Al via l’attacco di terra di al-Sisi

Ini­ziamo deco­struendo tutte le esa­ge­ra­zioni che sono state pro­pi­nate dai media di mezzo mondo sullo Stato isla­mico: è a Sirte, a Parigi, a sud di Roma. Ieri era anche tra i bar­coni di dispe­rati che affon­dano in mare, o in «tutto il Medi­ter­ra­neo», come ha rin­ca­rato Abdel Fat­tah al-Sisi. Insomma i jiha­di­sti sareb­bero dovun­que o forse da nes­suna parte.

A que­sto punto se sbar­cas­simo a Derna con una ban­diera anche noi potremmo dire di essere Isis e nes­suno ci potrebbe contraddire.

Per que­sto, l’attacco egi­ziano è un’aggressione uni­la­te­rale senza nes­suna legit­ti­mità (come lo è stata l’uccisione dei jiha­di­sti in pri­gione e gli attac­chi della Gior­da­nia alla Siria dopo l’esecuzione del pilota gior­dano nelle mani dei jihadisti).

«Quella di al-Sisi non è un’azione mili­tare seria: è uno show», spiega in un’intervista al mani­fe­sto Roger Owen, docente di Har­vard, uno dei mas­simi cono­sci­tori di Medio oriente al mondo. «Chi sono i jiha­di­sti di Isis in Libia? Il paese è pieno di con­trab­ban­dieri e cri­mi­nali. Ma que­sto attacco serve ad al-Sisi per cemen­tare l’opinione pub­blica egi­ziana in vista delle ele­zioni», con­si­dera. Secondo alcuni son­daggi l’80% della popo­la­zione in Egitto approva l’attacco in Libia.

«La stra­te­gia è quella napo­leo­nica: crei un nemico esterno, lo attac­chi e la gente si strin­gerà intorno a te. Al-Sisi è il poli­ziotto del Nord-Africa. Ora ogni Stato è libero di farsi giu­sti­zia da sé: que­sta stra­te­gia è stata malau­gu­ra­ta­mente inau­gu­rata con gli attac­chi degli Stati uniti in Iraq del 2003», con­si­dera lo storico.

In que­sto vuoto poli­tico, in cui tutti dicono di voler fare qual­cosa ma nes­suno fa niente, si iscrive l’attacco egi­ziano alla Libia. Ieri al-Sisi è pas­sato dai bom­bar­da­menti aerei all’invio di truppe di terra che hanno rag­giunto la città di Derna, con­trol­lata da jiha­di­sti yeme­niti in accordo con la mili­zia 17 feb­braio. 155 estre­mi­sti sono stati uccisi e 55 sono stati arre­stati. L’ex gene­rale ha fatto poi visita al quar­tier gene­rale dell’esercito lungo il con­fine con la Libia, accom­pa­gnato dal suo com­pa­gno di Acca­de­mia mili­tare e mini­stro della Difesa, Sedki Sobhy.

Al-Sisi, novello Bona­parte, ha arrin­gato e moti­vato i coman­danti dell’esercito, pas­sando in ras­se­gna le truppe dispie­gate lungo il con­fine per esal­tare «la for­mi­da­bile rapi­dità di rispo­sta con­tro Isis», dimo­strata dai mili­tari egiziani.

Il quo­ti­diano filo-governativo Al-Ahram ha pub­bli­cato imma­gini, in per­fetto stile pro­pa­ganda bel­lica, di al-Sisi e dei coman­danti dell’esercito men­tre esa­mi­nano sulle car­tine le posi­zioni di «Isis» in Libia.

Il pre­si­dente egi­ziano ha anche incon­trato alcuni lea­der tri­bali locali per discu­tere di una pos­si­bile col­la­bo­ra­zione stra­te­gica «nella lotta al ter­ro­ri­smo», con pat­tu­glia­menti del con­fine per tenere sotto con­trollo il con­ti­nuo con­trab­bando di armi ai mili­ziani isla­mi­sti libici, Scudo di Misu­rata, che appog­giano il par­la­mento di Tripoli.

