Procure in trincea “Con il salva-Ilva niente soldi dai Riva”

Più difficile far rientrare i depositi svizzeri In vista cassa integrazione per 5 mila

GIULIANO FOSCHINI, la Repubblica redazione • 25/1/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 854 Viste

ROMA . Il procuratore generale di Lecce, Giuseppe Vignola, ha denunciato un «salvacondotto per i commissari», una sorta di impunità preventiva. Il capo dei pm di Taranto, Franco Sebastio, ha avuto parole durissime sulla decisione di rimandare sine die alcuni interventi ambientali. Infine il procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, ha spiegato che, stando così le cose, è praticamente impossibile che la Svizzera ci possa restituire i quasi due miliardi sequestrati ai Riva. I soldi che dovrebbero servire per la bonifica ambientale. La magistratura attacca frontalmente il decreto salva Ilva approvato dal governo Renzi alla vigilia di Natale, ora in attesa di essere convertito. Lo fa parlando di argomenti giuridici ma soprattutto — questione che preoccupa moltissimo anche i tre commissari — pone seri dubbi sulla possibilità che i soldi alla base del provvedimento siano effettivamente utilizzabili.
Lo ha spiegato bene il procuratore Greco in un’audizione in Senato del 14 gennaio. «Così come è stato approvato, il decreto sull’Ilva potrebbe bloccare il rientro dei capitali dalla Svizzera». Il problema è un comma, l’11-quinquies, presente nella precedente legge e poi sparito, che consentiva il trasferimento delle risorse con adeguate garanzie dalla Svizzera all’Italia. «Il nuovo testo lo abbiamo letto e riletto ma non siamo riusciti a capire molto. Ma ci sembra che manchino le condizioni, che prima c’erano, chieste dagli svizzeri per far rientrare i capitali: ci chiedono che quei soldi non siano confiscati prima di una sentenza definitiva passata in giudicato. Oppure altre garanzie». Quindi o bisogna aspettare non meno di tre anni, in attesa della Cassazione, o emettere a garanzia delle obbligazioni per un importo equivalente, cosa però che ora Ilva non può più fare. E non potrebbe farlo nemmeno lo Stato «senza ottenere una contropartita, altrimenti — ha detto Greco — la cosa potrebbe avere dei riflessi in termini costituzionali e anche con l’Ue». Non a caso da Bruxelles stanno valutando se aprire una procedura d’infrazione. Ma le critiche dei magistrati arrivano anche sulle tutele ambientali. «Si dice — ha spiegato il procuratore Sebastio — che sarà sufficiente rispettare l’80% degli interventi previsti dall’Aia. Ma nulla si dice del restante 20».
L’ultimo colpo è arrivato ieri dal procuratore generale Vignola: «Ci preoccupa molto — ha detto — l’esistenza di una forma di salvacondotto che vieterebbe all’autorità giudiziaria l’esercizio del suo potere-dovere di accertare eventuali reati e di attivare l’azione penale». Intanto la città è in ansia sul futuro dell’azienda: fonti sindacali parlano di cassa integrazione a rotazione per cinquemila persone mentre i dipendenti delle aziende dell’indotto, senza stipendio da mesi, hanno occupato Palazzo di città.

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