Stretta sui controlli alle frontiere La misura divide i governi europei

Francia e Spagna vogliono rivedere Schengen, l’Italia è contro. Parte la mediazione

redazione • 12/1/2015 • Copertina, Europa, Guerre, Armi & Terrorismi, Immigrati & Rifugiati • 655 Viste

ROMA Le linee guida sono stabilite, adesso toccherà all’Ue prendere una decisione. Ma non sarà semplice. Perché la possibilità di sospendere o quantomeno rivedere l’accordo di Schengen, ripristinando i controlli alle frontiere interne, divide i governi e rischia di vanificare il clima di grande condivisione che si respira dopo l’attacco dei terroristi islamici a Parigi. E invece per prevenire la minaccia di nuovi attacchi imminenti che i servizi segreti di mezzo mondo continuano a ritenere «altamente probabile», è necessario «rispondere con una sola voce», come viene ribadito al vertice dei ministri dell’Interno che si svolge nella capitale francese. E come accadrà da oggi in Italia con questori e prefetti chiamati dal capo della polizia Alessandro Pansa a riformulare la lista dei possibili obiettivi sulla base delle indicazioni fornite.
Misure urgenti
Sono tre le «misure» ritenute urgenti nella lotta internazionale al fondamentalismo: oltre al ripristino dei controlli al confini, c’è l’approvazione della direttiva Ue che obbliga le compagnie aeree a fornire tutti i dati sui passeggeri e un coinvolgimento dei gestori della Rete web per limitare la pubblicazione dei messaggi che incitano all’odio e soprattutto una vera campagna di controinformazione come sollecitato dal ministro dell’Interno spagnolo Jorge Fernández Díaz. Tutto questo passando per un Centro di analisi europeo.
Le liste passeggeri
L’accesso immediato al Pnr (Passenger name record) che l’Italia ha più volte sollecitato durante il semestre europeo ma che non è stato varato per una resistenza trasversale all’interno dei vari schieramenti politici legata alle possibili violazioni della privacy, sembra adesso mettere tutti d’accordo. Anche Germania, Francia e Spagna — oltre a Stati Uniti, Canada e Australia che già lo hanno reso obbligatorio — spingono perché si faccia in fretta. E già la prossima settimana, in un nuovo vertice che si svolgerà a Bruxelles, si potrebbe arrivare a un risultato concreto superando le perplessità sull’accesso ai dati sensibili. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano lo dice chiaramente: «Il punto di equilibrio tra privacy e sicurezza deve variare a seconda dei momenti storici che si attraversano. In questo momento storico occorre un nuovo punto di equilibrio. Il limite di 3 anni per la conservazione delle informazioni è un compromesso che può sbloccare la situazione». Schierato anche il francese Bernard Cazeneuve che lo definisce «uno strumento fondamentale» e la britannica Theresa May.
Controlli alle frontiere
Più complesso il nodo legato al trattato di Schengen con Francia e Spagna che spingono per una revisione degli accordi, mentre l’Italia si oppone con Alfano «perché si tratta di una grande conquista di libertà che non può essere regalata ai terroristi e dunque va bene rafforzare il sistema di informazione, ma senza arretrare» e il titolare della Farnesina Paolo Gentiloni che parla di «regalo ai terroristi se si decidesse di limitare la libera circolazione». Ora comincia il lavoro di mediazione, su qualcosa certamente bisognerà cedere perché Parigi e Madrid appaiono unite nel chiedere quantomeno controlli «a campione» e pare difficile che Roma possa sganciarsi dalla linea comune che sta prevalendo. E infatti ha trovato ampio consenso la proposta di convocare riunioni ristrette «tecniche» e politiche in sede europea per esaminare le informazioni prima che avvengano gli eventi perché, spiega Alfano, «occorre scambiarsi opinioni, notizie, rappresentarsi il rischio reale che ognuno avverte nel proprio Paese».
Fiorenza Sarzanini

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