L’ira di Berlusconi contro l’avversario “traditore” “Deluso da Letta e Verdini ma sul Nazareno non rompo”

Alle 9 telefonata al candidato: “Qualcuno dei miei ti darà una mano”. Nel partito è resa dei conti

CARMELO LOPAPA, la Repubblica redazione • 1/2/2015 • Copertina, Politica & Istituzioni • 990 Viste

ROMA . Forza Italia esce a brandelli dall’elezione del capo dello Stato. Falliscono le ultime trattative, da Arcore viene confermata la strategia della scheda bianca ed è una debacle. Le 105 bianche segnano l’ammutinamento di 40, secondo alcune stime addirittura 60 “franchi soccorritori”. E la resa dei conti è già cominciata. Il cerchio magico e lo stesso Berlusconi trascinano sul banco degli imputati Denis Verdini e Gianni Letta, come mai era avvenuto finora. Matteo Salvini chiama alla piazza il 28 febbraio contro la sinistra e sentenzia: «Il centrodestra è morto».
Il leader forzista schiuma ancora rabbia contro Renzi «il traditore, lo spregiudicato», colui che lo ha «fregato». Ma a muso duro è costretto a dire ai suoi che il cammino delle riforme dovrà proseguire, non c’è alternativa, «anche se avverrà con altre regole ». Raffaele Fitto non si ferma più e alza il tiro, vuole lo stravolgimento dei vertici dei gruppi e di Forza Italia, fin da lunedì, «o sarà guerra senza quartiere». Ormai la sconfitta è segnata, Alfano ha definitivamente voltato le spalle, il sabato si preannuncia nero e Silvio Berlusconi alle 9 decide di chiamare il futuro presidente Sergio Mattarella. Come aveva fatto due giorni dopo. Stavolta per scusarsi, per rassicurarlo, prima che inizi la votazione decisiva. Colloquio di pochi minuti in cui c’è tutto il camaleontico Berlusconi: «Tra poche ore lei sarà eletto presidente e sarà un buon presidente di tutti gli italiani — esordisce il leader di Forza Italia — E spiace non poter contribuire alla sua elezione. Ma come saprà, i miei gruppi parlamentari me lo hanno impedito, se l’avessimo fatto avremmo avuto anche problemi con la Lega, ma stia certo che alcuni dei nostri non faranno mancare il sostegno ». Parole che a quanto pare il capo dello Stato in pectore ascolta in silenzio. Le congratulazioni finali sono accompagnate da un accenno alle riforme, con la speranza del leader «che il cammino possa riprendere». Già, il patto del Nazareno, destinato a risorgere presto, come confida il consigliere Giovanni Toti in un dialogo con Mario Monti rubato nel fuorionda pubblicato dal sito Liberoquotidiano. it. I due scherzano sulle ultime tensioni. Monti: «Certo che quello che è successo non segna proprio il miglior momento per il Nazareno». E l’eurodeputato forzista: «Presidente, lei sa bene che il Nazareno risorge dopo pochi giorni, no?». Conclude l’ex premier: «Se non sbaglio avviene sempre di sabato…». I due ridono e si salutano, in questo sabato così particolare. In cui accadono cose strane. Ad esempio che la fedelissima del leader Maria Rosaria Rossi, seduta in un divanetto del Transatlantico, si lasci andare in uno sfogo contro i più autorevoli pontieri del patto con Renzi: Verdini e Letta. «Voi giornalisti vi siete preoccupati così tanto del cerchio magico e non tenevate conto dei disastri che stava facendo il duo tragico, cioè quelli che hanno trattato col premier». Attacco impensabile se non concordato, voluto dal capo. Del resto, nelle ultime 48 ore Berlusconi e Verdini non si sono più visti, né sentiti. «Hanno fallito, costringendomi ad accettare l’Italicum e poi trascinandoci in questo pasticcio sul Quirinale», attacca l’ex Cavaliere quando un drappello di parlamentari lo raggiunge ad Arcore in treno subito dopo la proclamazione. Vanno Ravetto, Santelli, Rizzetti, Prestigiacomo, tra gli altri, e lo trovano ancora su tutte le furie contro il premier, «se queste sono le nuove leve della politica, auguri ». Tentato dal «dare un calcio alle riforme, con quello non si possono fare patti». Ma appare più lo sfogo di un momento. Diverso il discorso per Angelino Alfano e la seconda delusione: «Si conferma inaffidabile». «Fidarsi di Ncd è garanzia di disastri» twitta da Roma Daniela Santanché.
Al neo presidente Mattarella è stato recapitato il telegramma di congratulazioni del leader forzista. Nel partito nel frattempo la battaglia interna si è già scatenata senza quartiere. Sono 105 le bianche ma i grandi elettori forzisti sono 142, i presenti 139. Una quarantina mancanti all’appello, nella migliore delle ipotesi, ma una trentina di bianche sono arrivate da Ncd e dalla maggioranza, fanno di conto alcuni dirigenti. Vorrebbe dire che tra i berlusconiani anche una cinquantina avrebbe disertato votando Mattarella. Uomini di Fitto e Verdini fanno notare come perfino Maria Rosaria Rossi è rimasta 15 secondi sotto il catafalco. «Io ho votato scheda bianca» si affretta a precisare lei. Riflettori puntati sulla quarantina di “fittiani”, il loro capocorrente stronca le insinuazioni: «Non abbiamo bisogno di operazioni sottobanco, invito a guardare i video, i miei passano velocemente dentro l’urna». Il pallottoliere lascia aperto il giallo.
La vera battaglia si apre da domani, nei gruppi. Fitto nell’ultima riunione di ieri coi suoi preannuncia che andrà «fino in fondo, anche alla guerra», se occorre. Berlusconi parla di «ripartenza» del partito, di direttorio, di nuovo responsabile dell’organizzazione, sarebbe la conferma del siluramento di Verdini. Tanti altri non credono però al ripulisti, troppi lacci lo tengono legato al senatore toscano, trait d’union con Renzi. L’ex Cavaliere soffre tutto il peso della sconfitta. Non solo. Tra domani e dopo è atteso il pronunciamento del Tribunale di sorveglianza sullo sconto ai servizi sociali che potrebbe consentirgli di liberarsene dall’8 marzo. Ma da domani si riapre anche il processo barese sulle escort.

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