Ilva, Intesa SanPaolo sblocca i fondi

Via libera alle modifiche del decreto. Eurofer protesta: l’Ue vigili sugli aiuti

Fabio Tamburini, Corriere della Sera redazione • 6/2/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 827 Viste

Via libera alle modifiche del decreto legge sull’Ilva necessarie per superare gli ostacoli delle ultime settimane, riapertura delle linee di credito garantite dalle banche a partire da oltre 160 milioni concessi da Intesa Sanpaolo, certezza dell’arrivo dei 156 milioni che verranno apportati da Fintecna. Sono questi gli obiettivi raggiunti dal vertice tenuto ieri a cui hanno partecipato tutti i protagonisti della vicenda, a partire da Andrea Guerra, l’ex amministratore delegato di Luxottica, regista dei lavori come consulente di Matteo Renzi, presente all’incontro insieme al sottosegretario alla presidenza del consiglio Graziano Delrio, al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, alla ministra per lo Sviluppo economico Federica Guidi, ai tre commissari dell’Ilva e al presidente della Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini.

L’imprimatur di Renzi è anche una risposta indiretta alle grandi manovre partite sul fronte europee nel tentativo di bloccare l’operazione. Una lettera in particolare, del 23 gennaio scorso, dà consistenza al fuoco di sbarramento. La firma è di Axel Eggert, direttore generale di Eurofer, l’associazione degli imprenditori siderurgici europei. Il destinatario è Alexander Italianer, responsabile della direzione Concorrenza di Bruxelles. La richiesta finale è «di insistere affinché il governo italiano si attenga completamente alle normative europee sugli aiuti di Stato, soprattutto riguardo alla proibizione di salvataggi e sovvenzioni». Nella parte iniziale del documento Eggert scrive che «l’industria europea è estremamente preoccupata» e aggiunge che «l’Unione Europea non deve tornare agli anni Ottanta e Novanta quando compagnie siderurgiche private dovevano operare in un mercato completamente distorto a causa di concorrenti nazionalizzati o controllati in larga misura dallo Stato che ricevevano aiuti pubblici e sussidi». In più viene fatto riferimento alla sovracapacità produttiva di acciaio in Europa aggiungendo che «la concessione di aiuti pubblici a una grande azienda come l’Ilva avrà un effetto fatale per tutti i concorrenti e determinerà un precedente totalmente ingiusto». La lettera di Eggert è arrivata dopo un’altra missiva inviata il 29 dicembre scorso al direttore generale della Concorrenza dal presidente degli industriali tedeschi dell’acciaio, Hansa Jurgen Kerkhoff, di tenore analogo, che definisce «sussidi illeciti» le iniziative previste dal piano del governo italiano. Il clima che si respira, in proposito, è di tutta tranquillità, anche in seguito ai chiarimenti forniti nei in sede europea dal ministro dell’Economia Padoan.
Fabio Tamburini

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