Qui­ri­nale, per chi gioca l’arbitro?

La partita del Colle. Fassina con Bersani: «Si vada oltre il Nazareno, ma se Renzi dà per perse le prime votazioni non gli interessa una convergenza ampia». Berlusconi vuole prima di tutto l’agibilità politica, ma teme il trappolone del premier

Andrea Colombo, il manifesto redazione • 16/1/2015 • Copertina, Politica & Istituzioni • 1049 Viste

Den­tro Forza Ita­lia volano gli stracci. Se non pro­prio agli schiaffi siamo alla gra­ziosa minac­cia di «spu­tarsi in fac­cia». Con­ten­denti Renato Bru­netta e Denis Ver­dini, pomo della discor­dia la legge elet­to­rale: ma sullo sfondo cam­peg­gia la par­tita del Qui­ri­nale, da sem­pre fon­da­men­tale per gli equi­li­bri poli­tici gene­rali. Però mai come in que­sta occasione.

Man­cano 15 giorni all’apertura delle danze, e sono un’eternità: spa­rare nomi, per ora, è dav­vero solo un gioco di società. Ma le diverse poste in gioco sono già chiare e al momento, più che su que­sto o quel papa­bile, è qui che la sfida è già in corso.

Si tratta di sce­gliere tra un pre­si­dente della repub­blica quasi privo di peso spe­ci­fico e un nuovo monarca, si sa. Ma non è tutto qui. La scelta del pros­simo capo dello stato cer­ti­fi­cherà la pos­si­bi­lità, per Mat­teo Renzi, di gui­dare il Paese senza dover ren­dere conto al Par­la­mento, alla sua mag­gio­ranza o ai dis­si­denti del suo stesso par­tito ma forte solo dell’appoggio di Sil­vio Ber­lu­sconi. Più che «chi sarà l’eletto?», la domanda è «chi lo eleg­gerà?».
La vice segre­ta­ria del Pd Debora Ser­rac­chiani recita com­punta il copione di turno: «Senza Ber­lu­sconi è impos­si­bile, ma credo che non lo si dovrebbe mai fare senza alcuna forza poli­tica». Tanto inap­pun­ta­bile quanto falso. I ver­tici del Pd non stanno muo­vendo un dito per cer­care un’intesa vasta. E’ l’opposto esatto di quel che Renzi vuole: un capo dello Stato reso for­tis­simo pro­prio dal soste­gno di tutte o quasi le forze poli­ti­che. Per lui c’è un solo inter­lo­cu­tore nella par­tita del Qui­ri­nale, l’uomo di Arcore. Tutti gli altri con­tano zero.

Per motivi uguali e oppo­sti, la mino­ranza del suo par­tito tira invece a creare quell’ampia con­ver­genza. «Per­ché non cer­care di eleg­gere il ’pre­si­dente di tutti’ già nelle prime tre vota­zioni?», aveva chie­sto con palese mali­zia l’ex segre­ta­rio Pier­luigi Ber­sani mer­co­ledì. Ieri gli ha offerto l’ovvia spie­ga­zione Ste­fano Fas­sina: «Pre­oc­cupa che Renzi con­si­deri già perse le prime tre vota­zioni: vuol dire che non è inte­res­sato a costruire una con­ver­genza ampia. Invece dovremo esplo­rare la pos­si­bi­lità di andare oltre il Naza­reno». Che è come chie­dere al Pon­te­fice di cele­brare una bella messa nera. Tanto più che da quell’esplorazione ver­rebbe fuori quasi cer­ta­mente il nome di Romano Prodi (boc­ciato però ieri da Beppe Grillo), vero can­di­dato ombra anti-Nazareno, e a quel punto Renzi non riu­sci­rebbe più a disfar­sene. Spe­cial­mente con l’area ribelle di Forza Ita­lia che, pur di affos­sare la corte di Sil­vio e pro­ba­bil­mente lo stesso vetu­sto ex sovrano, non esi­te­rebbe ad appog­giare per­sino l’antico arci-nemico.

In realtà nulla di tutto que­sto pre­oc­cupa Renzi. Se, come è pro­ba­bile, si accon­cerà con­tro­vo­glia a inco­ro­nare un poli­tico di pro­fes­sione, ha già pronto quel Ser­gio Mat­ta­rella su cui punta il fronte tra­sver­sale cat­to­lico, oppure quel Wal­ter Vel­troni che in pri­vato il capo del Pd assi­cura essere il suo pre­fe­rito e che pro­prio per que­sto molti, cono­scendo la franca lim­pi­dezza dell’uomo, riten­gono invece già bru­ciato. Fino a che la bar­ri­cata del Naza­reno tiene, Renzi è certo di far­cela e anche di agguan­tare l’obiettivo entro gen­naio. Ovvio che, di con­se­guenza, una parte dell’opposizione tenti il lavoro a uomo su Sil­vio il Sospet­toso.
Roberto Cal­de­roli lo ha chia­mato al tele­fono ed è andato giù senza peri­frasi: «Lo sai, vero, che Renzi tira a fre­garti?». Il capo azzurro cova iden­tici timori: «Lo temo anche io», pare abbia rispo­sto al sena­tore leghi­sta. La fre­ga­tura in que­stione sarebbe inca­me­rare il capo dello Stato gra­zie al soste­gno azzurro e poi negar­gli il saldo, cioè quell’agibilità poli­tica che per Arcore è la sola merce di scam­bio che conti. In realtà Ber­lu­sconi non ha ancora deciso come muo­versi. Anche per lui difen­dere il Naza­reno è que­stione di vita o di morte, ma potrebbe insi­stere su qual­che nome di sua fidu­cia e non del tutto mano­vra­bile dall’inquilino di palazzo Chigi. Tutto sta a tro­varlo, certo, per­ché non potrebbe certo trat­tarsi di qual­cuno pro­ve­niente dall’area di cen­tro­de­stra, né poli­tica né in senso più lato. Ma anche nella metà campo avver­sa­ria qual­cuno di cui Sil­vio Ber­lu­sconi si fide­rebbe c’è. Giu­liano Amato, per esem­pio, oppure Mas­simo D’Alema. Oggi appa­iono del tutto fuori gioco, è vero, e al momento effet­ti­va­mente lo sono. Ma due set­ti­mane, in que­sti casi, sono molto lunghe.

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