Ma ora Putin punta a «mangiarsi» le strategiche isole Aland

Da lì la Russia potrebbe controllare lo spazio aereo dell’Europa baltica. L’allarme degli strateghi finlandesi

Luigi Offeddu, Corriere della Sera redazione • 5/1/2015 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 3162 Viste

BRUXELLES Se Vladimir Putin occupa due, due sole delle minuscole Ahvenanmaa, in un soffio controlla tutto lo spazio aereo dell’Europa baltica, un dodicesimo dell’intera Europa continentale. Lo afferma uno dei massimi strateghi-analisti all’Istituto degli affari esteri finlandese. Si chiama Charly Salonius-Pasternak, di remota origine russa: a volte i cognomi hanno enigmatiche risonanze. E tutti, a Helsinki, sanno di che parla Charly: le Ahvenanmaa, nome antico delle attuali Aland, regione autonoma finlandese, 300 isolette indifese e demilitarizzate da un secolo e mezzo, ben dotate di porti naturali e insenature. Circa 25 mila abitanti a 50 chilometri dalle coste svedesi e a 70 da quelle finniche. E a 1.141 chilometri dalla Russia, che dominò le Aland prima con gli zar e poi con Stalin: un’oretta di volo, per un caccia Mig. Il ministro degli Esteri finlandese glissa, dice che di certe cose sarebbe meglio non parlare in pubblico, e chiama «una provocazione inopportuna» le parole dell’esperto. Ma il timore che le pervade sembra condiviso da qualcuno più in alto: perché Alexander Stubb, primo ministro di questa stessa Finlandia che non è un Paese associato alla Nato, ha appena dichiarato che «non va escluso» un referendum a breve termine sull’adesione all’Alleanza Atlantica. Non l’avevano mai detto, lui o i predecessori: dal dopoguerra, la neutralità della Finlandia fra i due blocchi militari è sempre stata una polizza di assicurazione contro il destino riservato dal Cremlino all’Ungheria di Imre Nagy, o alla Cecoslovacchia di Alexander Dubcek. Ma oggi, evidentemente, in quel Cremlino siede qualcuno che agli scandinavi ricorda proprio quei tempi: non solo per quanto accaduto in Ucraina, ma anche per i caccia e i sommergibili dalle sigle cirilliche che continuano a roteare davanti, sopra e sotto le coste svedesi e finlandesi.
Le Aland hanno avuto finora solo due motivi per far parlare di sé: il fatto che la loro gente parli da secoli svedese perché svedese si considera, etnicamente e storicamente; e il loro quasi-monopolio commerciale dello snus , tabacco ottocentesco condito di acqua, vino, sale e spezie che non si fuma né si fiuta né si mastica, ma si lascia fermentare dietro il labbro superiore. Con l’unica eccezione della Svezia, lo snus è stato bandito dall’Unione Europea per ragioni igienico-sanitarie. Ma è in circolazione e a nessuno scandinavo ha mai regalato le sensazioni che a torto o a ragione sembra regalare Putin: insicurezza, diffidenza, paura.
Nell’Ottocento, le Aland erano incorporate con la Finlandia nell’impero russo. Già allora, con quei porti naturali e insenature, erano un’area strategica. Con il trattato di Parigi del 1856 vennero «smilitarizzate», cioè la Svezia, la Russia, e la Finlandia si impegnarono a non fortificarle mai. Meno di un secolo dopo, Stalin eresse bunker e nidi di mitragliatrici, oltre a qualche pista di volo, dovunque non ci fosse uno scoglio. E’rimasto poco. Ma le Aland stanno a un’oretta di Mig dalla piazza Rossa. E questo, anche la Nato lo sa.
Luigi Offeddu

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