Lotta al terrore, la svolta della Ue “Un codice per schedare i passeggeri ”

Lotta al terrore, la svolta della Ue “Un codice per schedare i passeggeri ”

ROMA . L’Europa si americanizza, e la privacy cede il passo alla sicurezza. Così entro il 2015, questo è l’obbiettivo più realistico, entrerà in vigore la nuova normativa europea sul pnr, il personal number record, la “scheda” individuale di ogni passeggero che le compagnie aeree dal momento in cui entrerà in vigore dovranno mettere a disposizione delle forze dell’ordine.
Il pnr, per capire la portata della novità, raccoglie tutti i dati relativi al passeggero e può dunque dire moltissimo della sua storia e della sua personalità. Oltre all’anagrafica (nome, cognome, indirizzo ecc) e alle informazioni di viaggio (data, luogo di partenza e destinazione) raccoglie elementi personali potenzialmente “sensibili”, come le preferenze sul pasto consumato a bordo (da cui si potrebbero desumere informazioni di tipo religioso), eventuali esigenze sanitarie o semplicemente il metodo di pagamento del biglietto. Dati che correttamente analizzati e incrociati tra di loro potrebbero essere molto utili sia per la prevenzione sia per le eventuali indagini. Se li avessero avuti a disposizione, i servizi segreti francesi avrebbero potuto comprendere il pericolo che la Francia stava per correre, leggendolo attraverso gli spostamenti in Yemen e in Siria dei fratelli Said e Cherif Kouachi, gli autori del blitz al Charlie Hebdo ( 12 morti).
Negli Stati Uniti, una normativa molto simile era entrata in vigore dopo gli attacchi alle torri gemelle. Ma anche in Canada e Australia ci sono leggi del genere. Nel 2013 la commissione Libertà civili del Parlamento europeo aveva bocciato, per una manciata di voti, una proposta di direttiva del 2011. Da allora il dibattito sul punto è molto acceso e a fine agosto è intervenu- to il consiglio europeo invitando il parlamento a concludere i lavori. La procedura sembrava comunque destinata rimanere a lungo nella palude burocratica.
Il nuovo picco della lotta al terrorismo ha di colpo sbloccato tutto. Dopo l’incontro dei ministri dell’Interno europei a Place Beauvau la scorsa settimana, i contatti tra i vari Stati e il parlamento si sono intensificati e le parti sono arrivate a un accordo di massima. Accordo che si regge sul compromesso intorno al tempo di conservazione dei dati. La direttiva, nella sua stesura originaria, parla di cinque anni. Nella forma in cui dovrebbe essere approvata, saranno solo tre. La rivoluzione è comunque storica. L’Europa rinuncia a un valore che, almeno fino ai fatti di Parigi, aveva ritenuto inviolabile: la privacy dei cittadini. «La disputa tra sicurezza e privacy — è la posizione del ministro del’Interno Angelino Alfano, da sempre un grande sostenitore dell’utilità di questa legge — è un conflitto tipico di questo tempo. In passato c’è stata una tutela molto accentuata della privacy. In questo momento occorre valutare molto bene il tema della sicurezza».
Il prossimo passaggio è l’incontro tra i ministri dell’Interno e della Giustizia, il 29 gennaio a Riga. L’ordine del giorno è già stato modificato per inserire anche il tema del pnr. Poi si dovrebbe passare a una fase più operativa.
La Francia, ovviamente la maggiore interessata, ha già dichiarato di avere pronta la piattaforma tecnologica per la raccolta, l’analisi, la condivisione e la conservazione delle informazioni. Del resto, dicono da Parigi, non c’è tempo da perdere. Come dimostrano anche i numeri elencati ieri dal ministro Alfano. I foreign fighters sono un problema continentale. Il dato parla di un numero compreso tra i tre e i 5mila combattenti partiti dall’Europa per gli scenari di guerra mediorientali. Partiti ed, eventualmente, pronti a tornare, e a rappresentare un pericolo reale e imprevedibile. In Italia, dove l’allerta è stata elevata al massimo grado, il numero è teoricamente più gestibile: si parla di 59 persone (nell’ultima rilevazione il dato era 53) che sono transitate passando per l’Italia. Cinque di questi sono italiani di nascita.


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