Vandana Shiva: «Gli europei anti Ogm adesso sono più liberi»

Agricoltura. La decisione del parlamento europeo che lascia ai singoli paesi la facoltà di vietare gli Ogm sul proprio territorio è un primo passo avanti ma non soddisfa pienamente gli ecologisti nostrani. “In quelle norme ci sono alcuni regali alle multinazionali e l’Italia deve subito difendersi dal mais della Monsanto”

Luca Fazio, il manifesto redazione • 14/1/2015 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina • 755 Viste

 

Il bic­chiere è mezzo pieno, ma non per que­sto biso­gna ber­selo tutto d’un fiato. Con­si­de­rando la posta in gioco, le asso­cia­zioni ambien­ta­li­ste non inten­dono accon­ten­tarsi della nor­ma­tiva appro­vata dal Par­la­mento euro­peo che lascia ai paesi mem­bri la facoltà di deci­dere se col­ti­vare o meno Ogm. La palla adesso passa al governo Renzi, anche per­ché a feb­braio sca­drà il bando prov­vi­so­rio che vieta gli Ogm in Italia.

Per l’attivista indiana Van­dana Shiva le norme appro­vate ieri sono anche un suc­cesso dei movi­menti: “Gli euro­pei sono da oggi un po’ più liberi e il resto del mondo ha un modello da seguire”. Tut­ta­via c’è qual­cosa che non va, in par­ti­co­lare “alcuni regali” fatti alle mul­ti­na­zio­nali: “Gli stati hanno il diritto di non per­met­tere la col­ti­va­zione di Ogm per que­stioni socio-economiche, men­tre non pos­sono ricor­rere a moti­va­zioni essen­ziali come quelle ambien­tali, che riman­gono di com­pe­tenza euro­pea. Il timore è che il paese che dice no al bio­tech diventi giu­ri­di­ca­mente fra­gile e possa essere aggre­dito dalle mul­ti­na­zio­nali”. Anche per­ché pre­sto in Europa arri­ve­ranno nuovi bre­vetti da valu­tare. Van­dana Shiva rivolge poi un appello all’Italia: “Approvi leggi per raf­for­zare le basi giu­ri­di­che della scelta anti-Ogm. Fac­cia­molo subito”.

Sono le mede­sime pre­oc­cu­pa­zioni di Green­peace. “E’ una norma lacu­nosa — spiega Fede­rica Fer­ra­rio — che avrà biso­gno di mesi prima di essere rece­pita in Ita­lia: dob­biamo invece difen­derci subito dal mais della Mon­santo”. Fer­ra­rio si sof­ferma sulla lacuna più insi­diosa: “I governi non pos­sono basare i divieti su spe­ci­fici impatti ambien­tali o evi­denze di pos­si­bili danni da parte delle col­ti­va­zioni Ogm a livello nazio­nale, anche nel caso in cui que­sti rischi non siano stati presi in con­si­de­ra­zione da parte della valu­ta­zione dell’Efsa (agen­zia euro­pea, ndr).

Anche Legam­biente, pur espri­mendo sod­di­sfa­zione, chiede al governo una prova di “fedeltà” alla nuova diret­tiva euro­pea. “Adesso per sal­va­guar­dare l’agricoltura ita­liana va subito pro­ro­gato il decreto di divieto di col­ti­va­zione degli Ogm attual­mente in vigore nel nostro paese”, dice il pre­si­dente Vit­to­rio Cogliati Dezza. Vin­cenzo Vizioli, pre­si­dente di Aiab, punta il dito con­tro la “vaghezza” di alcune norme ed è pre­oc­cu­pato anche per i pos­si­bili gio­chi si sponda che si potranno aprire tra la nuova nor­ma­tiva sugli Ogm e il Ttip (trat­tato di libero scam­bio tra Usa e Ue), poi­ché non gli sem­bra cre­di­bile che gli Usa rinun­cino ad imporre le sementi modi­fi­cate. Ecco per­ché chiede “l’approvazione di una norma che estenda l’obbligo di eti­chet­ta­tura anche ai pro­dotti deri­vati da ani­mali ali­men­tati con Ogm”.

Chi invece non esprime alcuna riserva è Roberto Mon­calvo, pre­si­dente di Col­di­retti: “Siamo di fronte ad un impor­tante e atteso rico­no­sci­mento della sovra­nità degli stati di fronte al pres­sing e alle ripe­tute pro­vo­ca­zioni delle mul­ti­na­zio­nali del bio­tech. L’Europa da un lato, le Alpi e il mare dall’altro, ren­de­ranno l’Italia final­mente sicura da ogni con­ta­mi­na­zione Ogm a tutela della straor­di­na­ria bio­di­ver­sità e de patri­mo­nio di distin­ti­vità del made in Italy”.

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