Le forze armate egi­ziane hanno poi raf­for­zato le misure di sicu­rezza al con­fine libico dove con­ti­nua il flusso delle decine di migliaia di lavo­ra­tori egi­ziani, eva­cuati dal paese.

Il timore delle auto­rità è di pos­si­bili rap­pre­sa­glie dopo gli attac­chi egi­ziani che hanno fatto seguito al ter­ri­bile sgoz­za­mento di 21 copti sulle spiagge di Sirte. Secondo il quo­ti­diano libico, al-Mostaqbal, i copti sareb­bero stati uccisi due set­ti­mane prima della dif­fu­sione del video e il coman­dante dell’operazione sarebbe «un bri­tan­nico di madre libica». Gli ese­cu­tori sareb­bero com­bat­tenti di Ansar al-Sharia, gruppo respon­sa­bile dell’uccisione dell’ambasciatore degli Stati uniti Chris Ste­vens a Ben­gasi nel 2012.

Le auto­rità egi­ziane avreb­bero anche impo­sto nella gior­nata di ieri una no-fly zone sui cieli egi­ziani per veli­voli dell’esercito libico.

L’aeroporto di Mitiga avrebbe denun­ciato il rien­tro in Libia di un volo diretto ad Istan­bul a causa dell’imposizione della no-fly zone. Il mini­stro dell’aviazione egi­ziana, Hos­sam Kamal, ha però defi­nito la noti­zia priva di fondamento.

In vista della riu­nione del Con­si­glio di Sicu­rezza delle Nazioni unite sulla crisi libica in corso in que­ste ore, i governi di Stati uniti, Gran Bre­ta­gna, Spa­gna, Fran­cia, Ita­lia e Ger­ma­nia in una let­tera con­giunta hanno con­dan­nato gli atti di ter­ro­ri­smo in Libia e sot­to­li­neato la neces­sità di una solu­zione poli­tica alla crisi.

Secondo il mini­stro degli Esteri egi­ziano, Sameh Shu­kry (che ha cri­ti­cato Fran­cia e Gran Bre­ta­gna per aver lasciato la Libia dopo gli attac­chi della Nato del 2011), Egitto e Gior­da­nia avreb­bero inten­zione di non chie­dere un inter­vento Onu ma di inclu­dere nella riso­lu­zione la fine all’embargo della ven­dita di armi al governo di Tobruk di Abdal­lah al-Thinni. Que­sto signi­fi­che­rebbe esa­cer­bare ine­so­ra­bil­mente lo scon­tro tra le fazioni libi­che, già armate fino ai denti. Il testo chie­de­rebbe inol­tre «mag­giori con­trolli via mare per pre­ve­nire la con­se­gna di armi» ai mili­ziani islamisti.

Se que­ste indi­scre­zioni pas­sas­sero si apri­rebbe la strada al totale soste­gno inter­na­zio­nale ad Haf­tar e si met­te­rebbe una pie­tra sul nego­ziato. La «solu­zione poli­tica» tanto decan­tata da Gen­ti­loni (che pure non ha escluso una pos­si­bile mis­sione di peace-keeping a guida ita­liana) sarebbe così archi­viata per sempre.

Il ten­ta­tivo del media­tore delle Nazioni unite, Ber­nar­dino Leon di far sedere ad un tavolo gli isla­mi­sti di Omar al-Hassi e i mili­tari di Kha­lifa Haf­tar sal­te­rebbe senza alcun dubbio.

Da parte loro, le mili­zie isla­mi­ste di Tri­poli, dopo gli attac­chi a Tobruk di mar­tedì e l’avanzata verso la città di con­fine tra Tri­po­li­ta­nia e Cire­naica, Sirte, il cui cen­tro è stato in mano ai jiha­di­sti per pochi giorni, hanno bom­bar­dato la base mili­tare di Zintan.

I Zin­tani sono tra i più fer­vidi soste­ni­tori di Haf­tar. Infine, anche il capo di gabi­netto di Omar Al-Hassi, Moha­med Abdel Al Mis­sawi, è stato arre­stato dai mili­tari a Bayda con accuse di spionaggio.



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