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Insulti al detenuto suicida sospensione per 16 agenti “Offesa la dignità di tutti”

Il Dap punisce le guardie carcerarie che esultarono su Facebook “Atti trasmessi alla magistratura, se ci sono reati saremo parte civile”

GIULIANO FOSCHINI, MARCO MENSURATI, la Repubblica redazione • 20/2/2015 • Carcere & Giustizia, Copertina, Diritti umani & Discriminazioni • 1534 Viste

ROMA . Un vecchio agente, in pensione, ancora ieri scriveva su Facebook ai cronisti che gli facevano qualche domanda: Dovreste fare anche voi la fine di quel rumeno. Sperate di non finire mai in un carcere». Un altro, Rino Raguso, è sconsolato: «Ho soltanto condiviso la notizia del suicidio e cliccato un like per indicizzare il pezzo. Io quella bolgia nefanda l’ho sempre combattuta, la mia formazione culturale, io ho studiato legge e filosofia, e soprattutto l’esperienza, visto che in questi anni più volte ho salvato detenuti, mi porta lontanissimo da quei signori. Ha fatto benissimo l’amministrazione a punire chi ha infangato la divisa. Ma io sono una persona per bene. Ho fatto ricorso, sono sicuro che capiranno ». Nemmeno 24 ore dopo la denuncia di Repubblica.it, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) e il ministro della Giustizia rispondono come avevano promesso ai secondini che su Facebook avevano festeggiato il suicidio di un detenuto rumeno nel carcere di Opera. Sono stati firmati ieri 16 provvedimenti cautelari di sospensione di tutti quegli agenti che avevano commentato, “con parole disonorevoli per la divisa”, il suicidio del rumeno. «I nomi sono il frutto della nostra indagine interna — ha spiegato il capo del Dap Santi Consolo — Io ho già trasmesso un corposo rapporto all’autorità giudiziaria, a cui sono riservate le valutazioni: se si dovessero rilevare reati questa amministrazione si costituirà parte civile per danno all’immagine». La posizione del Dap è chiarissima: «Ci sono dei limiti nel manifestare il proprio pensiero che discendono dal ruolo e dalle funzioni del Corpo: la Polizia penitenziaria deve svolgere i suoi compiti affinché il suo esempio eserciti un’influenza positiva su chi è chiamato a vigilare ». «L’episodio è triste e intollerabile, bisognava rispondere chiaramente » ha detto invece il ministro Orlando. «Però ci tengo a chiarire che quelle opinioni non corrispondono al sentire comune della Polizia penitenziaria, impegnata quotidianamente per impedire i suicidi in carcere, non per esultare quando avvengono ». Il ministro ha poi incontrato i sindacati sollecitando una preparazione all’uso corretto dei social network. «Tra le iniziative del Dap ce n’è una che prevede proprio questo tipo di formazione — ha ricordato il ministro — non si tratta di limitare la libertà di espressione, ma gli agenti devono essere consapevoli delle insidie che si nascondono nell’uso dei social, anche se questi fatti non sono in alcun modo derubricabili a disattenzione». Effettivamente il corso deve servire. Visto che un paio degli agenti sospesi ieri hanno proseguito sulla stessa linea. C’è per esempio chi ha pubblicato foto e slogan mussoliniani. Mentre un assistente capo che aveva consigliato agli altri detenuti a seguire l’esempio (“meno uno, così si risparmiano altri soldi”) ieri era orgogliosamente in divisa. Quella stessa divisa che non potrà indossare per un po’. Perché disonorata.

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