativa. Netanyahu ha imposto sua presenza, l’Eliseo ha risposto estendendo l’invito al presidente palestinese Abu Mazen

 

Benya­min Neta­nyahu era in testa al cor­teo, a pochi cen­ti­me­tri dal capo di stato fran­cese Fra­nçois Hol­lande. Anche il pre­si­dente pale­sti­nese Abu Mazen è lì davanti, ad appena un paio di metri di distanza dal pre­mier israe­liano. La mar­cia di Parigi, con una qua­ran­tina di capi di governo, lea­der e pre­si­denti di tutto il mondo, pas­serà alla sto­ria anche per la pre­senza, fin troppo visi­bile, di Neta­nyahu e di Abu Mazen.

E pen­sare che Hol­lande non li voleva nella sua capi­tale, soprat­tutto Neta­nyahu, non nuovo a ruoli da pro­ta­go­ni­sta in que­ste cir­co­stanze, durante le cam­pa­gne elettorali.

Almeno que­sto è quanto ha rife­rito ieri Haa­retz, alla vigi­lia del ritorno in Israele del primo mini­stro e dell’arrivo delle salme dei quat­tro fran­cesi ebrei uccisi nel super­mer­cato kosher di Parigi e che saranno sepolte a Gerusalemme.

Secondo Haa­retz, Hol­lande aveva chie­sto a Neta­nyahu di non par­te­ci­pare alla mar­cia. Gli aveva man­dato un mes­sag­gio in tal senso, spie­gan­do­gli di voler tenere il con­flitto israelo-palestinese fuori dall’iniziativa. In un primo tempo Neta­nyahu aveva accolto la richie­sta e rinun­ciato a par­tire con il pre­te­sto delle misure di sicu­rezza. Quindi ha cam­biato idea, subito dopo avere appreso che a Parigi sareb­bero andati i suoi col­le­ghi della destra estrema e rivali nelle ele­zioni del 17 marzo, il mini­stro degli esteri Lie­ber­man e quello dell’economia Ben­nett. A quel punto la Fran­cia ha messo in chiaro che l’invito sarebbe stato esteso anche al lea­der pale­sti­nese Abu Mazen. Un retro­scena smen­tito dal mini­stero degli esteri e invece con­fer­mato dalla tv israe­liana Canale 2.

Un’agenzia di stampa ita­liana ha scritto la mani­fe­sta­zione di Parigi sarà ricor­data anche per­chè Neta­nyahu e Abu Mazen erano lì, a pochi passi l’uno dall’altro, “segnale” di un dia­logo pro­ba­bil­mente vicino a ripar­tire. La solita reto­rica paci­fi­sta, sle­gata dalla realtà, alla quale non rie­scono mai a sot­trarsi i media italiani.

I due non si sono nep­pure scam­biati uno sguardo. Neta­nyahu è nell’elenco dei lea­der poli­tici e coman­danti mili­tari israe­liani che i pale­sti­nesi vor­reb­bero vedere incri­mi­nati dalla Corte Penale Inter­na­zio­nale per l’uccisione di cen­ti­naia di civili di Gaza, tra i quali tanti bam­bini, durante l’offensiva “Mar­gine Pro­tet­tivo” della scorsa estate.

A sua volta il pre­mier israe­liano è con­vinto che sul banco degli impu­tati, davanti ai giu­dici inter­na­zio­nali, ci finirà Abu Mazen, per­ché ha for­mato un governo con Hamas che ha lan­ciato razzi verso le città israe­liane. Il pre­si­dente pale­sti­nese ieri è stato aspra­mente cri­ti­cato pro­prio dal movi­mento isla­mico. Hamas (che ha con­dan­nato la strage a Char­lie Hebdo) lo accusa di essere «un gio­co­liere poli­tico, un ipo­crita»; che spera di gua­da­gnarsi la sim­pa­tia delle Nazioni men­tre dovrebbe dedi­care l’attenzione al suo popolo.

la marcia dei leader

E non pos­sono pas­sare inos­ser­vate anche le cri­ti­che di chi, giu­sta­mente, ha defi­nito quella di Parigi la “Mar­cia degli Ipocriti”.

Repor­ter senza Fron­tiere, ricorda che le poli­ti­che di un buon numero dei lea­der pre­senti dome­nica in Fran­cia, a casa sono tutt’altro che com­pa­ti­bili con la soli­da­rietà mostrata per la libertà di parola. «Dob­biamo dimo­strare la nostra soli­da­rietà a Char­lie Hébdo – ha dichia­rato ieri il segre­ta­rio gene­rale di Repor­ter senza Fron­tiere Chri­sto­phe Deloire – senza dimen­ti­care tutti gli altri Char­lie del mondo. Sarebbe inac­cet­ta­bile se i rap­pre­sen­tanti dei paesi che impon­gono il silen­zio ai pro­pri gior­na­li­sti doves­sero sfrut­tare l’attuale effu­sione di emo­zione per cer­care di miglio­rare la pro­pria imma­gine inter­na­zio­nale e poi con­ti­nuare le loro poli­ti­che repres­sive quando tor­nano a casa».

Hol­lande aveva visto giusto.

Neta­nyahu ha cat­tu­rato l’attenzione dei media quando ha esor­tato i fran­cesi ebrei a lasciare il loro Paese e a tra­sfe­rirsi in Israele, susci­tando l’approvazione di molti ebrei ma anche il disap­punto di Hol­lande e del primo mini­stro Manuel Valls che ha garan­tito che la comu­nità ebraica fran­cese è al sicuro e sarà pro­tetta da migliaia di agenti delle forze di sicurezza.

D’altronde anche il rab­bino Mena­chem Mar­go­lin, capo della “Euro­pean Jewish Asso­cia­tion”, ha arric­ciato il naso ascol­tando le parole di Neta­nyahu tanto da dichia­rare che «l’emigrazione degli ebrei verso Israele non può essere l’unica soluzione».

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