La Lituania entra nel club dell’euro Polizza d’assicurazione contro Putin

La Lituania entra nel club dell’euro Polizza d’assicurazione contro Putin

 BRUXELLES L’ultimo arrivato, e uno dei più piccoli, sarà il più forte. Dalla mezzanotte dell’altro ieri, la Lituania è il diciannovesimo Stato membro della zona Euro. E in questo stesso 2015, secondo molti pronostici, ne diventerà la nazione dalla più marcata e rapida crescita economica, superando in velocità la stessa Germania. Il Paese «ultimo arrivato» ha infatti meno di 3 milioni di abitanti, è stato per secoli dominio degli zar di Russia e per 50 anni dell’Unione Sovietica comunista, nel 2007 gli fu rifiutato l’ingresso nell’Eurozona perché aveva un’economia assai malandata; ma ora, nelle sue ultime previsioni ufficiali, la Commissione Europea profetizza per il 2015 alla piccola nazione baltica un avanzamento del Prodotto interno lordo più che quintuplo rispetto a quello dell’Italia, quasi triplo rispetto a quello della Germania, più che quadruplo rispetto alla Francia.
Nella zona euro, il Pil crescerà in media dell’1,1%, e in Lituania del 3,1%: tre volte di più, appunto. Ma altre fonti, come l’ultimo rapporto annuale Ernst &Young, giungono a prevedere una crescita lituana del 4,5%: è per questo che, ancor più della Polonia e della Lettonia, Vilnius può diventare presto la locomotiva del Baltico, dell’intera Europa Orientale, e almeno in parte dello stesso pianeta euro cui è appena approdata.
Una sfida anche simbolica. Tutti i bambini nati ieri in Lituania riceveranno una moneta da un euro con l’iscrizione «Il primo euro lituano per te!». Su quella moneta sarà inciso un soldato ricoperto dall’armatura, sul suo destriero: ed è probabile che costui non stia in allerta verso Bruxelles, o Berlino, ma piuttosto verso Mosca.
Le spiegazioni della riscossa economica lituana sono già state analizzate dagli specialisti: le severe riforme strutturali realizzate da Vilnius negli ultimi anni, le rimesse dei molti immigrati in Germania, in Finlandia e in Svezia, la vicinanza strategica agli Stati Uniti.
Perché se la svolta è storica, non lo è solo per ragioni economiche e finanziarie, ma anche storiche e geopolitiche. Sempre dalla mezzanotte dell’altro ieri, c’è infatti un’altra novità: la Lettonia, subito dopo l’Italia, è divenuta per 6 mesi la nazione presidente di turno dell’Ue; sembra così rafforzarsi quel bastione, politico ma anche militare, eretto nel Baltico sotto l’egida della Nato, e di cui la Lituania è l’altro perno, insieme all’Estonia (il ventunesimo Paese più militarizzato al mondo) e alla Polonia.
Un argine nato in funzione difensiva anti-russa, soprattutto dopo l’annessione della Crimea da parte di Vladimir Putin: Vilnius ha appena contribuito acquistando dalla Polonia, per 34 milioni di euro, un modernissimo sistema anti-missili tutto calibrato su un’eventuale minaccia proveniente da Mosca.
La situazione resta però incerta: circa il 25% del commercio estero lituano si svolge proprio con la Russia, principale partner commerciale di Vilnius. La dipendenza energetica dal gas naturale del Cremlino è forte. E una minoranza russa che sfiora l’8-10% della popolazione totale, seppure ben più ridotta che negli altri Paesi baltici, con le sue periodiche irrequietudini fa già parlare qualche osservatore di una possibile «sindrome crimeana».
Ma, paure d’archivio a parte, le tensioni di oggi sono soprattutto economiche. Per esempio, seconda fra tutti i Paesi dell’ex-Urss dopo la Russia, la Lituania ospita da un paio d’anni un grande centro dell’Ikea: a Vilnius, sulla strada per la Bielorussia, una calamita per i consumatori imbrigliati da Lukashenko ma anche per quelli in arrivo dalla periferia russa.
Si fa capire in molti modi, la piccola Lituania appena premiata dall’euro. Per esempio, ha aperto relazioni diplomatiche con il governo di Tuvalu, un pugno di isole nel Pacifico fra le Hawaii e l’Australia. Nel 2012 aveva rifiutato di farlo perché le Tuvalu avevano riconosciuto l’indipendenza di Abkhazia e Sud-Ossezia, fomentata dal Cremlino. Oggi le isolette hanno cambiato idea, non sembrano più filo-russe: e il cavaliere lituano con l’armatura le ha «perdonate».
Luigi Offeddu


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